Su Cdp Tria cede ai 5 stelle e ottiene il capo del Mef. La Lega manovrerà i treni
Ansa
  • I partiti e il ministro dell’Economia trovano l’accordo sulle nomine. Luigi Di Maio vuole Palermo, in Cassa dai tempi di Matteo Renzi. La presidenza è di un prodiano.
  • Il Carroccio vuole sfilare a Roma il controllo dei binari lombardi.

Lo speciale contiene due articoli

Alla fine il volo di Giovanni Tria per Buenos Aires (destinazione G20) è stato ritardato. Così ieri mattina il ministro dell’Economia ha potuto partecipare alla riunione che è sembrata essere decisiva sulle future sorti di Cassa depositi e prestiti. Presenti al meeting anche Giancarlo Giorgetti per conto della Lega, Luigi Di Maio, e il premier Giuseppe Conte che ha avuto il delicato ruolo di fare il mediatore tra le parti.

L’intento gli è riuscito grazie anche al fuoco di sbarramento ieri riservato da ben tre quotidiani nazionali. La Stampa, Repubblica e Il Corriere della Sera, chiaramente si sono accordati per sostenere la linea del rischio caduta dell’esecutivo. Imboccati dalle medesime fonti hanno spiegato ai lettori che Lega e i 5 stelle erano pronti a far saltare la testa di Tria se non si fosse trovata la quadra sulle nomine. La situazione non era certo così drammatica se il messaggio congiunto dei giornaloni è servito a sbloccare le trattative. In sostanza, Luigi Di Maio avrebbe ottenuto l’ok alla nomina di Fabrizio Palermo per l’incarico di amministratore delegato di Cdp. Al posto dell’attuale direttore finanziario, nella figura apicale il ministro dell’Economia avrebbe preferito Dario Scannapieco, da anni funzionario e vice presidente della Bei, la Banca europea per gli investimenti.

Tria ieri mattina, poco dopo la riunione, avrebbe chiamato personalmente Scannapieco ringraziandolo per aver servito al Repubblica in questi anni e chiedendogli di continuare a farlo. Le richieste di Di Maio sono state pressanti. Per i grillini, nemmeno il ruolo di direttore generale affidato a Palermo sarebbe stato sufficiente a garantire il controllo della Cassa. Tria ha ceduto. Anche perché in cambio ha ottenuto la nomina del direttore generale del Tesoro. Davide Casaleggio aveva chiesto di affidare la poltrona più alta del Mef ad Antonio Guglielmi, analista di Mediobanca. Il ministro non l’ha mai nemmeno incontrato e da subito ha affidato in via informale i compiti che fino al 15 maggio aveva portato avanti Vincenzo La Via al numero quattro del Mef, Alessandro Rivera. Su questa scelta ha tenuto duro e ieri avrebbe ottenuto il risultato sperato. Rivera è originario dell’Aquila, ha 47 anni e tutta la sua carriera si è svolta all’interno del dicastero di via XX Settembre. In occasione dell’ultima assemblea Acri presieduta da Giuseppe Guzzetti a Parma (alla quale era presente anche Sergio Mattarella) il capo delle fondazioni ha tenuto a citare due nomi nei ringraziamenti finali. «Mi corre qui l’obbligo, parlando di protocollo Acri-Mef, di ringraziare sentitamente il capo di gabinetto, Roberto Garofoli e il direttore della Direzione IV, Alessandro Rivera, del ministero, per la collaborazione che hanno dimostrato e per l’indiscussa competenza». Il primo è stato riconfermato da Tria, il secondo promosso. Il peso di Guzzetti in queste scelte non è secondario. E i grillini potrebbero scoprirlo presto.

