Senza uomini, mezzi, divise e alloggi Il grido di dolore dei vigili del fuoco
Ansa
  • Da Milano alla Sicilia, aiutare gli altri per il Corpo nazionale sta diventando sempre più difficoltoso. Mancano pure spogliatoi per le donne. Gli effettivi fanno i pendolari da una Regione all’altra viaggiando di tasca propria.
  • Il pompiere-rappresentante sindacale Paolo Cergnar: «Questi soldi coprono a malapena le attività ordinarie su Roma. Si fa quel che si può».

Lo speciale contiene due articoli

Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco è considerato uno dei più apprezzati e stimati in Italia per il costante impegno al servizio dei cittadini. Andando, però, oltre l’immagine specchiata di uomini e donne fieri, preparati e pronti a mettere a rischio la propria vita per aiutare il prossimo, si arriva a una realtà difficile, fatta di carenze e problemi che ricadono direttamente su ognuno di noi. Un dato su tutti che ben fa comprendere la portata del problema sta nel numero di vigili del fuoco che operano in Italia. Ci sono 35.901 unità effettive a fronte di un organico teorico pari a 39.602 unità. In pratica c’è un vigile del fuoco operativo ogni 9.071 abitanti, con un’età media prossima ai 50 anni.

A Brindisi, per esempio, ogni turno di servizio conta solo 20 pompieri, in pratica un vigile del fuoco ogni 20.000 abitanti. A Roma a coprire il dispositivo di soccorso dovrebbero esserci 1.780 unità ma ce ne sono solamente 1.280 divise su quattro turni, quindi 320 vigili a turno. Questo in teoria, perché nella pratica si arriva a 140 vigili del fuoco: ne mancano 86 a turno. Rispetto alle norme europee che impongono un vigile del fuoco ogni 1.000 abitanti, Roma detiene la maglia nera del Paese, raggiungendo il rapporto di un pompiere ogni 30.000 abitanti. Non va meglio a Padova e Livorno, dove c’è una sola squadra completa per tutta la città.

Mancano, però, anche i mezzi. Per il Comune di Milano ci sono solo cinque autopompe operative, a Palermo funzionano solo due autoscale su tre. A Civitavecchia dovrebbero esserci due motobarche per il servizio antincendio in porto e navale, invece sono fuori uso e si ricorre a un gommone. A Roma ci sono 53 autovetture ferme, i pick-up restano inutilizzati per mancanza di personale con la necessaria patente e sono solamente tre le autoscale dentro il Grande raccordo anulare invece delle cinque previste. Insomma, un cane che si morde la coda: dove ci sono i mezzi non c’è il personale idoneo a guidarli e viceversa.

Un paradosso che farebbe sorridere se non si trattasse di personale e mezzi necessari per soccorrere i cittadini e, spesso, salvare loro la vita. E la vita, a Roma, il dentista Ernesto Tafuri l’ha persa: è morto il 5 aprile nel rogo del suo appartamento, nonostante abitasse di fronte alla caserma dei pompieri di Prati sprovvista, in quell’occasione, del mezzo per intervenire dall’esterno, ovvero l’autoscala. Mancano mezzi ma mancano anche le uniformi e dispositivi di protezione individuali (Dpi). A comunicarlo è una circolare della direzione centrale per le risorse logistiche strumentali del luglio 2024, in cui si informava della mancanza di uniformi estive da inviare ai magazzini territoriali di tutta Italia. Nella pratica ciò ha comportato il dover indossare le divise invernali, i pantaloni rotti, le magliette strappate e gli stivali scollati. Un problema, pare, tutt’altro che risolto.

Se per gli uomini la situazione è difficile, per le donne lo è forse di più. «Essere vigile del fuoco è un sogno che si è realizzato»: B.N. deve fare i conti con una parità che fatica ad arrivare a partire dalle piccole cose che, per un vigile del fuoco, significano però tutelare la vita. «Non è facile lavorare con divise pensate per gli uomini. Da quando il Corpo si è aperto anche alle donne non è stato fatto alcun adeguamento. Così ci troviamo a dover indossare divise di taglie non conformi a una donna, realizzate per gli uomini».

