Lo zar annuncia lo stop «definitivo» all’accordo sulle materie alimentari. Immediatamente dopo, i futures sui cereali schizzano Stati Uniti e Commissione Ue condannano la scelta, Recep Tayyip Erdogan al solito prova a mediare. Kiev: «Passeremo lo stesso nel Mar Nero».

Sembra proprio che l’accordo sul grano sia naufragato. Mosca, tramite la sua ambasciata a Minsk, ha notificato formalmente all’Ucraina il proprio ritiro dall’intesa: un ritiro che entrerà in vigore nella giornata di oggi. «Solo dopo aver ricevuto risultati concreti, e non promesse e assicurazioni, la Russia sarà pronta a prendere in considerazione il ripristino dell’accordo», ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Mosca. Neanche a dirlo, dopo l’annuncio russo i futures sul grano sono saliti del 3%, mentre aumenti più contenuti hanno riguardato quelli su mais e soia. «Anche senza la Federazione russa, bisogna fare di tutto per poter utilizzare questo corridoio del Mar Nero. Non abbiamo paura», ha replicato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, secondo il suo portavoce. «Siamo stati contattati da aziende, armatori. Hanno detto che sono pronti, se l’Ucraina li lascia andare e la Turchia continua a lasciarli passare, tutti sono pronti a continuare a fornire grano», ha proseguito.

«Esortiamo il governo russo a revocare immediatamente la sua decisione», ha detto la Casa Bianca. Di «mossa cinica» da parte di Mosca ha inoltre parlato il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto «profondamente rammaricato», per poi aggiungere che «milioni di persone pagheranno il prezzo per l’uscita della Russia dall’accordo sul grano». Più conciliante si è invece mostrato Recep Tayyip Erdogan. «Penso che, nonostante la dichiarazione di oggi, il mio amico Putin voglia continuare l’accordo», ha dichiarato il presidente turco. Erdogan ha anche annunciato che i ministri degli Esteri di Turchia e Russia avrebbero tenuto una discussione sul tema dell’intesa. «Spero che con questa discussione possiamo fare dei progressi e continuare sulla nostra strada senza sosta», ha detto.

Ricordiamo che l’accordo era stato siglato per la prima volta a luglio dell’anno scorso tra Ucraina e Russia, grazie alla mediazione delle Nazioni Unite e – soprattutto – di Ankara. A maggio, era difficoltosamente stata raggiunta un’intesa per una proroga di due mesi. Che la strada per un ulteriore rinnovo fosse in salita era diventato tuttavia chiaro nelle ultime settimane, visto che Mosca ha ripetutamente sostenuto che le sue esportazioni di grano e fertilizzanti erano state sottoposte a restrizioni sul fronte dei pagamenti e della logistica. È in questo quadro che la settimana scorsa Guterres aveva proposto al Cremlino di rinnovare l’accordo in cambio del reinserimento di una filiale della banca russa Rosselkhozbank nel circuito internazionale Swift. È comunque importante sottolineare che l’intesa sul grano aveva finora garantito l’esportazione di frumento e fertilizzanti da tre porti ucraini e aveva di fatto consentito la spedizione complessiva di circa 32 milioni di tonnellate di cereali.

Come evidenziato da Al Jazeera, è piuttosto difficile che il corridoio del Mar Nero possa continuare a funzionare senza Mosca. I porti ucraini potrebbero subire un nuovo blocco, mentre si prevede che i costi delle polizze assicurative sui rischi di guerra adesso schizzeranno alle stelle. Senza contare che il grano di Kiev potrebbe incontrare delle difficoltà a passare attraverso l’Ue. Sono mesi che gli agricoltori dei Paesi orientali dell’Unione europea guardano con fastidio all’export dei cereali ucraini, tanto che in alcuni di questi Paesi – Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia e Slovacchia – sono state introdotte delle restrizioni in tal senso: restrizioni che, due mesi fa, Zelensky aveva definito «inaccettabili».

Si attendono quindi effetti assai problematici dallo stop all’accordo. Come notato dalla Cnn, questa intesa aveva contribuito ad alleviare la grave situazione alimentare presente in alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, tra cui Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan, Yemen e Afghanistan. Questo significa che si potrebbe presto registrare una catastrofe umanitaria, foriera di instabilità e di incrementi dei flussi migratori verso le coste occidentali. Non solo. Questa situazione potrebbe indirettamente favorire Pechino che, dopo la diplomazia vaccinale, ha inaugurato nell’ultimo anno e mezzo quella dei fertilizzanti. Basti pensare che a marzo 2022 Cina e Algeria siglarono un accordo da sette miliardi di dollari per produrre fertilizzanti nella regione algerina di Tebessa.


Per la Russia, l’uscita dall’accordo rappresenta un rischio geopolitico. Da una parte, Mosca potrebbe scommettere su una maggiore instabilità del Mediterraneo con l’obiettivo di aumentare la pressione sull’Unione europea e sul fianco meridionale della Nato: non a caso, l’analista Gianclaudio Torlizzi ha parlato di «militarizzazione delle materie prime». Inoltre, il Cremlino potrebbe puntare a un incremento del costo del grano per cercare di seminare malumore nelle opinioni pubbliche occidentali verso il sostegno a Kiev. Dall’altra parte, una simile mossa rischia di alienare al Cremlino le simpatie di vari Paesi in Medio Oriente e in Africa, dove la sua influenza ha già subito un colpo significativo a seguito del tentato golpe di Yevgeny Prigozhin (ricordiamo infatti che la politica africana di Mosca è sempre stata principalmente veicolata proprio dal Wagner Group).

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