L’inchiesta sui familiari del deputato con gli stivali, Aboubakar Soumahoro, è arrivata a un primo passaggio importante. Infatti il 6 ottobre inizierà l’udienza preliminare in cui verrà deciso se rinviare a giudizio i sei imputati per reati fiscali mandati alla sbarra dalla Procura di Latina guidata da Giuseppe De Falco.
Tra i sei ci sono anche la compagna di Soumahoro, Liliane Murekatete, la suocera, Marie Therese Mukamitsindo, e due cognati, Richard Mutangana e Michel Rukundo. Ma se, in questo caso, le accuse riguardano i mancati pagamenti all’erario e le false fatture per risparmiare, la vera inchiesta sul business dell’accoglienza è ancora in corso. Dalla Procura non sono trapelate neanche le ipotesi di reato definitive, non essendo state queste contestate ai diretti interessati. Quel che è dato sapere è che, nella scelta delle fattispecie da contestare, gli inquirenti hanno deciso di attenersi agli orientamenti molto rigorosi della Cassazione. Tra le contestazioni ritenute plausibili inizialmente, quanto meno a livello di pourparler giuridico, c’erano la truffa, il peculato e la malversazione, tutti riferibili all’uso inappropriato di fondi pubblici, ovvero quei 62,5 milioni di euro incassati negli anni dalla cooperativa Karibu e dal consorzio Aid, oggi sotto il controllo dei commissari liquidatori.
In questo calderone sono finiti anche i denari distratti alle società e inviati su conti esteri. Come avevamo rivelato nel dicembre scorso, i bonifici all’estero erano stati oggetto di una segnalazione di operazione sospetta dell’Uif della Banca d’Italia. A far scattare l’allarme, un bonifico da 1.314.512 euro proveniente dalla Karibu e diretto su un «conto corrente intestato alla Jambo Africa». La banca che aveva trasmesso la segnalazione rimarcava che la movimentazione, da gennaio 2016, rilevava «diversi bonifici esteri (diretti, ndr) verso conti in Ruanda intestati alla Karibu Rwa». Ricordiamo che il Ruanda è il Paese d’origine degli affini di Soumahoro e che qui Mutangana ha gestito un piccolo resort e diverse attività legate anche al turismo.
Ma gli investigatori, a quanto ci risulta, avrebbero messo sotto osservazione anche bonifici per centinaia di migliaia di euro diretti in Gran Bretagna (una cifra oscillante, secondo le nostre informazioni, tra i 400.000 e i 500.000 euro), sui conti di una ditta chiamata Karibu limited. Ma anche su questo fronte viene mantenuto il massimo riserbo. L’unica cosa che siamo riusciti a sapere è che non sono state fatte rogatorie all’estero. Alcuni denari sarebbero partiti anche in direzione Bruxelles dove, da Internet, risultava esserci una filiale della Karibu e dove Mukamitsindo fu immortalata insieme a Pier Francesco Majorino in occasione di «una fruttuosa riunione sul sistema d’accoglienza».
In Belgio è iniziata l’avventura della famiglia ruandese in Europa. «Quando sono scappati da Kigali, il loro obiettivo era di andare a Bruxelles dove già si era trasferita la sorella di mia suocera. E anche Marie Therese ha studiato in Belgio», ci aveva confidato l’ex moglie di Mutangana. Questo trasferimento di denaro all’estero potrebbe aprire nuove piste investigative e far contestare, alla fine delle indagini, persino reati come il riciclaggio e l’autoriciclaggio.
C’è, infine, un terzo filone di indagine che riguarda i presunti, mancati adempimenti da parte dei vertici delle ditte incriminate verso i numerosi lavoratori che, rappresentati in gran parte da Gianfranco Cartisano della Uiltucs di Latina (che ha parlato di 400.000 euro di stipendi non pagati), hanno cercato di far valere i propri diritti e riscuotere i mancati pagamenti. Ma, anche in questo caso, il fascicolo non ha avuto una discovery. Cartisano, che attende ansioso notizie dalla Procura, nei mesi scorsi aveva dichiarato: «I rappresentanti che gestivano il denaro pubblico su accoglienza e integrazione hanno raggiunto il loro obiettivo, il profitto, tralasciando salari e lavoro in un settore dove non vi è crisi».
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