Se questa è libertà. Ecco tutti i vincoli che non può essere normale accettare
  • Festeggiamo le riaperture, ma restano ingressi contingentati nei locali, porzioni monodosi, mascherine e divieti: ci siamo assuefatti alle limitazioni?
  • Rocco Panetta, esperto legale: «Il culto, il lavoro, la circolazione e persino di domicilio: abbiamo messo sotto stress la Carta. E il green pass pone seri problemi sul controllo dei dati».

Lo speciale contiene due articoli.

Scordatevi l’assalto al buffet nei banchetti di nozze. Chi si azzarda ad allungare una mano per garantirsi una porzione in più, rischia una solenne bacchettata dal cameriere. Al massimo ci si può servire con le monodosi, l’unica soluzione da cocktail in cui è concesso il self service. Naturalmente l’ingresso nell’area del rinfresco matrimoniale o della comunione, è ammesso solo previa esibizione del green pass che attesta la vaccinazione di entrambe le dosi di Pfizer, Moderna o Astrazeneca o di una di J&J. Unica deroga è aver avuto da 15 giorni la prima dose. Vale naturalmente come lasciapassare essere guariti dal Covid, o aver effettuato nelle 48 ore precedenti la festa, un tampone con esito negativo. Il personale deve indossare sempre la mascherina. Se il banchetto prevede la musica dal vivo, la situazione si complica perché scatta l’equilibrismo delle misurazioni. I musicisti devono essere ad almeno tre metri di distanza dal pubblico, se non ci sono barriere anti-droplet vicino al microfono. Gli invitati potranno ballare, ma solo all’esterno e ognuno dovrà avere almeno 1,2 metri quadrati a disposizione. Gli eventi in spazi interni sono possibili solo se ci si trova in area bianca: in questo caso è necessario che ogni ospite abbia 2 metri quadrati a disposizione. E deve essere potenziato il ricambio d’aria all’interno del locale. C’è un’altra regola da tenere a mente: quando non si mangia o beve bisogna continuare a utilizzare la mascherina e rimanere distanziati.

Mettiamo poi che si voglia concludere la giornata in discoteca per fare due salti. È stato detto che i locali riaprono. Sì, è vero, le discoteche riaprono ma in una nuova versione. Dimenticate di andarci per ballare. Si può solo ascoltare musica, mangiare e bere. Si prevede alto tasso di uso di alcolici dal momento che non ci si può scatenare in pista.

Benvenuti nella nuova stagione del liberi tutti, dell’Italia colorata di bianco, del ritorno alla normalità. Questo era stato annunciato e qualcuno ci aveva pure creduto a giudicare dalle dichiarazioni entusiaste colte per strada dalle tv e dai sorrisi ottimistici di ristoratori e proprietari di bar. Le giravolte del ministro della Salute Roberto Speranza, sui limiti delle persone al tavolo dei ristoranti (prima 4 poi 6 solo nei locali chiusi), sono un esempio della confusione e del modo improvvisato in cui viene affrontato il tema delle riaperture. C’è inoltre la novità peggiorativa che in casa, anche in zone bianche, si possono accogliere al massimo 6 ospiti (esclusi i figli minorenni).

L’euforia da ripartenza appare ingiustificata se si legge bene il decalogo di ciò che si può e non si può fare. Forse ci siamo talmente abituati alle restrizioni, alla regolamentazione ferrea di ogni atto della quotidianità che solo l’ammorbidimento di alcune regole ci sembra un ritorno alla normalità. In realtà la strada da percorrere è ancora lunga. È vero che alcune restrizioni sono cadute ma quelle che permangono sono ancora numerose.

Ecco una mappa dei divieti e delle restrizioni che permangono anche se le regioni diventano bianche. Innanzitutto è obbligatorio l’uso della mascherina oltre che al chiuso anche all’aperto quando non si può mantenere la distanza. Ne sono esentati solo i bambini sotto i 6 anni e chi sta svolgendo attività sportiva. Altro must incontestabile è il distanziamento sociale. Questo vuol dire che le presenze in luoghi chiusi saranno contingentate.

La consumazione al banco nei bar è consentita ma bisogna rispettare una distanza interpersonale di almeno un metro tra i clienti. Siccome i banconi non sono così lunghi da ospitare più clienti, continuerà quella che è ormai diventata l’abitudine di consumare all’esterno. L’ingresso, se non ci sono posti a sedere, è consentito a un numero di persone alla volta, in modo da assicurare il distanziamento.

La partecipazione a festeggiamenti di qualsiasi tipo, quindi non solo matrimoni ma anche compleanni, lauree ecc, richiede il possesso del green pass o del tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti. Il green pass è obbligatorio anche per passare in regioni di diverso colore (arancioni o rosse) che al momento non ci sono.

Riaprono al pubblico stadi e impianti sportivi all’aperto (per quelli al chiuso bisognerà aspettare luglio), ma a capienza ridotta di un quarto. Le sorprese sono dietro l’angolo. Ogni Regione, a conferma delle riaperture delle attività in zona bianca, emette un’ordinanza regionale, in cui, almeno in teoria, potrebbe adottare specifiche restrizioni di carattere locale.

C’è poi il tema turismo. Per le strutture ricettive vige l’obbligo delle mascherine e del distanziamento. Se poi si vuole varcare il confine si apre uno scenario confusionario. I Paesi europei marciano in ordine sparso. Tutti comunque richiedono il green pass in inglese con l’attestazione della vaccinazione o il tampone. In alcuni c’è ancora la possibilità che una volta arrivati bisogna sottoporsi alla quarantena. Allora metà delle vacanze va in fumo. Un aiuto dovrebbe venire dal certificato vaccinale della Ue che dovrà essere riconosciuto da tutti gli Stati membri a partire dal primo luglio. È già operativo il «gateway Ue» al quale dieci Paesi tra cui l’Italia si sono connessi e sette (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Croazia e Polonia) hanno iniziato a lasciare i primi certificati Ue. La Croazia ogni settimana pubblica una mappa dell’Europa a colori e per chi viene da una zona non «verde» e la quarantena non è richiesta solo se si è vaccinati, si è guariti dal Covid o si ha un tampone negativo. In mancanza di un test bisogna farlo sul posto a proprie spese con obbligo di isolamento fino al risultato. Per accedere in Spagna bisogna avere il certificato vaccinale originale in spagnolo, inglese, francese e tedesco. Chi non riesce ad ottenerlo in una di queste lingue, deve fare una traduzione in spagnolo effettuata da un organismo ufficiale. Dal primo luglio sarà obbligatorio compilare un modulo di controllo sanitario. La Francia non accetta il tampone antigienico ma solo quello molecolare che è obbligatorio anche per chi ha avuto la seconda dose del vaccino. Inoltre è richiesta la compilazione dell’autocertificazione. Al rientro in Italia c’è l’obbligo di presentare un tampone molecolare o antigienico negativo effettuato nelle 48 ore prima dell’arrivo.

Per chi vuole andare fuori dall’Europa la situazione si complica ancora di più perché numerosi Paesi non hanno ancora riaperto. È bene informarsi prima presso il sito della Farnesina perché la situazione è in evoluzione e così si evitano spiacevoli sorprese.

E lo chiamano ritorno alla normalità.


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