«Entrano nei social da savi, ne escono pazzi»: parola di Michele Serra, guru della sinistra, che ieri così ha commentato su Repubblica le gravissime affermazioni di Marcello Degni, consigliere della Corte dei Conti, finito nella bufera per un post su X pubblicato dal magistrato il 30 dicembre, proprio dopo l’approvazione definitiva della manovra finanziaria. «Occasione persa. C’erano le condizioni», ha scritto Degni, «per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti». Degni ha anche taggato la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein.
Il caso è esploso, e anche da sinistra sono arrivati commenti molto duri nei confronti di Degni, a partire proprio dall’articolo di Michele Serra: «Se il consigliere della Corte dei Conti Marcello Degni», scrive Serra, «mi avesse detto, in una cena privata oppure andando a zonzo sotto i portici, le stesse precise parole che ha postato sui social gli avrei stretto la mano: perché la penso nello stesso identico modo. Ma Marcello Degni, che ricopre un ruolo pubblico delicato, quella frase l’ha postata sui social. Ovvero: l’ha detta a tutti, l’ha sventatamente affissa sulla più grande bacheca mai vista al mondo. Confermando l’ipotesi, tremenda, che anche persone intelligenti e teoricamente posate non hanno più alcuna idea di cosa siano gli ambiti, i contesti, le differenze di ruolo e di luogo. Questa griglia di decenza», aggiunge Serra, «che è anche una griglia di intelligenza, è ormai distrutta. Entrano nei social da savi, ne escono pazzi».
Dal Pd, si fa sentire, il senatore Filippo Sensi: «Non penso», scrive su X, «sia cedere alla campagna della destra per coprire Pozzolo e Delmastro ritenere inopportuna e inaccettabile l’uscita social di Degni. Se ne occuperà la Corte dei Conti, nessuna reticenza a dire che è sbagliato, libertà e senso delle istituzioni devono convivere».
Il caso Degni verrà affrontato oggi in conferenza stampa da Giorgia Meloni in persona. Il protagonista di questa bufera da parte sua rincara la dose: «Il mio pensiero sul post incriminato», scrive Degni su X, «è ben rappresentato nell’intervista su La Stampa di oggi che ringrazio. Sulla questione è montata tanta intolleranza, che travalica lo specifico. A questo punto rispondo con le parole di un grande magistrato: Resistere, resistere, resistere». Cosa dice a La Stampa il magistrato tri-resistente, che cita Francesco Saverio Borrelli? In sostanza, rivendica il post della discordia (che, è bene sottolinearlo, non è l’unico contro il governo): «Il post sulla manovra? Non mi sembra che contenesse cose particolari», minimizza il magistrato, «ho solo espresso il rammarico perché l’opposizione avrebbe potuto sfruttare di più gli strumenti del diritto parlamentare per marcare meglio la maggioranza sulla manovra. Io mi sono espresso come Marcello Degni, non come giudice della Corte dei Conti. Sono materie di cui mi occupo da anni e sono posizioni che esprimo da anni in pubblicazioni destinate all’ambito accademico. Io credo che un magistrato», aggiunge Degni, «abbia il diritto di esprimere le sue posizioni purché non si trovi di fronte a una questione che incide su una sua azione diretta e purché lo faccia in modo rispettoso come ho fatto io argomentando su una questione di cui mi occupo».
Se «potevamo farli sbavare di rabbia» è un modo di argomentare rispettoso, immaginiamo quando Degni decide di essere irrispettoso: detto ciò, ieri dalla maggioranza sono arrivate critiche durissime nei confronti del giudice: «Fratelli d’Italia», annuncia il capogruppo alla Camera Tomaso Foti, «presenterà una interrogazione parlamentare per fare luce sulle numerose dichiarazioni anti governative e apertamente contro il premier Meloni e Fdi espresse sui propri canali social dal consigliere della Corte dei Conti, Marcello Degni, che sono ingiustificabili e incompatibili con il ruolo che ricopre». «Sono stati proprio i Dem», incalza il capogruppo di Fdi al Senato, Lucio Malan, «a nominare Degni alla Corte dei Conti, in particolare l’attuale commissario europeo Paolo Gentiloni il quale anche lui, non da meno dei suoi compagni di partito, si tiene alla larga dal commentare. Purtroppo, l’ex premier si mostra loquace soltanto quando c’è da bacchettare il governo andando contro gli interessi italiani. Quelli che Degni voleva mettere in pericolo proponendo ai suoi parlamentari di far sbavare la maggioranza e mandare l’Italia all’esercizio provvisorio. Per non parlare di altri post dove esalta Toni Negri e il comunismo», aggiunge Malan, «ritorna con le accuse al commissario Luigi Calabresi, le stesse che armarono moralmente la mano ai suoi assassini. Presenteremo un’interrogazione e chiederemo che anche Degni sia audito in commissione Affari costituzionali». E nel frattempo si è mossa anche l’Associazione magistrati della Corte dei Conti, che ieri ha deferito il collega al collegio dei probiviri per violazione del codice di condotta.
Curiosità: ieri mattina Avvenire, quotidiano della Cei, chiedeva le dimissioni del deputato di Fdi Emanuele Pozzolo, ma non quelle di Degni. Strabismo politico-episcopale.
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