Nigeriana, albanese e cinese: le mafie banchettano indisturbate su Firenze
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  • Il capoluogo toscano balza al quinto posto per il numero di denunce ogni 100.000 abitanti. Ma preoccupano anche i dati su stupri, riciclaggio ed estorsioni. Segno che non è degrado, ma crimine organizzato. Intanto gli orientali scatenano la guerra delle «grucce».
  • Il capo della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri: «L’area delle Cascine è degli africani. La bande dell’Est governano Campo Marte».

Lo speciale contiene due articoli

Sono le 2.52 del mattino del 25 luglio scorso e la notte di Firenze è rotta dal rumore dei fuochi d’artificio (non petardi), e non è certo la prima volta dato che avviene tra le 220 e le 300 volte all’anno. E chi dispone di così tanti soldi per spettacoli pirotecnici fuori orario e perché li organizza in varie zone della città? Sono ragazzi che si divertono? No davvero. Questi fuochi d’artificio, che non sono solo un fenomeno fiorentino (vedi la provincia di Milano), non sono altro che l’avviso che indica che la droga è arrivata e le organizzazioni mafiose che controllano il mercato degli stupefacenti lo comunicano agli spacciatori e ai consumatori facendosi anche beffe dello Stato. Se c’è un’immagine che indica come a Firenze lo Stato stia perdendo la sfida delle legalità è proprio questa. Ma non si tratta solo di immagini, anche di numeri e quelli si sa non mentono mai.

Come ha scritto recentemente La Nazione, il capoluogo toscano «avanza e sembra puntare verso il podio, ma la classifica è quella della criminalità e arrivare in cima non sarebbe un vanto. Con 5.272,3 denunce ogni 100.000 abitanti (51.932 in totale), il capoluogo toscano è quinto in Italia, secondo i dati pubblicati, come ogni anno, dal Sole 24 Ore. È dietro a Milano (6.991,3 denunce ogni 100.000 abitanti), Rimini (6.246,4), Roma (5.485,4) e Bologna (5.436,5)». E pensare che l’anno scorso Firenze era settima. Tra le 25.000 denunce presentate, oltre il 20% riguardano scippi in strada, all’interno di locali o sui mezzi pubblici, come furti con strappo e furti con destrezza. Ci sono 3.316 denunce per furti in abitazioni e 2.000 per furti in esercizi commerciali. Firenze occupa il quarto posto in Italia per il numero di rapine denunciate, con una media di 86,9 ogni 100.000 abitanti e un totale di 856 rapine. Questi numeri riflettono anche la natura turistica della città, con molti di questi crimini legati all’alta affluenza di visitatori che arrivano da ogni parte del mondo.

Firenze ha anche un dato particolarmente negativo relativo alle violenze sessuali: nel 2022 sono stati denunciati 179 abusi. Questo fenomeno è in parte influenzato dalla presenza di stranieri, inclusi studenti, che spesso sono tra le vittime di questi crimini. I danneggiamenti sono un altro problema significativo, con Firenze al sesto posto in Italia in questa categoria. Il numero di denunce è stato di 661 ogni 100.000 abitanti, per un totale di 6.512 segnalazioni.

Questo include, ad esempio, rotture di finestrini e parabrezza, spesso finalizzate al furto di piccoli importi all’’nterno dei veicoli.

Fortunatamente, Firenze non è sul poco invidiabile podio nella cronaca nera: per gli omicidi volontari si trova al trentatreesimo posto con 6 casi nel 2022; al centesimo posto per gli omicidi colposi con 15 casi; e al decimo posto per gli omicidi stradali, un dato che, per l’anno in corso, mostra un peggioramento. La città è al 47° posto per i tentati omicidi (16 casi), al 64° per le minacce (1.075 denunce), e al 42° per le percosse (283 denunce).

A peggiorare la situazione c’è il problema delle organizzazioni mafiose che qui fanno affari d’oro riciclando i proventi dei loro traffici nel settore della ristorazione come emerso da numerose inchieste e qui la parte del leone la fanno almeno formalmente, i mafiosi albanesi.

Il segnale che le mafie sono presenti sul territorio lo mostra il numero di estorsioni (ne sono state denunciate 259, 26,3 ogni 100.000 abitanti), che, come scrive La Nazione, mette Firenze all’undicesimo posto italiano.

La pagina più brutta di questa storia è quella legata alle mafie straniere e in particolare, oltre alla già citata mafia albanese, quella nigeriana e cinese. È la mafia nigeriana che controlla l’area delle Cascine e qui l’andirivieni di intermediari, clienti e spacciatori è continuo e come osservato dalla Fondazione Antonino Caponnetto, «la tramvia ha inavvertitamente creato una sorta di enclave e il controllo del territorio è andato perduto: non c’è modo di negarlo, quella parte delle Cascine non è sotto controllo». L’area delle Cascine in questione include la fermata della tramvia, il lato dei viali vicino alla Leopolda fino a piazza Paolo Uccello, dove la situazione sta degenerando come ha scritto lo scorso 15 luglio Francesco Bertolucci, che ha parlato con alcuni cittadini, su Firenze Today: «Ormai piazza Paolo Uccello è la succursale delle Cascine», tuona un residente, «è una situazione che è peggiorata sempre più negli ultimi due anni. Ci stazionano quasi sempre tre ragazzini stranieri che all’occorrenza, se arrivano i clienti, vanno a prendere la roba dietro l’area cani. È tutto alla luce del sole. C’è anche la sentinella. Abbiamo segnalato la cosa più volte ma niente: quando succederà qualcosa di grave, allora arriveranno anche le forze dell’ordine».

I mafiosi nigeriani sono arrivati nella zona della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella e il business non conosce sosta. Nemmeno il business della mafia cinese conosce crisi e in particolare quello delle cosiddette «grucce» (il supporto per gli abiti) che ha scatenato una vera e propria guerra tra i racket che impongono l’uso delle grucce alle aziende di Firenze, Prato e Osmannoro che si trovano nel triangolo del «fast fashion», un settore dell’abbigliamento che realizza abiti di bassa qualità a prezzi super ridotti e che lancia nuove collezioni in continuazione, che qui genera ricavi per almeno 100 milioni di euro all’anno.

Il fast fashion ha reso i vestiti prodotti usa e getta, causando un serio problema sia per l’eccessivo consumo di materie prime che per la crescente produzione di rifiuti. L’incendio che all’alba dello scorso 15 luglio ha distrutto l’azienda di logistica Xin Shun, al numero 12 di via Nottingham (cuore del Macrolotto 2), a Prato, è stato doloso così come il cinese di 42 anni trovato in un lago di sangue sempre a Prato il 6 luglio scorso non è stato vittima di un incidente stradale, come inizialmente ipotizzato. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, un uomo, insieme ad altri cinque connazionali, ha assalito la vittima, che è stata ripetutamente colpita in diverse parti del corpo, prima con una bottiglia di vetro, poi con un’arma da taglio, oltre che con calci e pugni. Le lesioni riportate dalla vittima sono state gravissime: portato d’urgenza in ospedale, è stato operato. La visione delle telecamere di sorveglianza del locale ha permesso agli investigatori di identificare i responsabili dell’aggressione, che è scaturita da una faida tra fazioni rivali in lotta per il controllo del mercato delle grucce nella comunità cinese del triangolo del fast fashion.

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