La legge di bilancio oggi in Senato. Mezza Fi tenta le ultime modifiche
Antonio Tajani (Ansa)
L’aumento della cedolare sugli affitti brevi agita gli azzurri. Critiche da Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulé: «Manovra aperta, l’aggressione sulle case non è negoziabile». Giorgia Meloni: «Con la riforma costituzionale sarà Terza Repubblica».

Oggi la legge di bilancio approda in Senato. Come promesso da Giorgia Meloni, che l’ha definito un lavoro «sostanzialmente chiuso», anche se la prima seduta della commissione Bilancio del Senato, da dove comincerà l’iter parlamentare, si riunirà domani. La Manovra però continua ad alimentare qualche malumore all’interno della maggioranza. Sulla legge di bilancio, infatti, il nodo resta quello delle tasse. A riaccendere la polemica ci sarebbe una frase rilasciata da Alessandro Cattaneo di Forza Italia in un’intervista a Repubblica: «Siamo alleati leali, ma non si può calpestare la nostra identità». Titolata: «Noi azzurri contrari a nuove tasse. Meloni ci calpesta». Frase smentita poi dallo stesso deputato, che ha chiarito: «Mi riconosco completamente nel testo, per niente nel titolo, dove leggerete una frase che non ho mai detto».

Le intenzioni di Cattaneo erano quelle di spiegare la posizione degli azzurri circa il testo della legge di Bilancio. «Bisogna togliere l’aumento della cedolare secca e trovare una soluzione stabile per risolvere il problema dei crediti incagliati del super bonus. Anche i nostri alleati del centrodestra hanno la nostra stessa sensibilità e troveremo la soluzione migliore per tutti, innanzitutto per i cittadini», ha spiegato nuovamente con un post sui social. Stessa posizione di Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera, anche lui deputato di Forza Italia e anche lui di ala ronzulliana. «La manovra è tutt’altro che chiusa. Oggi ci sarà un incontro fra Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini dove si capirà qual è il punto di caduta. L’importante – dice – è che sia un punto di caduta da quale ripartire insieme e non un precipizio. La politica è mediazione ma, nel nome di Silvio Berlusconi, ci sono valori non negoziabili come l’aggressione fiscale sulla casa».

Eppure il partito sul tema non è compatto. Tanto che lo stesso Mulé chiosa: «Tajani non vuole emendamenti? Idee diverse nel partito». Richiama infatti le posizioni analoghe di Paolo Barelli e di Raffaele Nevi. La posizione del ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani è decisamente più dialogante e la parola «emendamenti alla legge finanziaria» è diventata un tabù dopo la richiesta esplicita di non presentarli da parte della stessa Meloni. Forza Italia però non ci sta e nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di volerli presentare, ma ad abbassare i toni ci ha pensato proprio Tajani, spiegando che chi parlava di emendamenti tra gli azzurri lo faceva a titolo personale. Tuttavia non ha escluso che esistesse l’opzione di presentarli sulla parte che riguarda la cedolare secca. Ieri è arrivato anche il commento di Maurizio Gasparri che spiega: «Attualmente non c’è nessuna aggressione fiscale sulla casa. Non potremmo far parte di un governo che si rendesse protagonista di una simile scelta, che difatti nessuno ha mai ipotizzato. Si sta solo discutendo su un fatto specifico: se portare dal 20% al 26% la cedolare secca su chi fa affitti brevi realizzando maggiori guadagni. Forza Italia ha detto che si può fare a meno di questa scelta». Insomma anche Gasparri, pur non rinunciando al confronto, punta a spegnere il fuoco delle polemiche. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti lancia invece un appello: «Bisogna essere seri: sono stati proprio i capigruppo dei partiti di maggioranza a chiedere ai leader di portare in Aula un testo senza aprirlo a emendamenti che non siano di aggiustamento del governo». A lui si aggiunge Francesco Filini, deputato di Fdi e responsabile nazionale del programma: «La Legge di Bilancio già approvata all’unanimità dal Consiglio dei ministri, e che nelle prossime ore approderà in Senato, conferma il più grande taglio delle tasse ai lavoratori degli ultimi decenni».

Intanto ieri Giorgia Meloni, nel suo intervento alla convention della Dc a Saint Vincent, organizzata da Gianfranco Rotondi, trova il modo anche di fare cerchio e spegnere le polemiche: «In questi decenni il centrodestra è cresciuto, si è strutturato, ha trascorso anche momenti difficili, ma ha sempre saputo far dialogare al suo interno tutte le sue identità, non rinunciando a sperimentare nuove esigenze e nuove forme. È un centrodestra moderno e dinamico, che fa tesoro delle diversità ed è capace di governare con realismo, concretezza e competenza, portando avanti un programma chiaro e basato su un approccio valoriale – aggiunge il presidente del Consiglio – i valori della famiglia, della patria, della libera impresa, della sussidiarietà e dell’appartenenza all’Occidente sono valori che affondano le radici in una storia che, da sempre, ci vedono alternativi e profondamente distanti dalla sinistra. Anche per questo sono convinta che chi viene dalla tradizione dei democratici cristiani non possa non stare saldamente nel centrodestra. Io ho sempre considerato riduttivo definire la Dc semplicemente come un partito di centro».

Infine, il premier torna sulla riforma costituzionale: «Abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità storica: consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia, con la riforma costituzionale che questo governo intende portare avanti, nella Terza Repubblica».

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