Per B.N., come per le altre 404 donne vigili del fuoco, questo comporta una duplice difficoltà: «Operiamo in aree difficili e con abbigliamento scomodo che rende anche pericoloso e più faticoso l’intervento, essendo la nostra divisa una seconda pelle… declinata però al maschile». Mancano persino gli spogliatoi.

Ma non è tutto. A chiudere il desolante quadro c’è il disagio di chi è costretto a fare il pendolare. A Roma sono circa 200 e, come si può immaginare, se viaggi in treno vivi tutti i disagi di un normale cittadino. Peccato, però, che in questo caso i nostri angeli sono costretti a percorrere quotidianamente e a proprie spese (se si viene da fuori Regione, Intercity e Alta velocità non sono comprese nelle convenzioni che rendono gratuiti, per i pompieri, alcuni treni regionali, ndr) centinaia di chilometri per svolgere un servizio di per sé già usurante. Essere vigile del fuoco è per molti una missione, lavorare nella Capitale un sogno che si realizza… ma nella realtà ci si ritrova a fare i conti con difficoltà economiche e psicofisiche. A raccontarlo è S.V.: «Sono pendolare da due anni. Viaggio ogni giorno dalla Campania dove ho famiglia e spese da sostenere. Prendo 1.650 euro di stipendio netto al mese e pagare un affitto a Roma è impossibile. Già devo mettere in conto la spesa per i viaggi che arriva anche a 500 euro. A questo si aggiunge lo stress delle ore in cui si bloccati in treno o in stazione per un guasto o uno sciopero per poi dover intervenire su un incendio». Disagi che ricadono sull’intero servizio quando ci si trova a fare i conti con il ritardo di 10-15 uomini da coprire.

Eppure il problema potrebbe risolversi. La legge n. 197/2022, all’articolo 1, comma 675, ha previsto «al fine di fare fronte alla carenza di alloggi di servizio da destinare al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco» di istituire «nello stato di previsione del ministero dell’Interno, un fondo con la dotazione di 3 milioni di euro per il triennio 2023-2025». All’articolo 13 del decreto del Viminale («Nuovo regolamento sugli alloggi di servizio») si legge che «in ogni sede che disponga di aree idonee all’impiego anche periodico o saltuario ad alloggio temporaneo collettivo, tali aree sono individuate e la fruizione viene regolamentata dal rispettivo dirigente, salvaguardando le prioritarie esigenze di operatività della sede interessata». Quindi la possibilità di realizzare foresterie non è così lontana anche per i vigili del fuoco. Così come non lo è la possibilità, da parte dei comandi, di stipulare convenzioni per l’alloggiamento del personale dei vigili del fuoco non residenti, come ha fatto quello di Milano. Sempre a Milano il Comune ha destinato il 5% degli alloggi dei Servizi pubblici abitativi (Sap), alle forze di polizia e ai vigili del fuoco. La Regione Lombardia ne ha messi a disposizione altri 70 di Aler. La stessa cosa è avvenuta a Venezia, dove il comando ha stipulato una analoga convenzione con il Comune.

Alla luce dell’anno giubilare anche Roma dovrebbe e potrebbe muoversi per risolvere il problema soprattutto perché, se a oggi è difficile gestire l’ordinario, pare essere assai improbabile far fronte allo straordinario rappresentato dai milioni di fedeli previsti nella Capitale con i vigili del fuoco pendolari. Eppure l’argomento pare non interessare al primo cittadino Roberto Gualtieri a cui è stato chiesto, da parte di una rappresentanza del Corpo, un incontro il 9 aprile scorso. Missiva rimasta lettera morta. Eppure quando a bruciare è stata la «Roma bene», a fianco dei vigili del fuoco c’erano tutti.

Così come c’erano tutti, recentemente, in Emilia-Romagna all’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Bologna il 24 ottobre. Ad attenderlo c’era anche un’autobotte nuova mentre nello stesso momento ai vigili del fuoco che intervenivano a mani nude per aiutare la popolazione è stato dato in sostituzione un mezzo vetusto con più di 20 anni di servizio.

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