
Gli analisti consigliano di non rientrare nel titolo Netflix per ora
Todd Juenger, analista di Bernstein ama ripetere che investire in azioni Netflix è come un un atto di fede: si crede o non si crede. Il mercato nell’ultima settimana ha deciso di non crederci più. Non a caso dopo aver bruciato duecento miliardi di dollari di capitalizzazione da novembre a oggi (di cui gli ultimi sessanta questa settimana) Netflix stenta a recuperare.
Il titolo, che a gennaio valeva quasi 600 dollari, oggi è precipitato intorno a 220. Una caduta del 67% di cui la metà negli ultimi cinque giorni. Da terremoti così forti è difficile rialzarsi. E comunque non certo in breve tempo. Lo choc è troppo forte e troppo rapido. L’ultimo colpo è arrivato dall’agenzia di rating Moody’s che ha confermato le obbligazioni del colosso tv nella classificazione «junk», spazzatura. L’unico spiraglio è dato dalle previsioni che potrebbero offrire qualche spiraglio. Un ottimismo tutto da confermare considerando che anche nel prossimo trimestre l’orizzonte non è sereno, come ha riconosciuto lo stesso consiglio d’amministrazione.
Netflix soffre di problemi specifici. La società ha indicato due fatti specifici alla base della perdita di abbonati: la condivisione delle password e la crescente competizione. Secondo l’azienda, oltre 100 milioni di famiglie utilizzano il servizio senza pagarlo. Sotto il profilo competitivo è ben vero che il colosso californiano sente il morso dei concorrenti: Hbo and Hbo Max hanno annunciato di aver raggiunto il record di 76,8 milioni di abbonamenti alla fine del primo trimestre: 12,8 milioni in più rispetto all’anno scorso. Gli analisti hanno rivisto al ribasso il giudizio sul titolo.
Sono almeno dieci secondo Cnbc. Nat Schindler di Bank of America ha declassato il titolo a poco interessante dopo averlo considerato un’occasione d’acquisto. La stessa che aveva spinto William Ackman, fondatore dell’hedge fund Pershing Square Capital Management a vendere l’intera partecipazione composta da 3,1 milioni di azioni. Un’uscita precipitosa che ha comportato la perdita di 430 milioni di dollari su un investimento complessivo di 1,1 miliardi effettuato a gennaio.
Elon Musk, con la franchezza (quasi sempre eccessiva) che lo distingue ha twittato: «Netflix è inguardabile. Una frittata completa». Che dire allora? Semplicemente che il moto perpetuo non esiste se non in laboratorio. Netflix ha perso slancio dopo la crescita notevole degli ultimi dieci anni. Ora c’è una certa incertezza sul successo dei suoi piani di rilancio che puntano soprattutto sulla pubblicità come leva dei profitti e sul contesto competitivo in evoluzione.
Dunque acquistare al ribasso può rivelarsi una strategia rischiosa. Qualche intervento puramente speculativo in area 200 dollari, per giocarsi l'opportunità di una reazione da ipervenduto.
Nella sfida dell’innovazione tecnologia la Regione Lombardia conferma il proprio ruolo da protagonista europeo. L’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, ieri ha presentato il «Pacchetto Innovazione» confermando un intervento strutturale da 255 milioni di euro che segna un cambio di paradigma.
«Stiamo costruendo un modello che anticipa e interpreta la nuova politica industriale europea, fondato su produzione, innovazione e sovranità tecnologica. Qui si decide il futuro industriale dell’Europa», ha spiegato Guidesi. Poi ha sottolineato che «non è un insieme di misure, ma una strategia organica che definisce la direzione della politica industriale lombarda dei prossimi anni: innovazione, capitale, produzione e territori come unico ecosistema competitivo». Il Pacchetto si articola in una serie di sezioni, ciascuna focalizzata su un’area di intervento. Basket bond Lombardia con una dotazione di 32 milioni di euro, per finanziare progetti per la transizione digitale, l’autonomia produttiva, la crescita dimensionale delle aziende e interventi per la transizione verso l’economia circolare. Poi c’è la Lombardia venture e Lombardia venture Step (140 milioni di euro). La Regione investe in fondi di investimento in capitale di rischio (Venture capital) specializzati e appositamente selezionati, che a loro volta accompagnano e investono nella crescita di startup e Pmi innovative, attraendo capitali privati. L’attenzione è alle tecnologie critiche e strategiche per l’Europa (come digitale avanzato, deep tech e tecnologie green), in linea con le priorità della piattaforma europea Step.