In queste ore misurano l’entità della propria vittoria in Cdp. Forse immaginano che Palermo nel ruolo di amministratore delegato si pieghi alle loro future richieste. Girano ipotesi (a nostro avviso inquietanti) di un ruolo di spicco della Cassa nella nazionalizzazione di Alitalia o di supporto ulteriore all’Ilva. Ma sottovalutano due particolari. Il primo si chiama Massimo Tononi. Il nuovo presidente, ex manager Goldman, proviene dal mondo di Romano Prodi e, su indirizzo di Guzzetti, che l’ha indicato nel ruolo una settimana fa, c’è da scommettere che non accetterà mai di cambiare lo statuto di Cdp. Cassa non può investire in aziende decotte. Solo questo esclude dal perimetro Alitalia. Non solo. Palermo è un grande esperto di numeri. Proviene da Fincantieri e per mesi (cose vecchie riferibili al 2015) è stato considerato successore potenziale di Giuseppe Bono al vertice della cantieristica italiana. Nel 2014 diventa responsabile finanziario di Cdp, apprezzato per le competenze specifiche ma anche legato al mondo dei grand commis. Viene confermato nel ruolo da Claudio Costamagna e Fabio Gallia, i due manager fortissimamente voluti da Matteo Renzi. In pratica la sua estrazione è tutto fuorché grillina. Senza dimenticare che ha firmato gli ultimi tre bilanci di Cdp.

Così come non bisogna dimenticare che lo scorso marzo, all’indomani delle elezioni, Pd e 5 stelle trattavano su un vertice in continuità e il nome di Palermo ne sarebbe stata la sintesi. Il che oggi lascia aperte varie ipotesi. Nelle prossime settimane il manager potrà allinearsi a Luigi Di maio o portare avanti una strada più autonoma, tanto più se andrà d’accordo con Tononi. In caso contrario, vedremo se Cdp si trasformerà in un’Iri grillina ancor più di quanto quella di Costamagna fu per Renzi. Ieri Salvini sollecitato sul tema ha detto che Palermo gli piace molto, forse un messaggio nemmeno tanto velato. Si capirà però di più dalla composizione del resto del cda. Al momento alla Verità risulta in quota Lega la presenza di Valentino Grant, vice presidente della Federazione delle Bcc campane. Un riconoscimento per l’impegno in fase elettorale. Ma non dovrebbe ricevere particolari deleghe. Sul resto ancora nebbia.

Mentre si profila chiaramente l’intento leghista di voler sostituire Renato Mazzoncini sulla tolda di comando delle Fs. Giovedì prossimo è stata indetta l’assemblea. Dal momento che è indagato dalla Procura di Perugia, se non riceverà la conforma dal Tesoro dovrà lasciare il ruolo di ad tenendosi solo quello di direttore generale. La Lega ha indicato per la successione il nome di Giuseppe Bonomi. Il motivo è spiegato dall’articolo di Alessandro Da Rold qui a lato. Per quanto riguarda Anas, l’attuale ad Vittorio Armani si è già riposizionato. L’altro ieri ha detto che le posizioni di Danilo Toninelli su un eventuale marcia indietro nella fusione con Fs sono sensate e da valutare. Insomma, il sentiero sembra in discesa per la Lega, la quale si sta concentrando sul tema giustizia, o meglio Csm.

Va componendosi intanto il nuovo Csm, dopo l’elezione dei 16 togati e degli 8 laici del parlamentino. A settembre quindi si insedierà il nuovo organo di autogoverno della magistratura a Palazzo dei Marescialli, ma dovrà essere nominato il vicepresidente, figura chiave perché numero due del presidente della Repubblica. La corsa a chi prenderà il posto di Giovanni Legnini è già partita. La Lega, dopo aver conquistato con il costituzionalista Luca Antonini un posto alla Corte Costituzionale, sta cercando un accordo con i 5 stelle anche per la vicepresidenza del Csm. Tra i laici nominati dal Parlamento il più stimato tra le fila del Carroccio è Stefano Cavanna, dello studio Archè di Genova, avvocato che fino a oggi ha seguito con il collega Filippo Mercenaro l’annosa vicenda del sequestro dei conti del partito. Ma per il posto di vicepresidente si parla anche di Emanuele Basile, l’altro laico già indicato dal Carroccio, in Parlamento negli anni Novanta.

Claudio Antonelli

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