Sarà pure sgradevole da rimarcare, ma lo avevamo detto. Lo avevamo scritto e riscritto. Avevamo messo in guardia. E puntualmente si è verificato ciò che avevamo previsto. Non che ci volessero particolari doti divinatorie o che occorresse tanta intelligenza per arrivarci: era scritto, era ovvio, nemmeno ci stupisce. Giorgia Meloni è stata sottoposta all’ennesimo esame del Dna, condotto da Fanpage con metodi vagamente discutibili e vidimato dal consueto circolino di saccenti sinistrorsi. Per l’ennesima volta ha dovuto rendere conto della propria storia, è stata costretta a prendere le distanze da qualcosa che nemmeno le appartiene (e da tempo). Lo ha fatto con un messaggio molto chiaro, che più diretto non si poteva. Però non è abbastanza, non ancora. Non è abbastanza ruggire contro antisemiti e razzisti. Non è abbastanza tagliare le radici. Non è abbastanza, non ancora.
Marcello Sorgi, sulla Stampa, si è fatto scappare un lievissimo cenno di approvazione per la dura lettera che Giorgia ha inviato ai suoi militanti. Ma un secondo dopo è partito alla carica. «C’è però un aspetto dell’impostazione di Meloni che rischia di indebolire il punto fermo messo ieri nei confronti del fascismo, del nazismo, del razzismo e dell’antisemitismo», ha scritto. «Pur avendo rinunciato, come invece aveva fatto nei giorni scorsi, a presentare con intenti eversivi l’inchiesta da cui il caso è partito […], Meloni non abbandona del tutto la tesi che la rappresentazione di Fratelli d’Italia e della sua organizzazione giovanile dannosa per l’immagine del partito che ha tuttavia la guida del governo e del Paese sia dovuta alla sottile regia degli avversari della destra conservatrice, che riescono a imporne una sorta di caricatura a tinte fosche e piena di tratti negativi».
Ah, interessante. Dunque la Meloni sbaglia a pensare che ci siano avversari politici disposti a tutto pur di infangarla. Sbaglia a pensare che alcuni giornali – i quali mai una volta si sono dedicati con altrettanta perizia e altrettanta scorrettezza a colpire la sinistra – vogliano fare di tutto per affondarla.
«Semplicemente tutto ciò non è vero», dice Sorgi. Il quale giunge al prevedibilissimo punto: «È come se la premier avesse fatto due passi avanti e uno indietro. I guai di Fratelli d’Italia – occorrerebbe avere il coraggio di ammetterlo, e la premier compirebbe un grande passo avanti se fosse davvero in grado di farlo – il partito se li è procurati da solo. Magari perché non era pronto alla grande responsabilità che gli è piovuta sul capo. Oppure, e sarebbe peggio, perché ha ritenuto di poter ancora vivere nell’equivoco, nell’ambiguità, anche perché in questo modo non avrebbe rischiato di perdere i consensi delle frange più estreme della destra italiana».
Tutto chiaro. Giorgia Meloni ha condannato il fascismo, lo ha ricondannato ricordando Giacomo Matteotti, lo ha ri-ricondannato ora fustigando i suoi militanti, ma ancora non basta. Non è sufficiente che Fdi sia tra i partiti più filo israeliani e dunque non sospettabile di antisemitismo. Non è sufficiente che vengano di fatto posti dietro un cordone sanitario tutti i militanti e simpatizzanti in odore di estremismo. No, a Sorgi ancora non basta.
Per risultare presentabile, la destra deve fare ancora una cosa. Deve compiere «uno sforzo decisivo e finale». Deve cioè decidersi ad ammettere «che il male della destra italiana viene dalle proprie viscere; non dalla sinistra (ad ognuno i suoi problemi) e neppure dai giornali».
Meraviglioso: la destra, per essere finalmente sdoganata, dovrebbe affermare di covare il male al proprio interno, cioè di essere essa stessa il male. La leader di Fdi dovrebbe dichiarare che il suo partito non era pronto, dovrebbe finalmente confessare di essere una incapace, una inabile al governo, una che viene dallo schifo e nello schifo è destinata a restare.
Questa, in sintesi è la richiesta: i destrorsi devono riconoscere la propria inferiorità antropologica e solo allora saranno accettati. Il problema è che se ammetti di fare schifo, di essere un errore della storia, beh, ti stai di fatto condannando alla disfatta, ammetti di meritare la dissoluzione. Dopo tutto, giova ripeterlo ancora una volta, questo è ciò che vogliono i progressisti: la distruzione della destra. Poiché non sono capaci di ottenerla con le loro forze o con l’appoggio degli elettori, pretendono che sia la destra medesima a suicidarsi risolvendo il problema. Un piano niente male, complimenti.
Va detto che, se non altro Sorgi riconosce alla Meloni di aver compiuto un passo rilevante. Non giudica il gesto sufficiente, ma ne ammette almeno l’esistenza. A Repubblica, invece, hanno scelto semplicemente di fare finta di nulla. La notizia del messaggio di Giorgia è stata tenuta ben lontana dalla prima pagina, e soprattutto è stata riportata con un titolo allucinante: «Meloni assolve Fratelli d’Italia».
Memorabile: il presidente del Consiglio bastona i suoi seguaci, grida contro antisemiti e razzisti, ma per gli autorevoli colleghi progressisti tutto ciò corrisponde a una «assoluzione». In pratica, è la tesi di Sorgi, solo un filo più estrema: la destra deve riconoscere di essere essa stessa il male.
Dunque lo ripetiamo un’ultima volta, e poi più. Statene certi: non basterà mai. Non ci sarà concessione sufficiente, non ci sarà professione di antifascismo adeguata, non ci sarà autodafé accettabile. Preso il dito e poi il braccio vorranno le spalle, e il petto, e il cuore e le viscere e tutto il resto. La sinistra più intollerante, discriminatoria, spocchiosa e razzista d’Europa non smetterà mai di guardare dall’alto in basso gli avversari. Qualunque avversario. Ed è inutile fare le corse per imbellettarsi, per rendersi potabili nei salottini.
È inutile smettere di occuparsi dei temi considerati sgradevoli, è inutile abbassare i toni e sorridere molto. Quelli vogliono il sangue, fino all’ultima goccia. Non si accontentano che la destra si cosparga il capo di cenere: vogliono direttamente che si incenerisca. Possibilmente con le sue mani.
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