Boris e Trump dagli insulti alla rivincita sanitaria
l governo dà i numeri, ma anche i giornali non scherzano. Ieri, due dei più importanti quotidiani del Paese, il Corriere della Sera e la Repubblica, sembravano sparare cifre a casaccio. Secondo il primo, Mario Draghi avrebbe un piano per vaccinare 600.000 persone al giorno e raggiungere così l’impressionante obiettivo di immunizzare 19 milioni di italiani in un mese.

Per il foglio diretto da Maurizio Molinari invece, l’esecutivo punterebbe a inoculare 200.000 dosi, riducendo il target a un terzo. Ora, noi non sappiamo chi tra le due testate abbia ragione, ma una cosa è certa: al momento siamo molto distanti dal raggiungimento di simili standard vaccinali. Ieri le statistiche segnalavano che in due mesi gli italiani a cui siano state somministrate due dosi, cioè la prima iniezione e il successivo richiamo, rispondono al 2,34% della popolazione, pari a circa 1,4 milioni, cui vanno aggiunte altre 2,86 milioni di persone raggiunte da una sola vaccinazione. In totale, siamo a circa il 7% del totale. Facendo la media degli ultimi due mesi, significa che sono state vaccinate poco più di 70.000 persone al giorno, ma nei giorni festivi a volte non si superano le 30.000 iniezioni. È ovvio che di questo passo sarà difficile raggiungere l’obiettivo di immunizzare il 70% della popolazione entro la fine dell’estate, ma anche ottenere che almeno un terzo dei 42 milioni sia vaccinato entro giugno. Sì, in effetti inoculare 600.000 persone al giorno, per raggiungere i 19 milioni al mese, pare un’illusione e pure un trend quotidiano di 200.000 iniezioni risulta piuttosto impegnativo. Certo, da quando Mario Draghi è arrivato a Palazzo Chigi la musica sembra essere cambiata. Se prima il governo si limitava alle dichiarazioni e alle rassicurazioni, ora, dopo aver limitato al massimo le esternazioni (tranne quelle di Walter Ricciardi, consulente del ministro Roberto Speranza che ogni giorno sproloquia), si sta dando da fare per aumentare le strutture vaccinali e il relativo personale. Nell’intervento con cui ha chiesto la fiducia, il presidente del Consiglio ha fatto riferimento alle strutture pubbliche, ma non solo, e la prima mossa è consistita nel cambiare i vertici della protezione civile, cioè della struttura che insieme all’esercito dovrà rendere operativo il piano vaccinale. In pratica, senza troppo clamore, Draghi sta togliendo la questione dalle mani di Domenico Arcuri, il super commissario all’emergenza, l’uomo a cui Giuseppe Conte aveva delegato ogni cosa, dalle mascherine ai vaccini, riuscendo così a ottenere pessimi risultati su tutti i fronti.

Naturalmente, noi ci auguriamo che nelle prossime settimane si arrivi davvero a vaccinare ogni giorno centinaia di migliaia di italiani, anche perché ormai è chiaro che questo è l’unico modo per fermare la pandemia. Certo, non lo è il blocco del Paese, perché dopo un anno si è capito che il sistema dei semafori al massimo può stoppare l’economia, ma non la diffusione del virus, che infatti dopo numerosi lockdown continua a circolare. Per capirlo, basta gettare gli occhi oltre confine, non in direzione della Francia, che quanto a vaccini è più indietro di noi, ma della Gran Bretagna. Boris Johnson e l’Inghilterra sembravano destinati a essere travolti dall’epidemia, ma oggi intravedono la luce in fondo al tunnel. Con uno sforzo straordinario sono stati vaccinati oltre 20 milioni di inglesi, pari al 30% della popolazione, e Londra ha deciso di riaprire le scuole già dalla prossima settimana, mentre il resto del Paese sta tornando alla normalità dopo un anno disastroso. Il numero dei contagiati scende e, dopo aver registrato nei mesi scorsi cifre record, cala anche quello dei decessi. Non molto diversa è la situazione negli Stati Uniti, dove gli americani che hanno già ricevuto una dose di vaccino supera i 72 milioni, vale a dire il 20% dei residenti. A luglio, assicurano, il 56% della popolazione sarà al riparo dal Covid e nel giro di pochi mesi l’immunità di gregge si potrà dire raggiunta. Tralasciamo di citare Israele, dove le vaccinazioni sono state somministrate insieme ai cocktail, anche nei bar, con il risultato che il 92% dei cittadini ormai è immune.

Se parliamo del caso inglese, di quello americano e israeliano è per evidenziare che i tre Paesi più avanti nella lotta contro il coronavirus sono fuori dall’Europa e per sottolineare che la Ue, con i suoi riti e le sue procedure da vecchia signora (non è ancora validato il vaccino Johnson&Johnson), è terribilmente in ritardo. Si aggiunga che secondo la vulgata filoprogressista, il premier inglese è un buffone, quello israeliano un imbroglione e quello americano che da un mese ha lasciato la Casa Bianca (è ovvio che se gli Usa sono inondati di vaccini non è certo merito dell’ultimo arrivato) un puzzone. In pratica, quelli che per la stampa e la sinistra sono i peggiori, in questo frangente si sono dimostrati i migliori. Tralasciamo ogni giudizio invece su coloro che sono sempre lodati, anche quando sbagliano.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…