«L’autonomia si farà. Il Sud merita rispetto, non di sentire bugie»
Ansa
Il governatore del Veneto Luca Zaia: «La Corte costituzionale ha già detto sì quando c’era Mattarella. Io come don Sturzo: unitario ma federalista».

«Fino a ieri dicevano che era una bufala e ridevano, adesso siamo al dunque e gridano alla secessione dei ricchi. Si mettano d’accordo con sé stessi». Il governatore del Veneto, Luca Zaia, osserva la canea a sinistra, l’indignazione di alcuni colleghi delle regioni del Sud e ha la conferma che l’autonomia sarà una conquista epocale per chi la chiede (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) e uno snodo decisivo per il governo. Il confronto tecnico ha avuto esito positivo, il 70% delle richieste è stato accolto e temi chiave come le risorse finanziarie, la Scuola, la Sanità sono stati normati dal ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani. Adesso comincia il confronto politico, la partita vera, quella in cui i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovranno dimostrare l’unità di intenti, l’adesione al programma. È in gioco la leadership, è in gioco il governo. Zaia va pure oltre: «È in gioco la credibilità dello Stato, e lo dico ai grillini. Se vincono i Nunez e i De Falco è la fine».

Presidente Zaia, è possibile una secessione dei ricchi?

«No, è una sciocchezza inventata da chi ci boicotta dal primo giorno, perché la quota di solidarietà e di sussidiarietà per le regioni disagiate rimane. Noi non siamo né la banda Bassotti, né venditori di pozioni magiche. Ma una cosa va puntualizzata: chi si lamenta e vuole continuare ad avere i nostri soldi lo fa perché a casa sua ha governato male».

Ci faccia qualche esempio.

«È paradossale che la Regione Sicilia, che gode dell’autonomia precostituzionale più ampia d’Italia, si lamenti della possibile autonomia del Veneto. Un giorno l’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano, disse: “L’autonomia è un’assunzione di responsabilità”. Un figlio che chiede più libertà per poter lavorare, crescere da solo, formarsi una famiglia va aiutato a percorrere quella strada virtuosa, non va tenuto in casa sul divano. Ecco, la pubblica amministrazione che spreca 30 miliardi l’anno, con la nostra autonomia dovrà diventare virtuosa».

Ma i cittadini del Sud non rischiano di diventare di serie B?

«No, anzi, verranno più rispettati. Oggi sono proprio i cittadini a pagare le inefficienze di una classe dirigente incapace. Prendiamo la sanità: noi dal Dopoguerra a oggi abbiamo chiuso 49 ospedali, abbiamo fatto economie di scala, abbiamo fatto scelte strategiche per una sanità pubblica d’eccellenza. Loro esportano ammalati, hanno gli scarafaggi in corsia, vantano più personale in rapporto ai degenti. Glielo devo pagare io?».

Gli avversari politici dicono che cerca la rissa.

«Ridicolo. Non posso accettare che si raccontino bugie ai cittadini del Sud, gente perbene che vorrebbe istituzioni efficienti e in ordine, una foresta che cresce e non ha voce. Ma le pare possibile che gli italiani del Sud debbano prendere un aereo per venire a curarsi al Nord?».

Un’anomalia, ma anche una necessità.

«Appunto, ma non mi si venga a dire che al Sud non c’è accademia, non ci sono grandi luminari. Non è vero, manca una classe dirigente politica e amministrativa all’altezza».

Ecco, ma ora la bozza è pronta. È soddisfatto?

«È una bozza importante, se venisse approvata con le nostre richieste sono pronto a firmarla domani. Ci sono ancora delle criticità, ma non mi preoccupano perché lo spazio per trattare è buono. Ci sono punti irrisolti, come quelli sulle autostrade, sulle concessioni, sull’ambiente. Anche la sanità va rivista. Sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata».

Lei ripete che il vostro è un percorso costituzionale, quindi legittimo.

«Certo, il nostro è un progetto legale, trasparente, nel pieno delle prerogative istituzionali. Dietro le mie spalle ho una sentenza favorevole della Corte costituzionale. E lo sa chi c’era in quel collegio della Consulta? Sergio Mattarella».

Se l’autonomia dovesse arenarsi in Parlamento o essere svuotata dagli emendamenti cosa accadrebbe?

«Non ci voglio pensare, sarebbe la fine della fiducia nel nostro Paese. Se una regione che produce punti di Pil ti dice che per continuare a correre ha bisogno di più libertà non puoi gambizzarla, perché ti ritroveresti con un Paese che non produce più. Vogliamo un’equa divisione del malessere? Seguiamo le ricette del Pd».

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha presentato le richieste della Campania per un’autonomia differenziata. Che ne dice?

«In realtà ha spedito una lettera che sembra quella degli auguri di Natale. Non funziona così. Noi abbiamo stilato un progetto, seguito un iter, preparato una bozza di richieste, l’abbiamo sottoposta a referendum, abbiamo aperto le trattative con il governo. E lui? Una letterina. Del resto, rappresenta un partito che ha sempre boicottato l’autonomia».

Da cosa lo deduce?

«Dai fatti, dalla guerra mondiale che ci ha scatenato contro. Il Pd, allora al governo con Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, ha impugnato il progetto di legge, ci ha mandato davanti alla Corte costituzionale, ci ha vietato l’uso della tessera elettorale per il referendum, ci ha imposto il pagamento delle spese per i militari al seggio, ci ha fatto campagna contro e ha fatto ricorsi al Tar fino all’ultimo minuto utile. Ora, dopo due anni, De Luca si sveglia e vuole 23 materie».

Perché, non può?

«Faccia pure, anche perché il suo ragionamento è la prova provata che ho ragione. Quando va all’attacco di Luigi De Magistris dicendo che Napoli riceve 362 euro pro capite l’anno, più di Milano e Roma, e che presentarsi con il volto del Comune di Napoli significa farsi mandare a quel paese, certifica non solo un malessere, ma una cattiva gestione della cosa pubblica».

Ora si passa dal dossier tecnico alla battaglia politica. Fiducioso o pronto a mostrare i muscoli?

«Senta, io sono un inguaribile ottimista, quindi ho fiducia. Ne ho tanta in Salvini, che oltre ad essere vicepremier è anche il nostro riferimento politico. E ne ho altrettanta in Luigi Di Maio, perché i 5 stelle ci hanno appoggiato il referendum e mostrano di condividerne i contenuti. E poi c’è la Costituzione».

In che senso?

«L’autonomia è prevista dalla Carta, e noi dobbiamo rispettarla. Soltanto il Pd ha il privilegio di difendere la Costituzione solo quando gli fa comodo. Sapesse come la pensava don Luigi Sturzo…».

Sono i 60 anni dalla morte, viene tirato per la tonaca da tutti.

«Semplice citazione nella quale la Lega si riconosce in pieno. Nel 1949 diceva: “Sono unitario ma federalista impenitente”. Esattamente come noi. In più era siciliano».

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