La sezione Re-Impresa con 20 milioni di euro, è un mix di strumenti pubblici e bancari per sostenere la fase di rilancio di Pmi in difficoltà attraverso strumenti finanziari pubblici e privati. Con Quota Lombardia (25 milioni di euro), si vogliono aiutare le Pmi intenzionate a migliorare la loro solidità finanziaria e ad aumentare la visibilità sui mercati attraverso la raccolta di capitali tramite investitori. Questi entrerebbero nel capitale dell’azienda attraverso la Borsa con contributi a fondo perduto a copertura parziale dei costi relativi all’ammissione alla quotazione e dei servizi di consulenza correlati. Startup Radar Lombardia (15 milioni di euro) è il nuovo fondo regionale pensato per sostenere la crescita di startup innovative lombarde attraverso un modello di corporate venture capital pubblico-privato. L’iniziativa punta a promuovere collaborazioni strategiche nei settori chiave della ricerca, dell’innovazione e della transizione tecnologica. Sono previste Misure per startup (15,6 milioni di euro), ad alto contenuto tecnologico nella fase early stage, per accompagnarle nel percorso di crescita e sviluppo industriale. I contributi, a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili, vengono assegnati sulla base della qualità del progetto, del team e del modello di business. Dei 15,6 milioni di euro complessivi, 7 milioni sono riservati ai progetti legati al settore energetico e alla transizione sostenibile.
La Regione promuove nel 2026 sei competition dedicate alle startup innovative, organizzate in collaborazione con dieci università lombarde e con Innovation federated @Mind, con l’obiettivo di sostenere nuovi progetti imprenditoriali ad alto potenziale innovativo. Sono previsti 36 premi da 25.000 euro ciascuno, per un valore complessivo di 900.000 euro. Un’agevolazione a fondo perduto («Misura Talenti») è destinata all’assunzione da parte delle Pmi lombarde di competenze altamente qualificate per favorire il processo di innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica.
Guidesi è intervenuto anche sulla pace tra Usa e Iran sottolineando che «ci saranno conseguenze anche dal punto di vista economico, perché quella situazione noi non potevamo reggerla, ha influenzato notevolmente i costi energetici anche dal punto di vista della speculazione». Ora, quindi, l’attesa è di una stabilizzazione della situazione affinché, ha detto l’assessore, si ponga fine alla spirale inflattiva. «Anche se le previsioni della Commissione europea ci dicono che il prossimo semestre sarà complicato da questo punto di vista». E ha richiamato il «costo della vita estremamente elevato in Lombardia, «per cui un ennesimo periodo di inflazione potrebbe provocarci evidentemente delle situazioni che ci limitano dal punto di vista competitivo e con conseguenze anche nei consumi e dal punto di vista sociale che noi vogliamo evitare».
Dopo l'articolo pubblicato il 14 giugno, Jacopo Bistacchia chiede una rettifica sostenendo che Frocinema non abbia ricevuto fondi da Comune e Regione, ma solo contributi privati dell'8×1000 Soka Gakkai. La controreplica di Maddalena Loy: «I finanziamenti pubblici riguardano la Fondazione Piccolo Cinema».
Gentile direttore, con la presente si richiede la pubblicazione di una rettifica in relazione all’articolo pubblicato il 14 giugno 2026 e intitolato «A Roma “Frocinema” si fa coi soldi pubblici di Gualtieri (e Rocca)». L’articolo contiene affermazioni non corrispondenti alla realtà in quanto attribuisce al festival Fr*cinema l’utilizzo di finanziamenti pubblici provenienti dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio, affermando, sin dal titolo e dal sommario, che la manifestazione «si fa coi soldi pubblici» e che avrebbe ricevuto «250.000 euro dal Comune e 300.000 dalla Regione». Tale ricostruzione è inesatta. Fr*cinema non è stato finanziato con fondi pubblici comunali o regionali. L’unico contributo ricevuto è costituito da fondi privati provenienti dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Distinti saluti.
