Dazi, Trump: «Tratto con chi lo ha chiesto». Ma la Cina verso una stangata al 104%
Il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba (Ansa)
Una cinquantina di Paesi propongono negoziati al tycoon. Telefonata col premier giapponese, che volerà a Washington. Il Vietnam offre l’azzeramento delle proprie barriere, ma non basta. Nuove minacce a Pechino.

Nei film di Hollywood quando la situazione si fa critica spunta sempre un bicchiere di whisky. E un regista ombra, quasi un deus ex machina. Questa parte viene assegnata nel gossip diplomatico a Giorgia Meloni che ha convinto Ursula von der Leyen a fare un passo in avanti verso una trattativa con Trump il quale annuncia un altro dazio del 50% alla Cina dal 9 aprile perché Pechino ha osato sfidarlo, mentre si dice pronto a trattare «immediatamente» con chi glielo ha chiesto. L’Ue non è uno dei 50 Paesi che da alcuni giorni tempestano la segreteria di Stato americana per aprire un confronto sui dazi, ma certo ieri i toni del presidente della Commissione sono sembrati più moderati. Ursula von der Leyen, che domenica aveva ripetuto di essere pronta a reagire con fermezza, ci ha tenuto a precisare: «Siamo pronti a negoziare: abbiamo offerto tariffe zero per zero per i beni industriali, come abbiamo fatto con successo con molti altri partner commerciali, perché l’Europa è sempre pronta per un buon affare. Noi siamo aperti al negoziato, ma abbiamo anche molte misure anti coercizione pronte».

In questo c’è sicuramente un’opera di moral suasion portata avanti da Giorgia Meloni e appoggiata da Keir Starmer, il premier inglese. Tant’è che il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha fatto sapere che l’Ue ha proposto un regime di dazi zero reciproco su auto e i beni industriali, proposta al momento respinta a Washington, ma precisa che la Commissione è pronta a lavorare con la Casa Bianca per un primo mercato libero transatlantico di auto, industria e prodotti farmaceutici, acciaio e alluminio, legname e semiconduttori. Già il 19 marzo con Washington si è parlato anche di plastica, chimica e macchinari: «Siamo pronti a negoziare non appena gli Usa lo vorranno» sottolinea il commissario per il Commercio. Che però aggiunge che vanno avanti trattative in parallelo con la Norvegia e soprattutto con la Cina condotte dalla Von der Leyen anche per mettere pressione a Washington: «Dobbiamo riprendere a impegnarci con la Repubblica popolare cinese» è il credo di Bruxelles.

Donald Trump è però deciso a continuare a stringere sui dazi. Nonostante anche ieri le Borse abbiano subito pesanti perdite – Milano è andata sotto di un ulteriore 5,1%, Parigi del 4,7, Francoforte del 4, con le asiatiche penalizzate dal meno 13 di Hong Kong e con Wall Street in apertura sotto il 3,8% – il presidente americano si è rivolto direttamente al Paese affermando: «Vinceremo. Colloqui immediati con tutti quelli che ci hanno chiesto di trattare, ma non con la Cina. La Cina ha aumentato i suoi dazi agli Stati Uniti del 34% senza prendere in considerazione il mio avvertimento ai Paesi approfittatori di non reagire». Così dal 9 aprile potrebbe scattare un dazio aggiuntivo del 50% su Pechino, da sommare al dazio al 54% già deliberato.

La Trumpnomics poggia su una certezza: tutto andrà per il meglio. Il presidente lo ha scritto su Truth il suo social: «Niente panico, non siate deboli e stupidi, gli Usa hanno la possibilità di fare qualcosa che avrebbe dovuto essere fatto decenni fa. Maltrattati da tempo, stiamo incassando miliardi di dollari a settimana dai Paesi approfittatori con i dazi già in vigore. I prezzi del petrolio sono in calo, i tassi di interesse sono in calo (la lenta Fed dovrebbe tagliare i tassi!), i prezzi dei prodotti alimentari sono in calo e non c’è inflazione». I dazi intanto infiammano di nuovo i rapporti con Elon Musk. Nei giorni scorsi aveva parlato di una zona di «zero dazi in futuro tra Usa e Ue», ieri ha rilanciato sul suo X un video di Milton Friedman in cui il Nobel per l’economia illustra la forza del libero mercato. Peter Navarro, primo consigliere di Trump per il Commercio, ha ribadito: «Musk non costruisce nulla, le auto le mette solo insieme». Del resto se come sembra dal Giappone al Vietnam 50 Paesi sono in fila per trattare e nonostante le big-tech abbiano chiesto a Trump di ripensarci la posizione del presidente è inamovibile. Ieri il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba ha annunciato un suo prossimo viaggio negli Stati Uniti dopo aver sentito al telefono Trump. «Il presidente Trump ha presentato una visione onesta dell’attuale situazione degli Stati Uniti nellì’conomia internazionale. Sulla base dello scambio di oggi entrambe le parti hanno deciso di designare membri del governo affinché si incarichino di continuare le discussioni», ha fatto sapere il capo del governo di Tokyo. D’altra parte il Vietnam si è detto pronto a negoziare l’azzeramento dei dazi sull’importazione di prodotti americani: una proposta che «non significa nulla», ha detto però Navarro, che ha puntato il dito contro le «pratiche sleali non tariffarie» del Paese asiatico: «Quando vengono da noi dicendo “andiamo a zero dazi”, non ha valore: ciò che conta è l’elusione commerciale e il dumping nascosto».

E spunta un video datato 1988 dell’Oprah Winfrey Show in cui l’allora solo miliardario diceva: «Il Kuwait vive come un re mentre gli Stati Uniti facilitano il commercio di petrolio per loro, il Giappone ha causato agli Usa la perdita di 200 milioni di dollari, questo non è libero scambio. Qualcosa accadrà nei prossimi anni». Quasi una profezia.

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