La commedia sovranista di Macron
Ansa
Mentre il presidente attacca il «capitalismo folle», Edouard Philippe annuncia la revisione di Schengen e un giro di vite sugli imam, con l’intento di fare concorrenza a Marine Le Pen.

Se tre indizi fanno una prova, la «svolta sovranista» di Emmanuel Macron sembra già sorretta da un più che solido apparato probatorio.

Intendiamoci: il presidente francese è sempre stato europeista e liberale a giorni alterni, non disdegnando di utilizzare i vecchi e disprezzati utensili del sovranismo pratico quando ciò andava a favore dell’interesse nazionale francese. Da qualche tempo a questa parte, tuttavia, la leadership transalpina sembra calibrare anche il proprio messaggio politico alla luce di una calcolata e scientifica invasione del campo ideologico lepenista, per battere sul suo stesso terreno l’unico avversario diretto. L’11 giugno, per esempio, Macron ha preso la parola a Ginevra, all’Organizzazione internazionale del lavoro, pronunciando parole sorprendenti in bocca all’ex quadro dirigente di Rotschild & Cie Banque. Il presidente francese ha infatti tuonato contro un «capitalismo divenuto folle», reclamando il ritorno a una «economia sociale di mercato in cui ciascuno trova il proprio posto». Sembra un’altra persona rispetto al politico che, nel luglio del 2017, esprimeva tutto il proprio darwinismo sociale dividendo la società tra «quelli che ce l’hanno fatta e quelli che non sono nessuno».

Nel frattempo, nelle stesse ore, la capolista del movimento macroniano, Nathalie Loiseau, rinunciava ad assumere l’incarico della presidenza del neo gruppo Renew Europe in seguito a divergenze e malumori della vecchia guardia del gruppo, quella liberale, capeggiata dall’ex premier belga Guy Verhofstadt. Una gaffe, probabilmente, un incidente di percorso non voluto. Ma anche questo contribuisce a un riposizionamento dei macroniani rispetto all’ortodossia. E non è tutto.

Mercoledì, infaatti, all’Assemblée nationale, il primo ministro Edouard Philippe ha pronunciato la trentaquattresima déclaration de politique générale della V Repubblica. E anche qui non sono mancate sorprese di sapore sovranista. Tanto per cominciare, ha annunciato un «progetto di rifondazione completa dello spazio Schengen». Il diritto d’asilo, ha detto, è un «tesoro», ma «dobbiamo lottare con fermezza contro gli abusi. Dobbiamo assicurare che i richiedenti asilo scelgano la Francia per i nostri valori, non perché il nostro sistema è più favorevole di altri».

Philippe ha aggiunto che «l’islam di Francia deve reclutare imam in Francia, che parlino francese e non siano pagati da Stati esteri». Come si vede, è un florilegio di temi che non stonerebbero in bocca a Matteo Salvini o a Marine Le Pen. Gli stessi argomenti che invece i macroniani di casa nostra ci assicurano essere tabù. A un leghista che chiedesse di abolire Schengen si darebbe del folle sfascista (con la lettera iniziale che alla bisogna si può sempre togliere). Se lo fa il primo ministro di Francia, quasi non fa notizia. Philippe, a ogni modo, ha detto anche altre cose interessanti. Ha per esempio affermato di non credere che destra e sinistra siano scomparse. Ma, si è chiesto, «queste culture bastano per strutturare un dibattito?». Per poi lanciare un ammiccante: «Saluto tutti coloro, da qualsiasi parte vengano, pronti a raggiungerci nel sostegno al presidente della Repubblica».

Pochi giorni fa, sul Journal du Dimanche, il sottosegretario Marlène Schiappa e i deputati macroniani Laurent Saint-Martin e Olivia Grégoire avevano lanciato un invito analogo: «Che voi veniate dai Repubblicani, dai Verdi, dal Partito socialista o dal Partito animalista, tutto ciò che ci interessa è: siete voi pronti a mettere il vostro Paese davanti al vostro partito?». È la teorizzazione apertis verbis del «partito della nazione», pronto a fare campagna acquisti nella destra moderata, intestandosi un programma fortemente ammiccante ai temi sovranisti, per combattere, ma allo stesso tempo svuotare, i populisti. Marine Le Pen è avvisata.

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