Ragazzi sul filo di lama
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  • Investigatori e inquirenti lo dicono da tempo: «Ci troviamo di fronte a una nuova emergenza». Sono i minorenni che usano armi bianche per risolvere piccoli screzi Movida, scuole, piazze: ogni luogo può diventare un campo di battaglia E aumentano le denunce: a Milano è boom (+300%).
  • Lo scrittore Aurelio Picca: «Tra i duellanti c’era un reciproco riconoscimento, l’agguato era l’eccezione. Ora non ci si rende conto delle azioni.

Lo speciale contiene due articoli.

Escono di casa con lo smartphone in una tasca e il coltello nell’altra. Ragazzi che dovrebbero essere in classe, in palestra o su un campo da calcio. E invece se ne vanno in giro con lame a scatto e coltellacci a serramanico. Armi bianche nascoste nei pantaloni. E le usano senza esitazione. Per rapinare, per vendicarsi, per non perdere la faccia. O semplicemente per mostrarsi grandi prima del tempo. Non è più un’eccezione. È un’abitudine. I coltelli sono diventati l’accessorio degli adolescenti. La cronaca è zeppa di casi. L’elenco è lungo. E ha un tratto comune: gli aggressori sono quasi sempre minorenni.

Uno degli ultimi casi più clamorosi risale al 4 maggio scorso. A Napoli un ragazzo di 15 anni è arrivato in ospedale in codice rosso per le otto coltellate all’addome e agli arti che gli avevano appena rifilato in piazza Dante durante una notte di movida. Una lite tra coetanei, un banale contrasto degenerato in tentato omicidio. L’aggressore, minorenne, è stato fermato la mattina seguente. Ma basta andare indietro per scoprire che non si tratta di un caso isolato. Il 26 aprile, a Genova, un diciassettenne tunisino era in giro di notte con altri connazionali. Aveva già un coltello in tasca. Si aggirava nel centro storico minacciando i passanti. Poi ha individuato la preda: un ragazzo ucraino. Lo ha affrontato e lo ha colpito con un fendente all’addome. Gli ha perforato il fegato. L’intervento chirurgico d’urgenza al Galliera gli ha salvato la vita. L’aggressore è stato fermato dai carabinieri qualche ora dopo. Aveva nascosto il coltello in un vaso e si era rifugiato in discoteca con gli amici. È finito nell’istituto penale minorile di Torino con un’accusa di tentata rapina aggravata e lesioni gravissime. Il 17 aprile, invece, è la tranquilla Potenza a restare scossa per un aggressione: un sedicenne finisce in ospedale con una coltellata dopo una rissa nella centralissima piazza Mario Pagano, proprio davanti alla sede della Prefettura. Il 29 marzo la scena del crimine è a Frascati: un ragazzino ha colpito al petto un coetaneo per una manciata di euro. Aveva venduto dei vestiti a un amico, che però non aveva saldato il debito. I due hanno discusso in piazza Marconi, affollata di adolescenti come ogni sabato sera. Poi è spuntato fuori il coltello. Il fendente ha sfiorato il cuore. Il ferito, 16 anni, è finito al policlinico di Tor Vergata. L’aggressore, quindicenne, è stato arrestato a casa della fidanzata e ha confessato. Solo qualche giorno prima gli inquirenti si occupano di un caso simile: il 6 marzo, a Montesilvano, in Abruzzo, un sedicenne viene colpito sulla Strada Parco. Finisce in ospedale in gravi condizioni. Nessuno ha parlato. L’arma non è stata trovata. Ma gli investigatori non hanno dubbi: ancora una volta si tratta di una lite finita a coltellate. Ed è il secondo caso in 48 ore. A Casalecchio di Reno, nel Bolognese, il 4 marzo due studenti si sono affrontati all’uscita da scuola. Uno ha tirato fuori un paio di forbici e ha colpito l’altro alla spalla. La ferita non era grave. Ma entrambi i ragazzi, uno di origine tunisina e l’altro della Guinea, sono minorenni e vivono in comunità. Anche qui è bastato poco per far scattare la violenza. Il 2 febbraio le sirene delle forze dell’ordine risuonano nella Capitale. L’allarme radio parla subito di un quindicenne accoltellato e rapinato nella zona di Ponte Testaccio. È riuscito a chiamare la madre e a farsi soccorrere. La Procura del Tribunale per i minorenni procede per tentato omicidio e rapina. Il 23 gennaio, sempre a Roma, e sempre al Testaccio, due studenti si incontrano per chiarirsi dopo una discussione avvenuta a scuola. Con loro c’è anche un terzo ragazzo, 17 anni, di origine italo-egiziana. Non era coinvolto nella lite. Ma a un certo punto ha spinto uno dei due a terra e lo ha colpito al collo con una lama. Poi lo ha preso a calci e se n’è andato. È stato rintracciato a casa e collocato in una comunità. L’accusa è di tentato omicidio. Il 29 dicembre 2024, a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, si verifica il caso più grave. Maati Moubakir viene ucciso. Sgozzato. Aveva 17 anni. Era uscito da Certaldo per partecipare a una festa per adolescenti. È stato trovato per strada all’alba, in via dei Tintori, a pochi passi da un supermercato. Coltellate ai fianchi. Il corpo a terra, in una pozza di sangue. Nessuno lo ha visto cadere. Nessuno ha ancora pagato per quella morte. Si cerca tra i partecipanti a una rissa avvenuta poco prima. Cinque, forse sei i coinvolti. Ma nessun arresto. A Cava de’ Tirreni, nel Salernitano, sulle vacanze di Natale cala improvvisamente una cappa: il 26 dicembre un sedicenne pugnala un coetaneo per rancori personali. Lo colpisce vicino al cuore e lo lascia a terra. Poi si rifugia a casa della nonna. Lì nasconde il coltello in una cassaforte. La polizia lo ha rintracciato e arrestato. Una lite in classe finisce nel sangue, invece, a Ferentino, nel frusinate. È il 16 ottobre e un sedicenne viene accoltellato davanti al liceo Martino Filetico. Due giorni dopo si scopre che il sospettato era stato redarguito per atti di bullismo nei confronti delle compagne di classe. I carabinieri preparano un’informativa e segnalano il presunto aggressore per tentato omicidio. Qualche ora dopo scatta un provvedimento giudiziario e finisce agli arresti domiciliari.

Da Nord a Sud, cambiano i nomi e le strade. Ma lo schema è lo stesso. Un coltello, un pretesto, un ragazzino. E sangue sull’asfalto. Milano, Roma, Napoli, Genova, Firenze, Salerno. Movida, scuola, piazze. Ogni contesto può diventare un campo di battaglia. Investigatori e inquirenti lo dicono da tempo: «Ci troviamo di fronte a una nuova emergenza».

A Milano, alla Procura per i minorenni, hanno un gran da fare. Nel 2024 si sono registrate 24 denunce per tentato omicidio, l’anno precedente erano solo otto. L’aumento: +300 per cento. «In quasi tutti i tentati omicidi», spiega in una relazione del procuratore facente funzioni Sabrina Ditaranto, che La Verità ha potuto consultare, sono stati utilizzati coltelli per attentare alla vita delle vittime; più raramente armi di fortuna, come bottiglie di vetro rotte». Una conferma arriva anche dalla Procura generale di Roma: «Sono indubbiamente in aumento i reati commessi da soggetti minorenni (anche non imputabili) con il ricorso a grave violenza fisica e con l’uso di coltelli, sempre più di frequente rinvenuti nel corso delle perquisizioni». Ogni zaino un’arma. Ogni lite un alto rischio.

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