Le alleanze di Trump vacillano
Il raid in Siria complica la partita geopolitica del tycoon, con i suoi i partner ai ferri corti. Sull’Iran, il presidente mira al disimpegno militare ma ogni scenario resta aperto.
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Il raid in Siria complica la partita geopolitica del tycoon, con i suoi i partner ai ferri corti. Sull’Iran, il presidente mira al disimpegno militare ma ogni scenario resta aperto.
Secondo il Financial Times, Teheran valuta attacchi contro asset militari americani in Bulgaria e a Cipro se Washington dovesse intensificare il conflitto. Crosetto: «Nulla è precluso». La Nato: «Pronti ad affrontare qualsiasi minaccia».
Iran e Hormuz pesano su Trump, mentre le elezioni di midterm e lo scontro culturale raccontano un’America sempre più divisa.
Il presidente Usa pubblica una mappa dello Stretto con la scritta «Nuovo territorio degli Stati Uniti». Teheran minaccia di reagire e accusa Israele di ostacolare l’accordo con Washington. Erdogan intanto invita Trump a proseguire il dialogo.
L’Iran alza il livello dello scontro e offre 30.000 dollari per catturare o uccidere militari americani. Intanto Israele colpisce Hezbollah in Libano: 11 morti. Al Cairo nuovi colloqui su Gaza con Hamas, Kushner e Blair.
Il presidente americano rilancia sullo Stretto strategico: «Lo dichiareremo territorio degli Stati Uniti». Dura replica iraniana, mentre una nave emiratina viene attaccata a Hormuz e i negoziati restano in bilico.
Ennesima sfida dei pasdaran, mentre il tycoon ribadisce di avere «il controllo» dello Stretto di Hormuz. I missili degli Huthi bersagliano ancora il porto di Mocha.
Il presidente Usa parla di una possibile minaccia durante il viaggio nel Regno Unito: «Gli Stati Uniti hanno il controllo totale di Hormuz».
Un elicottero Usa ha sparato a un’imbarcazione panamense che ha cercato di forzare il blocco di Hormuz. Missili del gruppo armato lanciati verso un vascello yemenita a Bab El Mandeb. Commerci in ginocchio.
Per il giornalista di «Axios», Ravid, le affermazioni di Netanyahu contro l’accordo sono di facciata, per tenere a badal’ala destra in vista delle elezioni alla Knesset. Pezeshkian: «Ho parlato sette ore con Khamenei».
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