Dopo Cutro e «Marinella»,  non si potrà cantare nemmeno Battiato?

Cantare la Canzone di Marinella è un’offesa alle vittime del naufragio di Cutro? La ballata di Fabrizio De André, dedicata a «una giovane che scivolò nel fiume a primavera», racconta la storia di una ragazza assassinata e gettata nel Tanaro o nel Bormida (lo rivelò lo stesso cantautore in un’intervista di trent’anni fa), ma per una sinistra sconfitta, in cerca di una rivincita e soprattutto di argomenti per ottenerla, Marinella è una migrante annegata mentre era in cerca di un futuro migliore.

E dunque le sue strofe non possono essere cantate alla festa privata per i 50 anni di Matteo Salvini, presenti il premier Giorgia Meloni e il capo di Forza Italia Silvio Berlusconi. Sì, dopo aver fallito con la storia della violenza fascista davanti a un liceo di Firenze (dimenticando ovviamente tutte le altre violenze, a partire da quelle contro degli studenti di destra a opera di militanti rossi), Pd, Verdi e 5 stelle se la prendono con un’innocua serata privata.

Per Luigi Gubitosa, il video in cui si vedono i leader di maggioranza cantare è «agghiacciante»; la capogruppo del Partito democratico Debora Serracchiani scomoda addirittura Eugenio Montale per definire ciò che lei e i suoi compagni non vogliono essere; mentre Angelo Bonelli, quello che ha portato in Parlamento Soumahoro, va oltre e per l’appunto trasforma Marinella in un’icona dell’accoglienza.

Sì, c’è tutta l’ipocrisia e la mistificazione dell’opposizione in questa indignazione a comando per una canzone. Ora a quanto pare, bisogna maneggiare con prudenza anche le strofe, perché la cancel culture fa le pulci persino al karaoke. Immaginate che cosa sarebbe successo se invece dei versi di De André l’altra sera fosse stata intonata Come è profondo il mare di Lucio Dalla, che mette in musica annegamenti, pesci che stanno a guardare e morti. E se addirittura i tre «tenori» si fossero spinti a intonare Onda su onda, incisa da Bruno Lauzi e Paolo Conte, in cui si fa riferimento a un tizio caduto dalla nave, all’acqua gelida e al naufragio che dà la felicità? Per non dire della canzone scritta da Ivano Fossati e cantata da Loredana Bertè, Il mare d’inverno. Sì, c’è una lunga lista di brani che parlano di mare, naufragi, libertà, Mediterraneo, ma solo politici con una mentalità deformata e disperata potrebbero scorgervi un qualche nesso con la tragedia di Cutro. Possiamo davvero credere di dover mettere al bando Summer on a solitary beach? Sebbene abbia un titolo inglese, in quella canzone Franco Battiato a un certo punto ripete un ritornello agghiacciante e politicamente scorretto, almeno di questi tempi: «Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde». Se così fosse, le nuove regole imposte da Elly Schlein e compagni ci costringerebbero persino a vietare Il pescatore, che pur essendo stata scritta da Pierangelo Bertoli e cantata da un’eroina rosso fuoco come Fiorella Mannoia parla di un’onda che ti solleva forte e ti spazza via come foglia al vento, per chiedersi poi se la morte sia così cattiva. Sì, se si vuole sostenere che alcuni riferimenti canori possono essere scambiati per allusioni o, peggio, per mancanza di sensi di colpa, proibendone il canto a una parte politica, quasi che anche le canzoni non siano un patrimonio condiviso ma di parte, siamo alla follia. Per salvare i migranti dai naufragi non serve un’Italia listata a lutto in discoteca o alle feste private, ma sono necessarie misure che fermino i trafficanti e impediscano che la vita dei profughi sia messa a rischio. Punto.

Tutto il resto rappresenta il funerale della ragione, di una sinistra che vuole mettere in penitenza il Paese condannandolo alle litanie cimiteriali.

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