Lo straordinario numero di sbarchi che in questi giorni ha messo in ginocchio non solo l’isola di Lampedusa ma tutto il sistema di accoglienza dei migranti è al centro del messaggio lanciato dal premier Giorgia Meloni al presidente della Commissione europea. E Ursula von der Leyen ha subito risposto: oggi sarà sull’isola siciliana insieme con la Meloni, già incontrata ieri a Roma. Del resto il premier nella sua lettera era stato molto chiaro nel ribadire che «l’immigrazione illegale di massa non può essere subita dall’Italia e dall’Europa come una fatalità alla quale rassegnarsi. Sono certa che la Commissione europea, sempre attentata al rispetto delle regole, condivida con l’Italia l’esigenza di difendere la legalità anche in tema di immigrazione». Nel frattempo, ieri pomeriggio c’è stata la prima retromarcia sul tema da parte della Francia. Infatti, il ministro degli Interni francese, Gerald Darmanin, ha avuto un colloquio telefonico sull’emergenza migranti a Lampedusa con il capo del Viminale, Matteo Piantedosi, e con l’omologo tedesco, Nancy Faeser. Al colloquio ha partecipato anche il commissario europeo agli Affari interni, Ylva Johansson, e la presidenza spagnola del Consiglio dell’Unione europea. Inoltre il primo ministro francese Elisabeth Borne ha annunciato in tv che il presidente francese Emmanuel Macron parlerà con Giorgia Meloni della questione dei migranti: «È giunto il momento della solidarietà con l’Italia ma anche della mobilitazione dell’Ue».
Netto su come fermare l’emergenza dilagante del fenomeno migratorio, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Credo che Francia e Germania inizino a comprendere la vastità del problema. Non è più una questione di migrazioni interne. Non è più una questione di “Dublino”, che ormai è superata e per questo non credo basti più l’Europa. Il tema delle migrazioni deve essere affrontato dalle Nazioni Unite. Ormai la polveriera Africa è esplosa, c’è bisogno di una cooperazione internazionale». Visti i massicci arrivi, anche la Germania è tornata indietro dopo aver lanciato, secondo un portavoce del governo tedesco, un «preciso segnale politico». Ieri, visti i massicci arrivi a Lampedusa, l’agenzia tedesca Dpaa ha segnalato una dichiarazione fatta venerdì sera in tv dal ministro dell’Interno tedesco, Nancy Faeser: «La Germania vuole continuare ad accogliere volontariamente migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà interrotto di recente. Le procedure di accoglienza volontaria erano state sospese perché l’Italia non ha mostrato alcuna volontà di riprendersi persone attraverso la procedura di Dublino». Queste norme stabiliscono che i richiedenti asilo debbano, salvo alcuni casi eccezionali, presentare la loro domanda nel primo paese dell’Ue in cui sono stati registrati. Chiunque tenti di farlo in un altro Stato può essere rispedito nel Paese di primo arrivo.
La Germania aveva inizialmente promesso di accogliere 3.500 richiedenti asilo provenienti da Paesi particolarmente in difficoltà ai confini meridionali dell’Europa. Finora, 1.700 persone in cerca di protezione sono state trasferite attraverso il cosiddetto meccanismo volontario di solidarietà europea in modo che possano completare la loro procedura di asilo in Germania. E se il ministro leghista per gli affari regionali Roberto Calderoli ha parlato di «un’invasione, pacifica ma invasione perché stiamo fronteggiando l’arrivo di 127.000 immigrati da inizio anno», il leader del Carroccio Matteo Salvini ha ipotizzato «di schierare la Marina Militare per fermare gli sbarchi di migranti».
Un atto sicuramente ostile nei confronti della Tunisia, Paese con cui a luglio è stato firmato un memorandum d’intesa, siglato da Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il premier olandese Mark Rutte e il presidente tunisino Kais Saied. L’intesa verte su cinque pilastri, ma proprio l’accordo sul contenimento dei flussi, che prevede 150 milioni di euro di sostegno al bilancio più 105 per la gestione delle frontiere, secondo l’Ue sarebbe fallito. Infatti non soltanto le partenze dalle coste non si fermano ma Tunisi mercoledì scorso ha scritto all’Ue per annunciare il divieto d’ingresso nel Paese a una delegazione di eurodeputati. Un gesto senza precedenti, fatto probabilmente proprio per sollecitare l’invio dei fondi.
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