- Dopo l’attentato che ha ucciso Alessandro Parini, rivendicato dalla jihad islamica, il rais detta la linea al mondo musulmano.
- La polizia morale ha promosso l’installazione di telecamere in edifici pubblici e strade.
Lo speciale contiene due articoli.
Massima allerta in Israele dopo l’attentato terroristico di venerdì sera a Tel Aviv dove ha perso la vita l’avvocato romano Alessandro Parini. Il trentacinquenne giurista era arrivato in Israele con un gruppo di amici venerdì mattina e intorno alle 21 si trovava nel parco Charles Core che costeggia il mare, insieme a tanti turisti, famiglie, coppie che passeggiavano la sera del Venerdì Santo.
All’improvviso un’automobile lanciata a forte velocità ha investito la folla prima di perdere il controllo e di ribaltarsi. Alla guida c’era Yousef Abu Jaber, 44 anni, araboisraeliano di Kafr Qasem, a nord est di Tel Aviv, che, una volta uscito dall’auto, ha iniziato a sparare prima di essere ucciso dalla polizia. In passato era stato arrestato per una rissa (nel 2017) e aveva gestito un negozio di giocattoli nella città araba di Kfar Kassem (a nord-est di Tel Aviv) ma da due anni era addetto, assieme alla moglie, alle pulizie in un liceo vicino a Tel Aviv.
Ieri, al sito web israeliano Ynet, suo fratello Omar ha detto che «per quattro giorni e per quattro notti Yousef non aveva dormito. Può darsi che si sia addormentato e abbia perso il controllo dell’automobile». Ma la polizia israeliana sia lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, «stanno trattando il caso come un attacco terroristico». E l’attentato è stato rivendicato dalla Jihad islamica, un gruppo terroristico che opera nella Striscia di Gaza (al pari di Hamas) e nel suo comunicato di rivendicazione scrive che «l’operazione eroica è una risposta naturale e legittima ai crimini dell’occupazione contro il popolo palestinese». Dopo che si è sparsa la notizia dell’attacco, i terroristi della Jihad Islamica sono corsi in piazza a festeggiare e hanno distribuito dolciumi per le strade in segno di gioia.
I terroristi di Hamas, nemici/amici della Jihad islamica, hanno espresso la loro soddisfazione per «l’operazione di alto livello nel cuore dell’entità sionista a Tel Aviv che dimostra il livello raggiunto dalla resistenza dei giovani per colpire gli occupanti». Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha precisato che Parini e i turisti italiani rimasti feriti – tra i quali Roberto Niccolai– facevano parte di due gruppi diversi. La salma di Parini «dovrebbe rientrare nei prossimi giorni in Italia. Stiamo seguendo, attraverso l’unità di crisi della Farnesina e la nostra ambasciata a Tel Aviv, tutte le procedure necessarie, in stretto collegamento con le autorità israeliane», ha affermato Tajani a SkyTg24.
Poi il vicepremier e ministro degli Esteri, in un’intervista a Rainews 24, ha detto che «non deve essere messa a rischio la sopravvivenza di Israele ed è inaccettabile l’obiettivo di cancellare Israele dalla carta geografica. Fino a quando Hamas continuerà a soffiare sul fuoco, c’è il rischio di un’impennata e bisogna lavorare affinché ciò non accada e fare di tutto perché la situazione sia meno tesa». La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per l’attentato terroristico.
I pm del gruppo antiterrorismo della Capitale, coordinati dall’aggiunto Michele Prestipino, hanno ricevuto una prima informativa dai Ros e dalla Digos: si procede per omicidio, attentato con finalità di terrorismo e lesioni. Giorgia Meloni esprime «profondo cordoglio per la morte di un nostro connazionale, Alessandro Parini, nell’attentato terroristico avvenuto a Tel Aviv. «Il presidente Meloni», si legge in un comunicato di Palazzo Chigi, «esprime vicinanza alla famiglia della vittima, ai feriti, e solidarietà allo Stato di Israele per il vile attentato che lo ha colpito. Meloni e il governo sono in contatto con le autorità israeliane per seguire gli aggiornamenti e l’eventuale coinvolgimento nell’attacco di altri cittadini italiani». Anche il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha emesso la sua condanna con il vice portavoce principale Vedant Patel che ha affermato che «gli Stati Uniti stanno dalla parte del governo e del popolo di Israele».
Dopo aver colpito a Gaza e in Libano, il richiamo dei riservisti e il rafforzamento delle truppe nei Territori, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in difficoltà su più fronti, invia un chiaro messaggio ad Hamas, Hezbollah e all’Iran, loro protettore e finanziatore. A proposito di Iran, i media turchi riferiscono che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto al telefono al suo omologo iraniano Ebrahim Raisi che «il mondo islamico dovrebbe essere unito contro gli attacchi di Israele in Palestina». Mentre il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen ha detto al suo omologo turco Mevlut Cavusoglu che «l’esercito israeliano risponderà a qualsiasi tentativo di terrorizzare i civili».
Diversi politici arabi in Israele hanno condannato l’attacco: il presidente del partito Ra’am, Mansour Abbas, ha affermato che «questo non è il modo della società araba e dei cittadini arabi in Israele», aggiungendo che la leadership araba, guidata da Ra’am e dal movimento islamico «non accetterà in alcun modo l’uso della violenza contro qualsiasi cittadino senza distinzione di religione, razza o nazionalità».
Infine, ieri sono continuate le proteste per la riforma giudiziaria nonostante gli attacchi terroristici e la minaccia alla sicurezza nazionale, mentre tanti lumini e mazzi di fiori sono stati posti accanto alla fotografia di Alessandro Parini. Sotto l’immagine c’è una scritta in inglese e in ebraico che dice: «Il giovane popolo di Israele abbraccia il giovane popolo di Italia».
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