Il leader del fronte antiriforma dà dei cessi ai «sanitari per il Sì»
Giovanni Bachelet (Imagoeconomica). Nel riquadro, il post in cui dà dei cessi a chi voterà Sì

Svolta trash per i maggiorenti del fronte contrario alla riforma della giustizia: per schernire il neonato comitato dei sanitari per il Sì, Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No ed ex deputato Pd, ha pensato bene di accomunarlo alla foto di un wc (e di un bidet). Si dice che quando si è a corto di argomenti, il «bene-rifugio» sia l’insulto gratuito. E dare sostanzialmente dei «cessi» agli avversari politici e di pensiero non può essere altrimenti catalogato se non come insulto.

A stigmatizzare quanto accaduto è Nicolò Zanon, presidente del Comitato Sì riforma ed ex vicepresidente della Corte costituzionale. «Sto per partecipare a un convegno in cui si darà notizia della nascita di un Comitato di sanitari per il Sì che sostengono la riforma della giustizia», ha spiegato ieri pomeriggio in un video, «oltre 250 professionisti esporranno le ragioni per cui hanno ritenuto di schierarsi a favore del Sì al referendum. Mentre mi stavo organizzando per andare, mi arriva una specie di meme che proviene dal professore Giovanni Bachelet (chiamato da Romano Prodi nel 1995 a coordinare i suoi comitati elettorali e da allora sempre al fianco della sinistra, dalla scuola alle istanze Lgbtq, ndr) . Lui dice: “Nasce il Comitato sanitari per il Sì” e mette una vignetta in cui presenta due sanitari, un water e un bidet. Caro presidente Bachelet, per restare nell’argomento, direi che l’hai fatta proprio fuori dal vaso. E restiamo, quindi, in tema per seguire la tua bella metafora intelligente. Più in generale: ma è mai possibile che voi sostenitori del No dovete sempre disprezzare in questo modo vergognoso gli elettori del Sì? È un problema antropologico, è un problema psicologico? Qual è il vostro problema nei confronti di chi non la pensa come voi», conclude Zanon.

La gaffe di Bachelet è rimasta online qualche ora, prima che lo stesso autore del post social la rimuovesse anche per le numerose contestazioni racimolate sotto la vignetta non proprio satirica. A una di queste, Bachelet ha risposto non certo chiedendo scusa, ma rincarando la dose: «Il mio animo goliardico ha avuto la meglio solo per qualche ora. Prometto che entro un’ora prevarrà il mio animo ecumenico, civile e non violento. Rimuoverò tazza e bidet, che pure sono, indubitabilmente, sanitari: la battuta ci stava». Dare del «cesso» a chi la pensa diversamente è un modo è molto, molto democratico.

Nel frattempo, la Diocesi di Milano dopo aver ospitato sul proprio sito l’annuncio dell’incontro, organizzato ieri dall’associazione di promozione sociale Città dell’uomo, a senso unicissimo visto che parlavano solo esponenti del No (il presidente dell’associazione, Luciano Caimi, nell’introduzione ha più volte ribadito come il sodalizio sia «contrario alla riforma», gli interlocutori hanno ripetutamente parlato di «scasso costituzionale», «il ritorno del vecchio divide et impera», «la realizzazione del sogno di Silvio Berlusconi»), ha sterzato verso il garantismo proponendo per l’11 marzo un dibattito «a più voci», in Curia a Milano a cura dell’Unione giuristi cattolici.

Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?