Ci voleva proprio il cambio di governo per far riscoprire alla sinistra l’esistenza della libertà. Ora che al potere ci sono i perfidi fascistoni, all’improvviso i cari progressisti sono ridiventati libertari, pronti a offrire il petto ai nemici pur di difendere gli individui dall’opprimente intromissione dello Stato nella vita privata.
Breve riepilogo dei fatti. A Modena è andato in scena un rave party illegale chiamato Witchtek 2022, con un paio di migliaia di partecipanti. Consueta cornice: musica elettronica a palla, impianti alimentati da gruppi elettrogeni posizionati all’interno di un edificio occupato, clima dionisiaco con danze sfrenate e ancor più sfrenato consumo di droghe. Il ministero dell’Interno, Matteo Piantedosi, è intervenuto chiedendo alle forze dell’ordine di chiudere il carrozzone e il governo si è premurato di varare alcune nuove norme pensate per bloccare i raduni abusivi prima che avvengano, onde evitare interventi di ordine pubblico con possibili conseguenze sgradevoli. Insomma, invece di proporre l’intervento della polizia con i manganelli in pugno per sgomberare i fattoni festaioli, l’esecutivo ha elaborato un provvedimento che punisce la «invasione di edifici finalizzata a raduni di oltre 50 persone da cui possono derivare pericoli per l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico o la sanità pubblica».
Contemporaneamente all’azione legislativa c’è stata quella di polizia: gli agenti si sono accordati con i raver affinché lasciassero l’area il più rapidamente possibile, cosa che è effettivamente avvenuta senza guai. Anzi, i ragazzotti danzerecci si sono pure preoccupati di raccogliere la notevole mole di rifiuti accumulata sul posto. Tutto bene quel che finisce bene? Certo che no. Immediata è scattata l’indignazione dei sinceri progressisti. Repubblica si è precipitata a comporre un titolo degno degli anni più bui: «La notte dei diritti», come a suggerire che il governo avesse varato un provvedimento liberticida atto a colpire una categoria che non fa nulla di male.
Michele Serra ha rincarato la dose in un puntuto commento, manco a dirlo tirando in ballo il connotato fascistoide del provvedimento anti rave. Ha accusato il governo di fare la voce grossa con i giovinastri che si devastano nei capannoni e di essere invece troppo tenero con gli ultras violenti che tengono in scacco gli stadi. «I rave dispiacciono anche politicamente a questo governo, gli ultras delle curve no», ha scritto. Chiaro? I raver, reietti da centro sociale, ragazzi «alterati ma pacifici» in fondo sono di sinistra, dunque – alla prova del fascistometro – meno pericolosi dei tifosi.
Curiosa analisi. Per prima cosa, non è esattamente vero che i governi (tutti) siano soliti utilizzare la mano leggera con le curve e gli ultras, categorie fra le più demonizzate. Secondo, i raver non sono esattamente inoffensivi. Lo dimostra ciò che accadde a Viterbo quando il Viminale era guidato da Luciana Lamorgese: una festa danzante abusiva distrusse un’intera proprietà, producendo disastri di ogni genere, compresa una moria di animali stroncati dal caldo e dall’incuria dei padroni intossicati.
Tutti argomenti di cui ai sinceri progressisti nulla importa. Alle preoccupazioni di Serra si sono aggiunte quelle del Partito democratico, sintetizzate da Anna Ascani in una focosa intervista. Anche la deputata dem ha intravisto l’ombra del fascismo sui provvedimenti contro i rave. A suo dire, il reato di invasione per raduni pericolosi è inquietante: «È una definizione del tutto nuova per il codice penale. Pericolosi per chi? Per il governo? Per l’ordine pubblico? […] È evidente che il rischio è che si limitino altre forme di protesta e di organizzazione della protesta che non hanno nulla a che vedere con i rave e i con i disordini di un happening». Per la Ascani, la destra «sembra avere in mente lo Stato etico». A mettere il carico da novanta ci ha pensato Enrico Letta, angosciatissimo dalla deriva autoritaria: «Il governo ritiri il primo comma dell’articolo 434 bis di riforma del Codice penale. È un gravissimo errore. I rave non c’entrano nulla con una norma simile. È la libertà dei cittadini che così viene messa in discussione», ha scritto.
