Mattarella tace sulle toghe che calpestano la legge
Sergio Mattarella (Getty Images)

Sergio Mattarella ha avuto molto da fare negli ultimi 15 giorni. A scorrere l’agenda degli appuntamenti pubblicata sul sito del Quirinale, si scopre che il presidente della Repubblica non ha avuto un attimo di tregua, neppure la domenica.

Il primo ottobre infatti, oltre a inaugurare la stagione dei concerti sul Colle, il capo dello Stato è intervenuto con una dichiarazione per celebrare la Giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Il giorno dopo è segnalata la sua presenza a Torino, in occasione della seconda edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome. Ma l’appuntamento a Palazzo reale, nel capoluogo piemontese, non ha fatto dimenticare a Mattarella l’importante anniversario della strage di Acerra, compiuta ottant’anni fa dalle truppe naziste, e infatti il presidente ha voluto ricordare «uno degli eventi più tragici della Seconda guerra mondiale» con un suo messaggio personale. Archiviato il lunedì, il capo dello Stato ha assistito alla proiezione del docufilm sulla liberazione di Napoli nel 1943, ha incontrato il Procurador del Comun general de Fascia e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Mercoledì, invece, largo ai cardinali italiani di nuova nomina e al presidente della Camera bassa del parlamento austriaco. Giovedì e venerdì, viaggio a Porto per la diciottesima riunione informale del gruppo Arraiolos e poi bilaterale con il presidente della Bulgaria. Sabato riposo? Neanche a parlarne. Il presidente ha infatti voluto inviare un messaggio al suo omologo israeliano, Isaac Herzog, per esprimere la vicinanza italiana dopo il brutale attacco di Hamas nel Sud del Paese. La domenica invece è stata dedicata al ricordo dei morti sul lavoro, in occasione della settantatreesima giornata nazionale in memoria delle vittime. Con l’arrivo di questa settimana, Mattarella ha voltato pagina, occupandosi del disastro del Vajont, con viaggio sui luoghi della tragedia, mentre martedì il capo dello Stato è prima intervenuto alla cerimonia di apertura dell’Assemblea nazionale delle Province d’Italia e poi ha inviato un messaggio in occasione della Giornata mondiale della salute mentale. Mercoledì, giornata impegnatissima, con la consegna dei premi del presidente della Repubblica, conferimento della medaglia d’oro al dipartimento della Protezione civile e dichiarazione in occasione del 40° anniversario dell’uccisione di Francesco Imposimato. Ieri invece, il ruolino di marcia presidenziale ha imposto la cerimonia inaugurale del cantiere per la ristrutturazione di Palazzo San Felice, sede della Biblioteca nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, oltre all’inaugurazione di una mostra dedicata a Italo Calvino.

Insomma, le ultime due settimane sono state per il capo dello Stato un vero Vietnam, che evidentemente non ha lasciato nemmeno un attimo per commentare ciò che sta accadendo a Catania e in alcuni tribunali d’Italia, dove i giudici chiamati a decidere del trattenimento dei migranti, come previsto dal recente decreto del governo (per altro controfirmato dallo stesso Mattarella) paiono non tenere conto delle ragioni che hanno portato ad adottare la misura «anti-invasione». È vero che il presidente, anche nella sua ultima orazione in materia, ha detto che gli stranieri possono costituire un grande potenziale, invitando ad adottare soluzioni nuove e coraggiose, e non superficiali e approssimative. Ma i provvedimenti del governo sono leggi di quello Stato che Mattarella rappresenta con la più alta carica. Si capisce che se fosse per lui, l’uomo del Colle, gli extracomunitari che sbarcano sulle nostre coste li accoglierebbe tutti, magari ospitandoli nelle stanze del Quirinale. Ma una misura varata dall’esecutivo e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, con tanto di firma presidenziale, la regola vorrebbe che venisse rispettata da chi ha il compito di applicare la legge. E invece no, da Catania a Firenze, abbiamo assistito a giudici che vanno in piazza a protestare o decidono in base a un loro personale criterio che un Paese non è un porto sicuro e stabiliscono che l’Italia sia l’unica alternativa per i soccorsi in mare. E Mattarella, capo dello Stato e dell’integrità della Repubblica, che fa? Tace. Dopo aver trovato tempo per tutto, per le celebrazioni delle disgrazie del passato, su quelle recenti, tra cui lo scontro fra magistratura e politica, con le conseguenze evidenti di incertezza del giudizio, sorvola. E dire che il presidente è anche il numero uno del Consiglio superiore della magistratura, ossia di quel Csm che dopo le polemiche per la partecipazione a una manifestazione pro migranti della giudice che ha «liberato» otto tunisini si è messo a raccogliere le firme in difesa della toga contestata. E il capo della Stato sempre zitto, anche dopo la nuova sentenza libera tutti.

Come detto, sappiamo che Mattarella è molto impegnato e ogni giorno ha due o più cerimonie da officiare, ma se gli avanzasse tempo per dire una parola anche sulla vicenda della legge disapplicata dalla magistratura credo che gli italiani gliene sarebbero grati. Oggi, ad esempio, dovrebbe parlare di giustizia amministrativa. Non è proprio quella civile, ma una parola ci starebbe comunque. Perciò aspettiamo fiduciosi.

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