Lo speciale comprende quattro articoli.
«Si è potuto constatare come l’utilizzo degli alloggi popolari da parte degli indagati sia essenziale non tanto per le esigenze abitative quanto piuttosto per la gestione degli affari illeciti. È comprensibile, pertanto, come si siano registrati casi di ostinata resistenza e opposizione a qualsiasi tentativo di sgombero». A parlare non è uno di quei pochi giornalisti che si azzardano a sollecitare la liberazione degli immobili occupati abusivamente, spesso bersaglio di certa stampa che tira in ballo la consueta retorica delle famiglie buttate per strada. Le parole vengono da un’ordinanza del gip del Tribunale dell’Aquila relativa agli sgomberi nel complesso «Ferro di Cavallo» di Pescara. Il giudice precisa in modo chiaro che l’occupazione fa parte di una strategia volta ad espandere l’influenza malavitosa sul territorio. Un’azione che quindi non ha niente a che vedere con l’assegnazione di tetto a bisognosi. Anzi questi sono le vittime. Si legge nell’ordinanza che «la disponibilità di un alloggio al Ferro di Cavallo, costituisce per gli indagati, un presupposto essenziale e fondamentale per poter svolgere attività delinquenziale».
Il caso di Firenze, con la scomparsa della bambina peruviana nel contesto di profondo degrado dell’ex hotel occupato a settembre scorso, diventato sede della criminalità della zona, ha riacceso i riflettori sul racket degli immobili. Ed è stata la conferma che gran parte delle occupazioni non avvengono per mano di bisognosi stanchi dell’attesa di un alloggio pubblico ma sono gestite dalla malavita organizzata che lì crea avamposti per traffici illeciti. Spaccio, prostituzione, aggressioni di ogni genere si allargano a raggiera e arrivano a lambire le aree centrali, non più solo di sera. La luce del giorno non spaventa chi si sente padrone incontrastato delle città. Nel recente maxi sgombero di alcuni immobili pubblici a Tor Bella Monaca, periferia Est di Roma, che ha visto all’azione oltre cento uomini delle forze dell’ordine, è emerso che erano in mano a clan malavitosi. Tra gli irregolari anche un esponente legato alla camorra. Nelle case sono stati rinvenuti droga e contanti. A San Basilio, altra periferia della Capitale, nelle case dell’Ater, occupate abusivamente poi liberate, avevano il loro quartier generale alcuni esponenti dei clan Marando e Pupillo. A Milano, ha fatto scalpore il caso del Comitato abitanti Giambellino Lorenteggio definito da alcuni giornali il Robin Hood degli immobili. L’attività criminosa aveva, secondo la Procura, «il programma sociale di invadere e occupare alloggi di edilizia residenziale pubblica Aler». Gli occupanti erano, secondo la procura, dotati «di attrezzi per scassinare le porte e le lastre di metallo all’ingresso delle case, nuove serrature e porte per sostituire quelle divelte, attrezzature per lavori elettrici di idraulica e muratura, telefoni cellulari e schede per i contatti». Ai documenti dell’inchiesta è stato allegato un volantino con l’intestazione «Sos anti-sgombero» in cui era scritto: «Sei sotto sfratto? Non riesci a pagare luce e gas? Aler e Mm ti vogliono cacciare perché sei moroso? Viene allo sportello sociale contro la crisi». Il Comitato diceva di aver aiutato le famiglie in crisi. Nove militanti dell’organizzazione sono stati riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere e condannati a pene pesanti anche se è stato evidenziato che non c’era nessuno scopo di lucro e che l’unico denaro richiesto era il pagamento di dieci euro annuali di iscrizione.
A Milano su 72.000 appartamenti delle case popolari, 2.936 sono occupati abusivamente e gli inquilini sono per la maggior parte stranieri, soprattutto di origine africana. A San Siro le occupazioni abusive sono per l’88% di stranieri e per il 12% di italiani, a Corvetto la percentuale è di 73% immigrati e 27% italiani e a Bolla 70% e 30%. Gli abusivi difficilmente sono mandati via. Quando intervengono le forze dell’ordine si trovano davanti anziani, bambini, donne incinte o presunte – avere i documenti e i certificati è impossibile – e portatori di handicap. Chi occupa abusivamente va a colpo sicuro. All’Aler arrivano segnalazioni di gruppi che precedono gli occupanti, armati di chiavistelli e martelli e sfondano le porte. Come fanno a sapere che quell’appartamento è vuoto? È evidente che dietro c’è un’organizzazione malavitosa che monitora il territorio. In via Gola, a cento metri dalla Darsena, una zona fitta di locali della movida, ci sono 480 appartamenti di cui 160 occupati abusivamente, la gran parte da stranieri. È una zona di spaccio a qualsiasi ora del giorno.
In Campania, a Somma Vesuviana, si è sviluppata la vendita del subentro. Il mercato delle occupazioni abusive ha raggiunto cifre astronomiche, secondo la stampa locale, dai 10.000 ai 20.000 euro. A Pozzuoli, è un susseguirsi di gruppi di malavita che esercitano un controllo tra i palazzi popolari nati nel post bradisismo. A fare gola c’è la piazza del lotto 5, dove si vendono cocaina, hashish e crack e che secondo gli ultimi pentiti rappresenta «la più importante di Pozzuoli» insieme a quella dei 600 alloggi. A Torino sono oltre 200 gli immobili occupati. Le case popolari sono prese d’assalto, il presidente dell’Atc, Emilio Bolla dice che il fenomeno è in aumento. Spesso gli abusivi, sloggiati da un appartamento trovano subito un’altra sistemazione, sempre irregolare, in stabili vicini. Quando ad aprile scorso, sono stati sgomberati gli alloggi popolari di via Scarsellini, nonostante l’intervento dei servizi sociali per evitare nuove occupazioni, gli abusivi si sono subito impossessati di altri appartamenti nel vicino corso Agnelli. Nel quartiere Borgo San Paolo, il complesso di edilizia popolare di corso Racconigi, è una vera e propria piazza di spaccio. Da un’inchiesta della Sezione antidroga della squadra mobile, che ha portato all’arresto di nove pusher, tra italiani e nordafricani, è emerso che dentro le case c’era un fortino della droga. A gestire il traffico era un’associazione con ruoli ben definiti, da quelli che ritiravano i carichi provenienti dal commercio internazionale, ai magazzinieri, che mettevano a disposizione i locali per stoccare la merce, agli spacciatori; e infine le «sentinelle» di vedetta. Altro che bisognosi.
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