- A Lodi alcune «risorse» si sono sfidate a colpi di coltello e bottigliate davanti ai simpatizzanti dem. Secondo il segretario locale del Pd è un caso isolato. Ma non è così: la sinistra raccoglie i frutti della sua accoglienza.
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a colpi di coltellaccio, dando vita a una rissa in grande stile, persino peggiore delle baruffe politiche interne ai dem. La scena è stata in parte ripresa in un video che sta circolando online e mostra un gruppo di giovani stranieri, a prima vista nordafricani, che si colpiscono e spintonano sulla pista della discoteca allestita sotto il tendone dello spazio giovani della festa democratica lodigiana.
La rissa è iniziata fuori dal tendone e poi è proseguita dentro: da una parte un gruppetto di stranieri, dall’altra un loro coetaneo che, a un certo punto, ha estratto un machete dai pantaloni tentando di usarlo per colpire chi avevano intorno. Gli altri hanno cercato di disarmarlo continuando a colpirlo, cercando di buttarlo a terra e di prenderlo a bottigliate, il tutto sotto lo sguardo terrorizzato degli avventori della festa, soprattutto ragazze e ragazzi. A ben vedere, quanto accaduto non è molto diverso da ciò che succede normalmente quando ci sono di mezzo maranza e altre simpatiche tribù urbane abituate alle risse con uso di armi bianche più o meno impressionanti. Ecco perché risulta piuttosto patetico quanto è stato costretto a dichiarare il segretario provinciale del Pd di Lodi, Andrea Ferrari. A suo dire, infatti, la rissa è stata un caso isolato: «Nessun episodio di violenza può essere accettato o giustificato, indipendentemente da chi lo commetta, sia esso italiano o straniero», ha detto Ferrari, che è comunque riuscito a pronunciare la parola straniero, cosa non scontata.
«La Festa dell’Unità», ha proseguito, «è e rimane un luogo di incontro, dialogo e socialità, e non può tollerare atti che mettono in pericolo la sicurezza dei partecipanti. Non vogliamo che un singolo episodio offuschi l’entusiasmo e la partecipazione ordinata di migliaia di ragazze e ragazzi che hanno animato la festa con gioia e responsabilità. La risposta non può essere la rinuncia, ma il rafforzamento del presidio sociale e comunitario». Che cosa significhi rafforzare il presidio sociale non è chiarissimo. La verità, semmai, è che la rissa di Lodi è un episodio non certo gradevole ma emblematico e il video che la riprende dovrebbe essere mostrato in tutte le feste dell’Unità diventando parte integrante del programma.
Già, perché non vi è nulla di più efficace ai fini di spiegare che cosa producano le politiche di sinistra per ciò che riguarda l’immigrazione e la sicurezza. Persino la tempistica del pestaggio e la sua cornice sono stati decisamente eloquenti. Poco prima che i giovani stranieri venissero alle mani e al machete, nello spazio giovani era passato Pier Luigi Bersani a fare un saluto. Fosse rimasto qualche minuto in più avrebbe potuto spiegare ai baldanzosi rissaioli come pettinare bambole senza l’uso di scimitarre. Sullo sfondo del pestaggio, poi, ripresa chiaramente nel video, si nota una bandiera della pace, la quale si è rivelata senza dubbio di buon auspicio.
Intendiamoci: risse e pasticci capitano ovunque, ma le modalità con cui questa si è svolta non sono – appunto – affatto inedite. Anzi sono caratteristiche di un preciso gruppo sociale composto da stranieri e da seconde generazioni di migranti. Cioè quei nuovi italiani che il Pd e la sinistra tutta hanno con forza voluto accogliere e di cui continuano a sognare l’integrazione. Ebbene, i risultati dei loro sforzi li hanno potuti toccare con mano. Esiste una generazione di giovani (e leggermente meno giovani) completamente fuori controllo, che ha notevole dimestichezza con la violenza e che non si ferma davanti a nulla, nemmeno alle forze dell’ordine. Questa generazione è stata costruita ad arte grazie alle politiche di accoglienza e inclusione, di cui risse, botte e altro sono semplicemente la faccia più oscura ma più concreta.
Il pestaggio con machete di Lodi sarebbe persino una ottima lezione di realpolitik per i supporter piddini se non fosse che sono poi i cittadini comuni e incolpevoli a fare le spese del disastro. «Non è stato il primo episodio di violenza», dice Eleonora Ferri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Lodi. «Nei giorni scorsi c’erano già state risse. Gli extracomunitari hanno portato in casa del Pd quello che solitamente esternano nelle vie della città: insicurezza e violenza. Il Pd non si è ancora accorto delle persone che vuole includere, oppure fa finta di niente per questioni di convenienza elettorale».
«I lodigiani», dice ancora la Ferri in un comunicato firmato assieme alla europarlamentare Silvia Sardone, «denunciano da tempo una realtà inaccettabile, costretti a convivere ogni giorno con sbandati e delinquenti stranieri. Alcuni di loro si sono persino resi protagonisti di atti vandalici contro simboli della cristianità: pochi giorni fa due statue della Vergine Maria sono state distrutte da un giovane gambiano in pieno centro».
Ecco, questa è in estrema sintesi la realtà quotidiana che si vive nei centri piccoli e grandi. Questa realtà ha sfiorato ora direttamente anche il Partito democratico e i suoi simpatizzanti presenti alla festa. Sembra, tuttavia, che i vertici del partito continuino a vivere nel loro mondo a parte, in una bolla di correttezza politica in cui violenze e disagi non esistono e, quando esplodono, vengono ignorati. Non abbiamo visto, infatti, grandi dichiarazioni da parte dei maggiorenti dem, i quali hanno preferito – al solito – fare finta di nulla. Anche il segretario locale, a cui è stata scaricata la patata bollente, non ha potuto fare altro che ribadire la linea del partito: tiratevi il naso, oscurate la realtà e proseguite ad ascoltare gli slogan. Dopo tutto, l’immigrazione è bellissima, fino a che non ti entra in casa per davvero, armata di machete.
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