Non hanno drogato la propria figlia neonata somministrandole cocaina. Non l’hanno maltrattata causandole una ferita sulla lingua. Sono un bravo papà e una brava mamma. Ma hanno perso la potestà genitoriale per mesi, passando attraverso una tormenta che ha portato dolore, spese enormi e tanta paura.
«Entrambi i genitori sono risultati adeguati e dotati delle risorse personali necessarie per provvedere alla crescita della minore. […] Ne consegue che va revocato l’affido della minore al servizio sociale e va rigettata la domanda di decadenza della responsabilità genitoriale». Così scrive il giudice per il Tribunale per i minorenni di Venezia nel novembre del 2016, riferendosi alla situazione dei due genitori veneti.
Ed è stato sempre un giudice minorile a definire la madre della bimba «adeguata nella cura della figlia e attenta ai suoi bisogni evolutivi» e il padre «molto affettuoso e presente, sempre interessato alle esigenze della bambina». Non solo: entrambi risultano, «estranei all’abuso, anche risalente di sostanze stupefacenti». Ecco perché «deve essere revocato il collocamento della minore in ambiente protetto e la sospensione della responsabilità genitoriale».
Insomma, a quanto pare – stando cioè a ciò che scrivono i giudici minorili – il padre e la madre a cui è stata tolta la neonata sono in realtà due ottimi genitori. A favore della coppia, seguita dall’avvocato Matteo Mion, ci sono poi le perizie richieste dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia e dal Tribunale di Padova, sezione civile. In una di queste si legge che tutta questa assurda vicenda di bimbi strappati nasce probabilmente da una «eccessiva sospettosità dei medici».
La storia dei maltrattamenti, insomma, era un gigantesco abbaglio. Ecco perché adesso bisogna che qualcuno ci metta una pezza sotto forma di risarcimento. Come ha scritto Maurizio Tortorella su queste pagine nei giorni scorsi, esiste già una sentenza della Corte di Cassazione, datata 2015, secondo cui ogni Comune «risponde dell’imperizia dei suoi dipendenti» e pertanto «è tenuto a risarcire ai genitori i danni biologici e morali causati dall’ingiusto allontanamento del minore dalla propria famiglia, operato dai servizi sociali».
Quella sentenza si riferiva a un caso che ebbe luogo a Nova Milanese, in Brianza. Ai genitori a cui furono tolti ingiustamente i figli sono stati riconosciuti 110.000 euro a risarcimento dei danni morali e materiali. Una cifra simile potrebbero ottenerla pure i due genitori veneti di cui raccontiamo oggi.
«La novità è che per la prima volta è stata intrapresa un’autonoma azione civile di risarcimento del danno contro i medici che hanno sbagliato la diagnosi», dice l’avvocato Mion. «Troppo spesso i genitori si accontentano e ritengono una vittoria il riaffido del figlio. Per molti purtroppo è la fine di un incubo e quindi non procedono oltre con l’azione giudiziaria, ma chi ha sbagliato deve pagare. Non è possibile che venga distrutta la vita di intere famiglie in base alla supposizione di un pediatra», spiega il legale.
«Nel caso di specie i sanitari, non solo hanno commesso abusi d’ufficio sottoponendo la piccola a esami non necessari e trattenendola indebitamente oltre i tempi di cura, ma soprattutto hanno erratamente ritenuto che la ferita fosse da arma da taglio, dando così il via a un iter drammatico. Anche le perizie del tribunale civile confermano le nostre ragioni e riconoscono i danni patiti: sul punto non vi è giurisprudenza, ma questi danni sono enormi perché invadono e stravolgono la sfera non solo biologica, ma anche morale ed esistenziale delle persone coinvolte».
E se uno spiraglio si apre in Veneto, potrebbe aprirsi anche per le famiglie emiliane a cui in questi giorni vengono restituiti i figli. «È ora che tutti i genitori vittime di “eccessiva sospettosità” agiscano per il risarcimento del danno, a Padova come a Bibbiano», dice Mion.
Che siano i medici di un ospedale, gli psicologi di un centro per l’infanzia o gli assistenti sociali al servizio di un Comune a sbagliare (per negligenza o per ideologia), le famiglie spezzate hanno diritto a un risarcimento. E ancora non basta. Al di là dei singoli casi, infatti, quello che sta emergendo un po’ ovunque in Italia è un sistema di gestione dei minori che non funziona e che ha urgente bisogno di una revisione. Che siano di Padova o di Bibbiano, bisogna farla finita con gli abusi immaginari.
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