Jacopo Bistacchia (email)
«I fondi pubblici riguardavano la Fondazione»
Gentile signor Bistacchia, nell’articolo ho specificato (più e più volte!) che Fr*cinema è un progetto della Fondazione Piccolo Cinema, cui sono andati i fondi pubblici (300.000 e 250.000 euro). Da nessuna parte ho scritto che «Fr*cinema è stato finanziato con fondi comunali o regionali».
Maddalena Loy
«O la laicità vale per tutti o per nessuno». Dopo aver scandito queste parole, nei giorni scorsi, un esponente del Rassemblement national (Rn), il cattolico Kevin Nader, in seno al Consiglio comunale di Ivry-sur-Seine, 65.000 abitanti nei dintorni di Parigi, è poi subito passato, reggendo in mano un crocifisso, a recitare l’Ave Maria.
Il rappresentante del partito di Marine Le Pen non è impazzito, semplicemente ha inteso così rispondere alla situazione che si è trovato davanti e che, a questo punto, vale la pena riepilogare dall’inizio.
A Ivry-sur-Seine, inespugnabile roccaforte rossa, dove comanda il Partito comunista dalla bellezza di 110 anni, l’11 giugno si è, come da programma, tenuto il Consiglio comunale, che ha tra le sue elette due donne con il velo: Estelle Boufala e Fenda Diarra. Una situazione considerata anomala da Nader, che è l’unico eletto di destra in quella assemblea, il quale, giovedì scorso, rivolgendosi alle due elette musulmane ha proposto un emendamento finalizzato a vietare «durante le sedute» del consiglio qualsivoglia simbolo che mostri «apertamente un’affiliazione religiosa». Una proposta che ha irritato Fenda Diarra, che è anche assessore e che ha risposto: «Sono orgogliosa di essere stata eletta indossando il velo». Parole ben accolte da Philippe Boyssou, il sindaco del Partito comunista appunto eletto lo scorso marzo con oltre il 53% dei voti, che non solo si è compiaciuto della diversità della sua giunta, ma ha pure detto che non avrebbe neppure fatto mettere l’emendamento ai voti. La proposta del politico di Rn è così naufragata, con gli esponenti della maggioranza di sinistra che hanno anche fatto notare al collega di opposizione che la legge del 1905, che effettivamente impone la neutralità ai dipendenti pubblici, non si applica ai funzionari eletti durante le sessioni istituzionali.
Nader però non si è dato per vinto e, tornando a ciò che si diceva in apertura, alla bocciatura del suo emendamento ha reagito così: «È un vero peccato che non abbiate messo ai voti il mio emendamento e lo abbiate respinto per motivi morali: vi rifiutate di farvi guidare dal principio di laicità. Rifiutate la laicità in questo consiglio comunale». «Quindi», ha aggiunto estraendo un crocifisso, «d’ora in poi, saremo sotto il segno della croce». Il consigliere di Rn ha quindi iniziato a recitare un’Ave Maria. Non l’avesse mai fatto.
Il sindaco, visibilmente turbato, ha reagito adirandosi e, da un lato ha immediatamente sospeso la seduta e, dall’altro lato ha definito quello di Nader «crimine politico». «È una vergogna, un vero scandalo. In poche ore di consiglio, avete raggiunto tutti i livelli e oltrepassato tutti i limiti», sono state le esatte parole di Bouyssou, secondo cui «il Consiglio comunale di Ivry non era mai stato insultato in questo modo». Inutile sottolineare come l’episodio, anche grazie ai video circolati in rete che lo documentano, abbia suscitato un certo clamore. Questo il commento che Nader ha condiviso su Facebook con riferimento all’accaduto: «A quanto pare a Ivry, indossare il velo in consiglio comunale è innocuo, ma la croce è inquietante, persino ripugnante».
Bouyssou, contattato da Libération, ha definito l’emendamento del consigliere di opposizione «illegale», a causa, parole sue, «dell’enorme confusione tra laicità e neutralità del servizio pubblico». Non solo. Il sindaco ha pure contattato il prefetto della Val-de-Marne e si è consultato con i legali per capire adesso come muoversi. Tutto questo, lo si ripete, per un’Ave Maria e un piccolo crocifisso. Il che, per quanto ci si faccia scudo con leggi e regolamenti, alimenta il sospetto che davvero a sinistra, e non solo in Francia, la laicità sia un valore, per così dire, a doppio senso di marcia: implacabile con il cristianesimo, sospesa davanti all’Islam.














