- Il sindaco di Bologna giura che la manifestazione non è di parte: «È aperta a tutte le forze politiche». E assicura: «Niente costi per il Comune, ho trovato alcuni sostenitori». Il centrodestra: «Verificheremo».
- Interrogazione di Fratelli d’Italia sul contributo elettorale elargito alla dem dall’ad di un’azienda che gestiva le strade di Firenze. Il contratto (in proroga) fu riconfermato.
Lo speciale contiene due articoli.
Il sequel del Serra Pride, la manifestazione romana pro Europa del 15 marzo, è atteso a Bologna domenica prossima. Dopo lo scandalo dei soldi pubblici spesi dalla Capitale per il precedente raduno, il sindaco felsineo, Matteo Lepore, aveva inizialmente glissato su eventuali finanziamenti da parte del suo Comune. La piazza, sosteneva, non avrà colore politico, lasciando intendere che l’europeismo non abbia connotazione ideologica. Ieri, invece, ha precisato che si tratterà di un’iniziativa «senza costi» per le casse comunali, perché sono stati trovati «dei sostenitori». Per il momento, però, non è stato specificato di chi si tratti.
D’altra parte, l’Unione europea ci pensa già da sola a farsi pubblicità coi nostri soldi, quando tappezza di cartelloni le nostre città per pubblicizzare i suoi progetti (l’Italia, giova ricordarlo, dà all’Ue più soldi di quanti ne riceva). La piazza bolognese, che fa seguito a quella convocata da Michele Serra sulle pagine di Repubblica, arriva per iniziativa non solo del primo cittadino di Bologna, ma anche di quello di Firenze, Sara Funaro. Un momento di sano protagonismo: non potendo essere a Piazza del Popolo lo scorso 15 marzo, per via delle alluvioni che hanno colpito entrambi i territori, i due hanno pensato di riproporre l’evento in una delle loro città.
L’edizione locale di Repubblica, a tal proposito, dà conto della schiera di personaggi pronti a sventolare la bandiera blu stellata: «Comici, professori universitari, studentesse, imprenditori, sindaci, artisti, attori». Ce n’è per tutti i gusti. Il raduno comincerà con il filmato dell’intervento di Serra a Roma, il quale cercherà comunque di non mancare anche in Piazza Nettuno, a Bologna. Romano Prodi, dopo la tirata di capelli a Lavinia Orefici, tornerà a decantare il suo europeismo inviando un video di saluto. Poi sarà la volta dei sindaci: sono 55, secondo Repubblica, quelli che al momento hanno aderito. Tra questi anche il primo cittadino di Napoli e presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi.
L’ordine di apparizione è stato coordinato dallo scrittore e autore Federico Taddia. Ci saranno i giornalisti Gad Lerner e Francesca Mannocchi, il comico toscano Paolo Hendel e il bolognese Alessandro Bergonzoni. Tra i nomi del cinema, figurano Giorgio Diritti, regista de L’uomo che verrà, Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, e Francesca Andreoli, produttrice di Vermiglio. Presente anche Maria Letizia Martorana, voce dei giovani del Movimento federalista europeo, mentre la tromba di Paolo Fresu intonerà l’Inno alla gioia, inno ufficiale dell’Ue.
Sul palco saliranno anche Paola Marani, vicepresidente delle Cucine Popolari, gli scrittori Marco Malvaldi e Alessandra Sarchi, il professore di Diritto europeo all’Università di Bologna, Pietro Manzini, una docente di fisica dello stesso ateneo, Beatrice Fraboni, due studentesse dell’Unibo e Victoria Karam, che parlerà di diritto alla cittadinanza in vista del referendum. A continuare la serie «Piazza senza colori politici», ci sarà anche Jacopo Bencini dell’Italian Climate Network, che, scrive Repubblica, è «uno degli italiani più esperti e meglio inseriti nei meccanismi negoziali delle Conferenze sul Clima». Sempre in nome della neutralità politica, aderiscono all’evento anche sindacati e associazioni come le Acli, la Cgil, la Legacoop e la Cisl. Presente, infine, anche Danila Mongardi, imprenditrice agricola che produce vino sulle colline di Marzabotto. Da capire se parlerà in quanto imprenditrice o per la località di provenienza, dove nel 1944 è stata perpetrata una delle peggiori stragi naziste: nel caso, sarebbe utile ricordare che il riarmo della Germania sta avvenendo, oggi, con il consenso dell’Ue.
A fronte di un simile programma, Matteo Lepore ha avuto il coraggio di ribadire, ieri in Consiglio comunale, che «non sarà una piazza di partito ma di un’istituzione come il Comune di Bologna». «La piazza di una città europea, aperta, solidale, che si batte per i diritti umani. Questa è politica con la P maiuscola, la politica delle istituzioni e non di parte», ha aggiunto, invitando «tutte le forze politiche a esserci e a lasciare stare polemiche» strumentali. Non è riuscito, però, a convincere il centrodestra. Il capogruppo di Fdi, Francesca Scarano, ha rimarcato come la piazza sia evidentemente di parte e ha sottolineato la «totale assenza di trasparenza», chiedendo maggiori informazioni sui costi e sui menzionati finanziamenti ricevuti per la manifestazione.
Stessa domanda posta dal capogruppo della Lega, Matteo Di Benedetto, il quale ha anche minacciato, qualora venissero usati fondi pubblici, di presentare un esposto alla Corte dei Conti. Il sindaco Lepore «torni a occuparsi di una Bologna paralizzata e insicura, sempre più allo sbando, invece di adoperarsi per proiettarsi su altri palchi», ha detto il leghista. Concetti ribaditi ai piani più alti anche dal senatore Marco Lisei e dal capogruppo in regione Marta Evangelisti, entrambi Fdi. «Verificheremo tutto e ci riserviamo ogni azione necessaria presso le autorità giudiziarie per la tutela degli interessi della collettività», ha annunciato il primo.
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