Volendo prendere seriamente la faccenda, si potrebbe anche trattare di perplessità condivisibili: nuove norme rischiano di creare complicazioni e in effetti il rischio che per colpire un evento illegale e dannoso si vadano a comprimere altre libertà è da valutare con estrema prudenza, e da evitare a ogni costo.
Qui, tuttavia, emerge con prepotenza la clamorosa e irritante ipocrisia dell’ideologia liberal. I partiti e gli intellettuali che si muovono all’unisono contro il presunto piglio «legge e ordine» della destra fascistissima che infierisce contro i poveri raver o contro gli studenti «antifa» della Sapienza sono esattamente gli stessi che, durante la pandemia, hanno voluto, difeso e celebrato il tanto temuto Stato etico. È difficile dimenticarsi di quanto hanno dovuto sopportare gli italiani da parte dei governi a trazione Pd durante l’orrendo regno della Cattedrale sanitaria. Gli attuali paladini dei raver erano quelli che invitavano i cittadini a denunciare i loro vicini di casa qualora li sorprendessero a organizzare festicciole illegali in casa durante la reclusione forzata. Vip come Alessandro Gassmann erano così fieri delle delazioni da promuoverle sui social. Giornali come Repubblica sbattevano in prima pagina le foto dei ragazzi radunati all’aperto intorno ai chioschetti sui Navigli di Milano per bere un aperitivo. Era tutto consentito dalla legge e permesso dalle norme anti Covid, eppure i talebani sanitari inveivano contro gli assembramenti irresponsabili e criminali.
I liberal cianciano di diritti civili e di libertà quando la destra prende provvedimenti contro eventi che sono già proibiti dalla legge, ma festeggiavano quando i droni e le forze dell’ordine inseguivano gente che corricchiava in solitaria sulle spiagge e per i campi. I progressisti dall’anima dolce erano i primi a invocare l’intervento dei custodi dell’ordine pubblico quando spuntava qualcuno privo di green pass in un locale o in treno un povero cristo si abbassava la mascherina per qualche istante.
Ce ne sarebbe da dire parecchio anche riguardo alle preoccupazioni per la libertà di manifestazione. Fu il governo a trazione progressista (molto gradito pure alla componente liberale del centrodestra) ad agire a colpi d’idrante contro chi manifestava contro il passaporto vaccinale. E furono sempre i simpatici liberal ad applaudire i sindaci che proibirono le manifestazioni di protesta contro la gestione della pandemia sostenendo che alimentavano il pericolo di contagio. Con la scusa del virus è stato imposto un controllo feroce e totale, le libertà sono state calpestate adducendo false motivazioni scientifiche, la repressione è divenuta quotidiana e asfissiante. A farne le spese sono stati cittadini incolpevoli, individui sani accusati d’essere pericolosi untori meritevoli d’emarginazione. Il governo che li opprimeva, tuttavia, non era indicato come fascista dalle forze progressiste. Anzi, in quel caso i fascisti erano i cosiddetti «no vax», così come in precedenza lo erano stati i sovranisti, i populisti, i razzisti, gli omofobi eccetera. Michele Serra, pronto a strapparsi i capelli per i fattoni danzanti, all’epoca accusò di simpatie fasciste persino le vecchine che avrebbero voluto recarsi alla messa durante le chiusure forzate.
Vogliamo continuare? I giornali di sinistra che ieri si schieravano con i raver e le loro «libertà», poche pagine dopo invocavano l’emarginazione dei medici non vaccinati che il governo di destra ha deciso di rimandare sul posto di lavoro, ponendo fine a uno smisurato periodo di allucinante segregazione. Il gioco è fin troppo scoperto: quando i liberal parlano di diritti, in realtà hanno in mente la legge del più forte, un diritto che diviene tale in virtù del potere politico e mediatico di chi lo pretende. Se il diritto rientra nel perimetro tracciato dal pensiero dominante, va difeso anche oltre la logica. Altrimenti, non ci sono problemi a calpestarlo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >