Fondi europei falsi. La Gdf sventa una frode da 2 milioni di euro
Ansa

L’inchiesta della Guardia di finanza di Faenza ha portato a 4 arresti disposti dal GIP del Tribunale di Ravenna. Gli indagati sono accusati di aver truffato 500 persone promettendo complessivamente 50 milioni di euro inesistenti.

Ai finanzieri è bastato poco meno di un anno di indagine per mettere a segno un’operazione capace di fermare una frode che coinvolgeva 13 Regioni diverse (Veneto, Trentino-Alto Adige, Toscana, Sicilia, Sardegna, Piemonte, Marche, Lombardia, Liguria, Lazio, Emilia-Romagna, Campania, Basilicata). I componenti del sodalizio dovranno scontare la custodia cautelare in carcere.

“L’indagine è ancora in corso e ci aspettiamo nuovi risvolti” spiega il capitano Daniele Di Deodato “ma si può dire che i soggetti coinvolti in parte avevano dei precedenti. Le vittime provengono da diversi ceti sociali e fanno parte di ogni fascia di età. Chiunque poteva cadere nella frode perchè il meccanismo era semplice quanto efficace”.

Il meccanismo di truffa adottato dal sodalizio infatti, che si avvaleva di società con sede a Roma, Viareggio e Cagliari, prevedeva la richiesta alle vittime di un compenso da versare a titolo di pagamento per avviare l’istruttoria necessaria a ottenere dei fondi europei che in realtà non esistevano. Alle vittime veniva fatta firmare una copiosa documentazione per rendere credibile l’operazione, ma le rate del finanziamento poi non arrivavano mai. Svariate le casistiche rilevate: dalla richiesta di finanziamento per compravendite immobiliari, con le vittime che talvolta avevano già stipulato compromessi contando su quelle risorse aggiuntive, a istanze presentate per fronteggiare crisi di liquidità familiare, circostanze in cui per pagare l’istruttoria era stato addirittura acceso un ulteriore prestito a monte. Molte delle vittime hanno dovuto ricorrere a prestiti per pagare l’istruttoria, e alcuni di loro hanno denunciato. L’indagine nasce dall’approfondimento che le Fiamme gialle hanno fatto su alcune società che mostravano anomalie. Anomalie riconducibili a una possibile associazione a delinquere finalizzata all’autoriciclaggio.

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