Volete acqua e luce? Prendetevi i rom. Il ricatto di Orlando al rione di Palermo
Ansa
Il quartiere Pagliarielli rifiuta i nomadi, il sindaco Leoluca Orlando offre in cambio rete idrica e illuminazione. Che avrebbe dovuto fornire da un pezzo.

Povera patria, canta Franco Battiato, siciliano illustrissimo. Povera patria e povera Sicilia. Terra disperata, dove i diritti più elementari diventano gentili concessioni, anzi merce di scambio. Volete l’illuminazione pubblica? Volete l’allaccio alla rete idrica? Bene signori: generosamente, ve la concediamo. In cambio, però, dovete accettare che una famiglia rom si stabilisca nel quartiere. Un ricatto? Macché: per Repubblica trattasi di fulgido esempio di «mediazione sociale», quello che è successo negli ultimi giorni a Palermo, nel quartiere Pagliarelli, due chilometri e mezzo di distanza dal centro cittadino, in direzione Monreale, un milione di chilometri di distanza da una amministrazione della cosa pubblica degna di questo nome.

La storia inizia lo scorso 18 luglio, quando il campo rom della Favorita viene sequestrato dal Tribunale di Palermo. Per i giudici, le venti famiglie che popolano il campo si trovano in gravi condizioni di sicurezza: rifiuti ovunque, cavi elettrici scoperti con rischi di «folgorazione», degrado inaccettabile. Il sequestro comporta lo sgombero di questi nomadi: devono andare via, ma ci vogliono sistemazioni alternative e «progressiste», all’altezza della fama di paladino dei diritti dei più deboli del sindaco, Leoluca Orlando.

Due delle famiglie rom sgomberate dal campo della Favorita vengono così indirizzata verso il quartiere Pagliarelli: ai nomadi viene assegnata una delle due villette confiscate ai clan mafiosi che si trovano alla fine di via Felice Emma, periferia della periferia della periferia: una strada che non ha neanche l’illuminazione pubblica e gli allacci all’acquedotto. La villetta è bella e comoda: è composta da due corpi di fabbrica, con ampio giardino (fontana inclusa) e posto auto. La decisione della giunta comunale guidata dall’Orlando premuroso (verso i rom) suscita polemiche roventi. Gli abitanti di via (in)Felice Emma manifestano contrarietà e lo scorso 9 agosto danno vita anche a un blocco stradale. I rom, in quella villetta, non li vogliono, per due motivi. Il primo: temono per la sicurezza. Il secondo: ci sono centinaia di famiglie palermitane senzatetto che attendono che venga loro assegnato un alloggio, perché prima i rom? Perché questa corsia preferenziale? L’Orlando generoso (con i rom) si trova a fronteggiare una vera e propria rivolta popolare, ma non demorde e apre una trattativa con le famiglie di via Emma, affidata alle doti diplomatiche di Giuseppe Mattina, assessore alla Cittadinanza solidale (delega alquanto originale, che suona assai progressista).

L’assessore Mattina si mette all’opera, incontra varie volte i residenti di via Emma, e alla fine, l’altra sera, nel corso dell’ultima affollata riunione, tira fuori dal cilindro la «mediazione sociale». Innanzitutto, la villetta bifamiliare verrà assegnata per metà a una famiglia rom e per l’altra metà a una famiglia palermitana inserita nella graduatoria dell’emergenza abitativa. L’altra villetta verrà trasformata in un parco urbano a disposizione del quartiere. L’Orlando misericordioso, però, è in vena di elargizioni e attraverso l’assessore Mattina fa ai residenti del quartiere la classica «proposta che non si può rifiutare»: in cambio dello stop alle proteste, il Comune farà arrivare in via Emma l’illuminazione pubblica e addirittura l’allacciamento alla rete dell’Amap, l’azienda municipalizzata acquedotto di Palermo.

Acqua e luce, dunque, finalmente (almeno sulla carta) raggiungeranno questo quartiere, dopo decenni e decenni di buio e siccità, ma solo e soltanto se accompagnati dalla famiglia rom. La popolazione, a quel punto, accetta e firma l’accordo. Anche i più riottosi capitolano di fronte al sogno di aprire il rubinetto e vedere sgorgare l’acqua corrente, di rincasare senza essere costretti a illuminare la strada con i telefoni cellulari. Acqua e luce, mica impianti sportivi, biblioteche, scuole, teatri. Acqua e luce in cambio del «sì». Ieri, poche ore dopo il «patto dell’acqua», i residenti di via (in)Felice Emma si confrontano su Facebook. «Scusate», scrive Vincenzo, «alcune proposte non sono negoziabili, sono dei diritti che spettano a tutti (acqua luce e sottopassi accessibili e puliti), perché finora l’amministrazione comunale non ha mai provveduto a farle». «La controproposta», commenta Cino Dario, «non è male, ma ricordiamoci quanto detto dall’arcivescovo Corrado Lorefice: nella città degli uomini i servizi sono diritti, non concessioni». «Povera patria», canta Battiato, «schiacciata dagli abusi del potere».

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