Dopo il record di share, vogliono trasformare Sanremo da festival della canzone a festival della petizione. Gli agricoltori però un successo di ascolto lo hanno ottenuto nell’aula parlamentare: viene riconosciuto per legge il loro ruolo come custodi dell’ambiente e viene l’istituita la Giornata nazionale dell’agricoltura. Il che manda fuori tempo l’ultimo appello arrivato all’Ariston dal sindaco e presidente della Provincia di Ravenna, Michele de Pascale, che si rivolge ad Amadeus con una lettera per dire: «Con Romagna mia teniamo alta l’attenzione sugli alluvionati. Qui c’è ancora tantissimo da fare. Da romagnolo d’origine, caro Amadeus, puoi ben comprendere come le note di quella canzone, ancora di più dopo le alluvioni, accendano in noi sentimenti di orgoglio e dignità e ci facciano sentire una comunità ancora più forte e coesa».
Il conduttore del Festival, che resta in attesa degli agricoltori, aveva già deciso di celebrare i 70 anni di quello che è diventato l’inno della Romagna e delle vacanze scritto da Secondo Casadei nel 1954, trasformando l’Ariston in una sorta di Ca’ del Liscio e invitando il pronipote di Secondo, Mirko Casadei a esibirsi con la sua orchestra. Al sindaco di Ravenna sembra sfuggire che nell’incipit di Romagna mia si dice: «Sento la nostalgia del passato». Pare di cogliere nell’appello a non dimenticare l’alluvione – una sciagura che ha colpito duramente la gente di Romagna, alla quale deve andare sempre il massimo rispetto e il massimo sforzo di solidarietà – la nostalgia del Pd egemone che non poteva essere criticato.
Piuttosto che ad Amadeus però de Pascale dovrebbe rivolgersi al presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, suo compagno di partito che con anni di incuria dei fiumi, di accondiscendenza ai diktat dei verdi e di cementificazione ha forse qualche indiretta responsabilità nell’alluvione. Non sarà un caso se l’Emilia-Romagna è la quarta regione in Italia per consumo di suolo. Il sindaco di Ravenna potrebbe scrivere anche al segretario del suo partito, Elly Schlein, che era assessore emiliano-romagnolo al Patto per il clima, che consisteva per sua dichiarazione, «nel coordinamento inter-assessorile delle politiche di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici e per la transizione ecologica». Se c’è stata l’alluvione forse quel coordinamento tanto bene non ha funzionato.
A occuparsi della manutenzione del territorio da sempre sono gli agricoltori, ma Stefano Bonaccini per stare al passo con il Green deal europeo – sconfessato appena ieri da Ursula von der Leyen sotto la pressione dei trattori – ha varato una legge che compensa con 1.500 euro a ettaro per 20 anni chi smette di coltivare. Del resto il Pd in Europa sull’agricoltura marca sempre un po’ male. Appena ieri i dem si sono spaccati a Strasburgo sugli aiuti agli agricoltori e sulle nuove tecniche genomiche che consentono di coltivare senza uso di chimica sulle piante. Il sindaco di Ravenna dunque la sua petizione piuttosto che all’Ariston a Sanremo deve indirizzarla al Nazzareno.
Ben diverso l’esito della votazione alla Camera, dove è stato approvato ieri all’unanimità il disegno di legge – primi firmatari Giorgio Maria Bergesio (Lega) e Maria Cristina Caretta (Fdi) – che riconosce «la figura dell’agricoltore custode dell’ambiente e del territorio e che concorre alla protezione del territorio stesso dagli effetti dell’abbandono delle attività agricole, dello svuotamento dei piccoli insediamenti urbani e dei centri rurali e dal rischio idrogeologico». C’è un esplicito richiamo all’articolo 9 della Costituzione. Con la stessa legge, il Parlamento delega il governo ad azioni «per la tutela e la promozione dell’attività degli agricoltori e degli allevatori custodi» attraverso la valorizzazione e tutela della biodiversità, la tutela di pratiche virtuose di contrasto dell’abbandono del territorio agricolo, delle pratiche agricole e zootecniche tradizionali, della conservazione e promozione delle piante monumentali. La delega comprende la messa in sicurezza dei territori colpiti da eventi calamitosi e le norme vengono adottate anche alla luce «delle moderne esigenze di tutela della sovranità alimentare nazionale».
S’istituisce anche la Giornata nazionale dell’agricoltura, che cadrà la seconda domenica di novembre. È una risposta fortissima a chi da Bruxelles ha predicato l’agricoltura nemica dell’ambiente e una conferma della richiesta italiana di modifica della Pac, proprio per la tutela degli agricoltori custodi.
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