Al referendum il Pd arriva in ordine sparso
Elly Schlein (Ansa)

Il blocco dei riformisti ancora contro il segretario. Dagli esteri agli interni, il Pd è diviso su tutto.

Pochissimi giorni al voto e il segretario dem Elly Schlein alza il livello dello scontro. «Meloni vuole confondere gli italiani». L’accusa. Il presidente del consiglio viene definita «pavida» per aver detto che andrà a votare non ritirando le schede. Eppure anche Sergio Mattarella nel 1999 disse che era nelle facoltà degli elettori non recarsi al voto in caso di referendum abrogativo. «Ogni elettore può decidere cosa fare, votare o non votare, votare sì, votare no». Lo stesso disse Giorgio Napolitano: «Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo per esprimersi sulla inconsistenza dell’iniziativa referendaria». Insomma c’è poco da agitarsi soprattutto perché a Schlein converrebbe prima di tutto guardarsi in casa.

Come voterà il presidente del partito, Stefano Bonaccini? «Preferisce non parlarne» commenta il già leader dei riformisti. Lui non ne parla ma la posizione dei riformisti è chiara. Il jobs act non si rinnega. Michele de Pascale: «Voterò due no e tre sì», intesi come cittadinanza, Jobs act e responsabilità negli appalti, dice il governatore dell’Emilia-Romagna, erede di Bonaccini. Gli ex ministri Lorenzo Guerini e Marianna Madia sono della stessa linea, così come i parlamentari Filippo Sensi, Lia Quartapelle e gli eurodeputati Pina Picierno e Giorgio Gori. Voteranno tutti due si e basta su cittadinanza e infortuni sul lavoro, mentre non ritireranno le 3 schede restanti. È Graziano Delrio, anche lui ex ministro, precisa solo due si «perché il resto non c’entra niente con il precariato», dice. Lo stesso per Alessandro Alfieri. «Ho sempre affermato che questi interventi sarebbe stato meglio farli in Parlamento. Ma ora è un dovere andare a votare e ognuno potrà farlo secondo coscienza».

Insomma il Pd non si mostra unito su niente, dalla politica estera a quella interna, mentre Schlein continua a guardare al campo largo. Eppure anche gli alleati vanno in ordine sparso. Il Movimento 5 stelle è per i 5 si, ma non si espone troppo. La strategia è quella di non mettere la faccia su una quasi certa sconfitta. Azione, sempre più lontana dalle posizioni del Pd, ha dichiarato che inviterà a votare solo per un si, quello sul quesito della cittadinanza. Matteo Renzi, il padrino del Jobs act, ha invitato gli elettori di Italia viva a votare sì sulla cittadinanza e chiaramente no sulla parte del lavoro.

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