La guerra di nervi tra Stati Uniti e Russia prosegue, tra timori di una degenerazione del conflitto e la speranza che questa ulteriore escalation possa essere propedeutica a un imminente inizio di negoziati. Vanno lette in controluce, quindi, le dichiarazioni di ieri del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che in relazione al lancio del missile balistico ipersonico Oreshnik da parte dell’esercito russo e del discorso pronunciato poche ore dopo da Vladimir Putin, si è detto certo «che gli Stati Uniti abbiano capito il messaggio. Il discorso è stato molto, molto completo, chiaro, logico», ha aggiunto Peskov, «il presidente ha sottolineato di essere pronto a contatti sia per la de-escalation, sia per evitare una ulteriore escalation, sia per entrare in una traiettoria di pace». Ieri Putin ha affermato che il test dell’ipersonico in Ucraina è stato un successo. «Il sistema missilistico Oreshnik è una garanzia della sovranità e dell’integrità territoriale russa», ha sottolineato nel corso di un vertice con i dirigenti del ministero della Difesa, avvertendo che la Russia continuerà a testarne altri «in situazioni di combattimento». Lo zar ha ordinato la «produzione in serie» di missili Oreshnik: «Nessun sistema al mondo è capace di intercettarlo», ha affermato Putin «tutti gli obbiettivi dell’operazione militare speciale russa in Ucraina verranno raggiunti».«I missili Oreshnik», ha precisato il comandante delle truppe missilistiche russe, Sergei Karakayev, «possono raggiungere obiettivi in tutta Europa». Se così fosse, sarebbe vana la richiesta di Volodymyr Zelensky di avere più contraeree.
Tornando a Peskov, il portavoce del Cremlino ha sottolineato che la Russia è pronta a trattare, e sullo sfondo di questa partita a scacchi si staglia l’imminente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, evento considerato praticamente da tutti gli addetti ai lavori come svolta decisiva verso negoziati «veri». Al di là delle dichiarazioni di pura propaganda, appare evidente che l’Ucraina dovrà rinunciare a delle porzioni di territorio, e così sembra sempre più chiara la strategia degli Usa, ovvero mantenere l’occupazione nella regione russa del Kursk, da utilizzare come merce di scambio al tavolo delle trattative. Una fonte dello Stato maggiore ucraino ha dichiarato ieri che l’esercito di Kiev non ha intenzione, in questa fase, di ritirarsi: «Resteremo nel Kursk finché avrà senso», ha detto la fonte, «il territorio massimo che occupavamo nella regione era di 1.376 km quadrati, oggi è di circa 800». Secondo il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, «i Paesi occidentali stanno iniziando a realizzare che rimarrà a Kiev solo una porzione del Paese. Per questo», ha aggiunto Lavrov, «dicono: fermiamo la guerra ora e accettiamo questa porzione nella Nato. Riguardo a cosa aspettarsi da Biden e dalla sua amministrazione uscente», ha sostenuto poi Lavrov, citato da Interfax, «nel fornire missili Atacms e nel permettere a britannici e francesi di usare Storm shadow e Scalp, ovviamente c’è il tema di lasciare un’eredità il più possibile negativa alla prossima amministrazione», che vuol «farla sporca» al tyccoon.
Da un ministro degli Esteri all’altro, decrittando quanto affermato ieri da Antonio Tajani si comprende che l’idea di dover cedere alla Russia (magari sotto il velo dell’autonomia) alcune regioni dell’Ucraina sembra ormai scontata nelle capitali occidentali. «Credo che l’Europa», ha detto Tajani, «debba tornare a essere protagonista in questa delicatissima fase, per trovare una soluzione che porti a una pace giusta, cioè a una pace che garantisca l’indipendenza e la sicurezza dell’Ucraina». La formula demagogica della «pace giusta», utilizzata in questi anni di guerra dai governi occidentali, da tradurre con «la pace ritenuta giusta dagli Stati Uniti», resta; manca però il riferimento alla «integrità territoriale» dell’Ucraina, immancabilmente richiamata fino a ieri dai leader della Nato. Magari Tajani ha semplicemente dimenticato una strofa del ritornello, ma il sospetto che invece anche in Europa sia diventato chiaro che Kiev dovrà cedere dei territori è legittimo.
«La Bielorussia dovrebbe ospitare i colloqui di pace tra Russia e Ucraina», ha dichiarato da parte sua il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko. Un appello alla moderazione arriva da Pechino: «Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma ed esercitare moderazione», ha detto il portavoce della diplomazia cinese, Lin Jian, in dichiarazioni riportate dal Global Times.
Non regna di certo la calma in Germania: secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ripresa dall’Agi, l’esercito tedesco si sta preparando l’eventualità di un attacco russo e ha messo a punto un documento che elenca tra l’altro tutte le strutture e le infrastrutture che per motivi militari meritano particolarmente protezione. Il documento contiene anche piani dettagliati su come procedere se si dovesse rispondere a una manovra russa sul fianco orientale della Nato. «La Germania diventerebbe quindi un hub per decine di migliaia, forse centinaia di migliaia di soldati che dovrebbero essere trasportati verso Est, insieme a materiale bellico, cibo e medicine», scrive il quotidiano tedesco.
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