Indagini su Macron & C.: favori ai consulenti
Emmanuel Macron (Ansa)
Perquisizioni al ministero della Sanità e in un’altra amministrazione pubblica per accertare eventuali irregolarità nelle commesse alle società private del settore. L’inchiesta è iniziata due anni fa per far luce sui costi raddoppiati con il primo mandato del presidente.

L’inchiesta per il presunto favoritismo riservato a varie società di consulenza da parte dello Stato francese si arricchisce di un nuovo capitolo. Mercoledì 29 maggio sono state compiute delle perquisizioni al ministero della Sanità francese, in presenza dei magistrati della Procura nazionale finanziaria (Pnf) che indagano su queste presunte irregolarità. In parallelo a quelle svolte al ministero della Sanità, altre perquisizioni sono state condotte, sempre mercoledì, anche negli uffici di un’altra amministrazione pubblica e in alcune proprietà private.

L’origine di queste operazioni risale a due anni fa. Tutto è iniziato nel mese di marzo 2022 quando una commissione speciale del Senato francese ha presentato i risultati di un’analisi sugli interventi delle società di consulenza richiesti da varie branche della pubblica amministrazione transalpina. Il titolo del rapporto senatoriale era già molto eloquente, visto che parlava della «crescente influenza delle società di consulenza private sulle politiche pubbliche».

Tra le varie cifre prese in considerazione dai senatori c’erano quelle relative al ricorso a consulenze da parte dei ministeri francesi nel corso il primo mandato all’Eliseo di Emmanuel Macron. Ai tempi, la commissione della Camera alta di Parigi aveva stimato che tali consulenze erano «più che raddoppiate dal 2018» e avevano generato costi per complessivi «893,9 milioni di euro». In realtà, i soldi pubblici spesi per pagare le consulenze sarebbero stati anche di più visto che, nell’importo sopra citato, non erano incluse le consulenze informatiche. In totale quindi, il costo delle consulenze avrebbe «superato il miliardo di euro».

La stessa commissione aveva anche sollevato dei dubbi su McKinsey, in merito ad un eventuale ricorso all’ottimizzazione fiscale. Questo perché, sempre secondo la commissione, McKinsey risultava essere «fiscalmente soggetta all’imposta societaria (Is) in Francia» tuttavia «i suoi versamenti sono pari a zero euro da almeno 10 anni». Va detto però che, due mesi prima della pubblicazione del rapporto senatoriale, esattamente il 18 gennaio 2022, il direttore della filiale transalpina di McKinsey, Karim Tajeddine aveva dichiarato alla commissione della Camera alta francese: «Abbiamo pagato l’imposta societaria in Francia e tutti i dipendenti sono in una società di diritto francese».

In seguito, nel maggio del 2022, gli uffici di McKinsey in Francia erano stati perquisiti. Una seconda perquisizione era stata condotta il 13 dicembre 2022 sia negli uffici della stessa società di consulenza americana, che in quelli di Renaissance, il partito fondato da Macron.

Dopo la pubblicazione del rapporto senatoriale, la Procura Nazionale finanziaria aveva aperto un’inchiesta a carico di McKinsey per «riciclaggio aggravato di frode fiscale aggravata», il 31 marzo 2022. Qualche mese dopo, il 20 e il 21 ottobre 2022, la stessa Pnf aveva aperto altre due inchieste. La prima riguardava le «condizioni di intervento delle società di consulenza nelle campagne elettorali del 2017 e del 2022» di Macron. La seconda inchiesta invece riguardava un sospetto «favoritismo». Proprio questo secondo dossier giudiziario sarebbe all’origine delle perquisizioni di ieri. Come riportava, in maniera più precisa, un comunicato del 24 novembre 2022, firmato dal Procuratore nazionale finanziario Jean-François Bohnert, una prima inchiesta era stata aperta per «tenuta non conforme dei conti di campagna e minorazione di elementi contabili nei conti di campagna», la stessa inchiesta puntava anche «alle condizioni di intervento delle società di consulenza nelle campagne elettorali del 2017 e 2022». Nello stesso comunicato si parlava anche della seconda inchiesta per «favoritismo» e «occultamento di favoritismo».

Della questione delle consulenze commissionate a società private da parte di amministrazioni pubbliche francesi si è occupata anche la Corte dei conti di Parigi. Grazie ad una iniziativa di cittadini, che avevano segnalato su una piattaforma online delle irregolarità nella gestione dei soldi pubblici, nel luglio del 2023 i giudici contabili avevano rilevato che le spese per «prestazioni intellettuali» per i ministeri erano passate da «11 milioni di euro nel 2014 a 100 milioni nel 2018 e a più di 230 milioni di 2021 prima di riscendere a 200 milioni nel 2022».

Il problema non è tanto il ricorso alle società di consulenza ma piuttosto la loro influenza all’interno dello Stato. Questo aveva indotto la commissione senatoriale a parlare di «fenomeno tentacolare» e a sollevare interrogativi sulla «sovranità» dello Stato rispetto a tali società. La questione delle consulenze private commissionate da delle amministrazioni pubbliche è molto sentita al di là delle Alpi. Per cercare di regolare questa pratica, nel gennaio di quest’anno, il parlamento francese ha approvato una legge che le limita per le collettività locali al di sopra dei 100.000 abitanti.

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