Produzione a singhiozzo, cassa integrazione a raffica e delocalizzazione verso i Paesi che offrono la maggior quantità di incentivi statali. Il matrimonio franco-italiano che ha di fatto portato la prima azienda del Paese in terra francese non sembra essere stato un buon affare per le tasche degli italiani e soprattutto per gli operai che lavorano per Stellantis. Eppure, i vertici aziendali del colosso frutto dell’unione tra Fca e Psa ogni anno macinano stipendi a sei zeri.
Ieri, sono infatti stati resi pubblici gli stipendi dell’ad Carlos Tavares, del presidente John Elkann, l’uomo che ha spinto per l’unione con l’ex gruppo Peugeot-Citroen e di Andrea Agnelli, ex presidente della Juventus e nel CdA di Stellantis (dal quale ha rassegnato le dimissioni dopo le indagini che hanno coinvolto il club bianconero).
Tanto per cominciare bisogna ricordare che il gruppo Stellantis naviga in acque molto favorevoli con un 2023 che si è chiuso con un utile 18,6 miliardi di euro (in aumento dell’11% rispetto ai 16,8 miliardi del 2022), valori che non sono bastati a portare investimenti e produzione in Italia. Con le fabbriche di Mirafiori e Pomigliano d’Arco che procedono a singhiozzo e con il polo del lusso di Grugliasco venduto con un annuncio sui portali immobiliari, manco si trattasse di un bilocale in periferia.
Insomma, per l’Italia il gruppo guidato da Tavares ha fatto ben poco, oltre a chiedere nuovi sussidi e minacciare la chiusura degli stabilimenti, ma il Cda si è messo in tasca cifra da capogiro. Basti pensare che complessivamente, ai membri del Cda di Stellantis sono andati oltre 43 milioni di euro (in crescita rispetto ai 31,1 milioni dell’anno precedente).
In cima alla lista dei più pagati c’è l’ad Carlos Tavares. Il numero uno del gruppo nel 2023 ha messo a segno una remunerazione complessiva di 36,4 milioni di euro (23,4 complessivi nel 2022). La cifra appare così composta: 2 milioni come stipendio base (la stessa cifra del 2022), 634.000 euro come fringe benefits, 5,8 milioni come incentivo a breve termine (erano 7,5 milioni nel 2022), 26,1 milioni come incentivo a lungo termine (11,5 milioni due anni fa) e 1,9 milioni per il piano pensionistico (cifra in lieve calo rispetto ai 2,3 milioni nel 2022).
Non se la passa male nemmeno John Elkann, anche se Tavares lo stacca di diverse lunghezze. Elkann, presidente di Stellantis e numero uno di Exor (la holding olandese della famiglia Agnelli-Elkann azionista di maggioranza di Stellantis con il 14,4%, ma anche della Juventus e di Ferrari). Il manager nel 2023 ha ricevuto compensi complessivi per 4,8 milioni di euro (in calo rispetto ai 5,8 milioni del 2022).
La retribuzione del manager che in molti chiamano anche Jaki è così ripartita. Ci sono 924.000 euro come stipendio base (in lieve calo rispetto ai 951.000 euro del 2022), 684.000 euro di fringe benefits (erano 1,1 milioni di euro nel 2022) e 3,2 milioni come incentivo a lungo termine (3,77 milioni nel 2022). Va detto che lo stipendio di John Elkann prevede una quota fissa pari al 33% e una variabile pari al 67% (contro il 35% e il 65% nel 2022). Il totale, per l’esercizio dell’anno scorso, è arrivato a 4,85 milioni di euro. Negli ultimi cinque anni, alla presidenza di Fca prima e di Stellantis poi, Elkann ha ricevuto compensi per quasi 32,5 milioni di euro.
All’interno del Cda di Stellantis c’è stato nel 2023 anche Andrea Agnelli, ex presidente della Juventus e nel cda di Stellantis fino alle sue dimissioni da lui rassegnate in seguito alle indagini che hanno coinvolto la squadra di calcio piemontese. In totale il manager ha ricevuto 62.000 euro complessivi per quanto riguarda l’esercizio 2023. Nel suo caso la retribuzione appare in netta diminuzione rispetto al 2022.
Agnelli ha percepito 60.000 euro come compenso base (erano ben 210.000 euro nel 2022) e 2.600 euro come fringe benefits (anche in questo caso meno rispetto ai 13.000 euro del 2022). Dal 2016, all’ormai ex presidente della Juventus, tra Fca e Stellantis sono andati compensi complessivi che toccano quasi gli 1,3 milioni di euro, niente a che vedere con i denari ricevuti da John Elkann e Carlos Tavares.
Insomma, che ci sia qualcosa che non quadra nel trattamento che Stellantis ha riservato all’Italia se n’è accorto anche il governo. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ieri al palco del Forum in Masseria – Winter Edition, organizzato da Bruno Vespa alle Terme di Saturnia ha voluto precisare che gli incentivi statali vanno alle aziende che producono all’interno dei confini nazionali. «Ci hanno annunciato che erano disponibili a cambiare i loro progetti per produrre un milione di auto in Italia, se è così continuiamo su questa strada, altrimenti le risorse andranno a chi produce nel nostro Paese e intende realizzare nuovi impianti in Italia», ha ribadito il ministro. Il piano di Stellantis, ha continuato, «fu fatto quattro anni fa, è chiaro che bisognava intervenire allora, ora che siamo al governo stiamo cercando di realizzare un cambio di rotta, anche se cambiare piani internazionali con investimenti programmati negli anni non è così semplice».
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