- La triptorelina, creata per curare i tumori, viene usata anche per sospendere lo sviluppo ormonale in vista della pubertà. E da adesso il servizio sanitario nazionale copre le prescrizioni nei casi di disforia di genere.
- «Letteratura carente». Il comitato di bioetica approva con molti dubbi. La relazione con cui il Cnb esprime parere favorevole è zeppa di perplessità, sia deontologiche sia di natura clinica.
- In Canada transessuali minorenni anche se i genitori sono contrari. Tribunale dà via libera a una quattordicenne. Pure in Inghilterra è boom di richieste.
Lo speciale comprende tre articoli.
L’ultimo passo è stato compiuto, l’Italia pagherà la puntura per il cambio di sesso agli adolescenti. La triptorelina, medicinale che blocca gli ormoni e permette di sospendere la pubertà, è stata inserita nel paniere di quelli a carico del Servizio sanitario nazionale e potrà essere somministrata a spese dello Stato. Una decisione che sorprende e spiazza, ma non lascia spazio a ripensamenti poiché è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo scorso.
Con il provvedimento, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) stabilisce di «includere la triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale per l’impiego in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una équipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». Così si spalanca la porta, con il decisivo contributo dello Stato, alla sospensione della pubertà su base chimica in attesa che l’individuo con disturbi di genere capisca a quale sesso voglia appartenere.
La medicina servirebbe per affrontare la disforia di genere, vale a dire quel disturbo dell’identità in conseguenza del quale il bambino o la bambina percepiscono che il loro sesso biologico non corrisponde alla loro identità. Da domani un trattamento di sei mesi – il minimo per ottenere gli effetti desiderati del blocco dello sviluppo sessuale – costerà 1.152 euro a carico della collettività. Ma la statistica indica in due o tre anni il periodo di blocco dello sviluppo sull’adolescente nei casi più complicati. È una vittoria della lobby transgender, che favorisce la cultura della transessualità non solo dentro ambienti accademici, sociali e scolastici, ma anche dentro gli ambulatori medici.
In realtà la disforia di genere è molto rara, colpisce una persona su 9.000 e nell’80% dei casi si risolve al momento della pubertà. Ma c’è un aspetto di cui gli esperti del ministero e quelli dell’Aifa non hanno tenuto conto. Da quando le teorie gender hanno invaso i media con suggestioni gay e lesbo pubblicizzate come alternative allo sviluppo naturale della personalità (bambini usati come cavie transgender nella moda e nel cinema, perfino una copertina shock del National Geographic), nei centri specializzati le richieste di aiuto sono decuplicate, con gli adolescenti in prima linea, senza alcun riguardo per una fragilità psicologica determinata dall’età. Stiamo infatti parlando di somministrazioni a bambini di età inferiore a 8 anni se femmine e a età inferiore a 10 se maschi.
Con questa decisione il nostro Paese si allinea all’Inghilterra, dove ci sono cliniche abilitate a cambiare il sesso degli adolescenti seguendo il cosiddetto «gender variant» e dove il supporto farmacologico è del tutto gratuito. Nel dicembre 2017 La Verità entrò nella Tavistock e Portman Foundation Clinic, ospedale pubblico di Londra in cui minori vengono curati per cambiare sesso. E poiché la maggior parte dei bambini esplora la sua sessualità attorno agli 8 o 9 anni, quella sarebbe l’età giusta per diagnosticare la disforia di genere. È evidente come tutto ciò sia in balìa di soggettività con un perimetro indefinito.
Il tema è controverso e un luminare come Maurizio Bini, ginecologo e andrologo, direttore del laboratorio per la transizione di genere dell’Ospedale Niguarda di Milano, mostra più di una perplessità: «Lavoro in questo settore da 30 anni e ho trattato migliaia di casi. Ebbene, in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. L’utilizzo della triptorelina è delicatissimo, nessuno può prendersi da solo la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi».
È il contrario di ciò che sta per accadere, con il farmaco nel paniere e di conseguenza la possibilità di accedervi con disinvoltura, senza neppure un costo per chi intende farne uso. Il rischio di giocare con la salute sessuale e psicologica dei minori è molto alto. Va ricordato che l’uso del medicinale per bloccare la pubertà fisiologica necessita di una prescrizione «off label», vale a dire un trattamento per situazioni non previste dalla scheda tecnica del prodotto, che è stato realizzato per combattere carcinomi della prostata, della mammella, fibromi uterini non operabili o per trattamento prechirurgico dei fibromi uterini.
Poiché la responsabilità anche penale della prescrizione off label ricade sul singolo medico, ecco che la decisione dell’Aifa non ha soltanto una valenza economica, ma è destinata a condizionare la sfera deontologica. L’estensione della prescrizione, rafforzata dalla gratuità del trattamento, manleva di fatto i medici dalle possibili ripercussioni, sdoganando definitivamente un trattamento la cui validità scientifica è ancora tutta da dimostrare.
Mentre sul pianeta gay si brinda, rimangono granitiche alcune domande che ogni genitore, ogni politico provvisto di sensibilità nei confronti della famiglia, ogni medico con la stella polare del dubbio non può non porsi. Due su tutte: com’è possibile che un bimbo a quell’età conosca davvero il significato della parola sesso? Non si corre il rischio di inseguire anche in questo caso le pulsioni di una minoranza di moda? Un farmaco non sembra la miglior risposta, anche se è gratis.
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