Così la Corte dei conti fa il contropelo agli sprechi dello Svimez
  • Spese da piccolo carrozzone statale, consulenze esterne a gogò, il tutto senza alcuna trasparenza. Contropelo della Corte dei conti all’associazione che fa le pulci a chiunque sullo sviluppo del Sud
  • Sotto esame il ricco patrimonio dell’ente: oltre 5 milioni grazie a un tesoretto in case di pregio. Ma per i giudici non è tutto oro

Lo speciale contiene due articoli

Il meridionalismo documentato, quello di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno presieduta da Adriano Giannola e guidata dall’economista Luca Bianchi, tenuto in grande considerazione perfino dal presidente Sergio Mattarella, presenta nuove e vecchie criticità: a partire dalla trasparenza fino ad arrivare – passando per un incontrollabile ricorso a risorse esterne – ad acquisti e forniture effettuati senza aver mai fatto un accesso al Mepa, il mercato elettronico della pubblica amministrazione. È il quadro tracciato dall’ultima analisi della Corte dei conti, che il 9 novembre ha depositato una corposa relazione sulla gestione finanziaria dell’associazione abituata a fare le pulci a governo, Regioni, banche, imprese e perfino ai partiti, anticipando di una ventina di giorni la presentazione di quello che è considerato il suo fiore all’occhiello, il Rapporto annuale sull’economia e la società del Mezzogiorno.

Il 30 novembre, infatti, come ogni anno, a commentare lo studio, molto seguito dalla stampa, hanno preso parte non poche personalità: dal ministro per il Sud Mara Carfagna al direttore dell’Abi Giovanni Sabatini. Il dossier sui conti di Svimez, firmato dal relatore della Corte Marco Villani e dal presidente Andrea Zacchia, invece, è stato inviato direttamente alle presidenze di Camera e Senato. In sordina. Malgrado di anomalie ne siano saltate fuori diverse: «Si osserva che», scrivono i giudici, «nonostante il valore finanziario dei contributi ricevuti e la partecipazione, in prevalenza, di enti pubblici, Svimez mantiene la natura di associazione non riconosciuta». Ovvero non presenta personalità giuridica ed è sottoposta a minori adempimenti burocratici, pur incamerando somme di rilievo. Il contributo statale, disposto dalla legge di bilancio per il 2020, per esempio, è stato di 1.700.000 euro. Per la verità il governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte ha eroso di 13.733 euro il contributo concesso da quello gialloverde. Si tratta comunque di un finanziamento consistente. E, soprattutto, a fondo perduto. Al quale si sommano, poi, i proventi da convenzioni, la cui voce complessiva di bilancio segna un incremento di 54.922 euro rispetto al 2019. In totale Svimez ottiene dai finanziatori che credono nella sua mission altri 368.993 euro. Si va dai 120.565 euro della Bmti, la Borsa merci telematica italiana (per una valutazione dei trend territoriali e settoriali), ai 62.728 euro della Regione Basilicata, ai 22.131 della Calabria (per un supporto tecnico alla stesura del Documento di economia e finanza regionale), agli oltre 47.000 del Parco di Pantelleria.

Hanno investito in Svimez anche Domenico Arcuri con la sua Invitalia (28.700 euro) e il Mediocredito centrale (20.000), il cui socio unico è sempre Invitalia. Nel primo caso Arcuri ha commissionato a Svimez «un’analisi dell’impatto sociale ed economico prodotto» dagli incentivi gestiti dalla stessa Invitalia in Campania, e in particolare nel comune di Morra De Sanctis (Avellino). Per il Mediocredito, invece, Svimez analizza i dati delle imprese che hanno accesso al fondo di garanzia. Per Utilitalia (federazione delle aziende dei servizi pubblici di acqua, ambiente, energia elettrica e gas), inoltre, Svimez segue gli interventi previsti dal Recovery plan. Costo della convenzione: 42.000 euro.

chi sono i soci

Un’altra iniezione che tiene arzillo il bilancio di Svimez arriva dalle quote associative, quasi tutte da 10.300 euro. Tra i soci si trovano Bankitalia, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti di Roma, le Regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, la Seconda università di Napoli e anche l’Unione degli industriali di Napoli e quella di Cosenza. In totale l’incasso è di 152.100 euro. Poi ci sono 139.000 euro che arrivano da locazioni di immobili.

Per la produzione di rapporti, ricerche e dossier, però, Svimez sostiene anche dei costi elevati: 2.335.219 euro nel 2020. Per gli stipendi, per esempio, vengono bruciati 915.281 euro tra quelli per i dirigenti (321.842 euro), per i ricercatori (284.057), per i comunicatori (33.993) e per il personale che si occupa di gestione e servizi (275.389). La spesa, sommando anche contributi, Tfr e buoni pasto, arriva a 1.320.927. L’ente, sotto l’aspetto dei compensi al management, sembra anche virtuoso, visto che il presidente ha percepito nel 2020 solo 20.000 euro e il direttore 170.000 (nel 2019 erano 139.500).

La nota dolente arriva quando nella lettura del bilancio si inciampa nei costi per le collaborazioni esterne. Quelle per la ricerca sono passate dai 197.138 euro del 2019 ai 209.760 del 2020, solo 80.000 euro in meno rispetto ai costi sostenuti per i ricercatori assunti. E sono così suddivise: collaborazioni per stilare il famoso Rapporto annuale 45.850 euro, collaborazioni in campo statistico 101.900 euro, altre collaborazioni di ricerca 62.010 euro. Le convenzioni, poi, producono anche costi. Per la collaborazione con la Basilicata, per esempio, si spendono 20.500 euro (a fronte di un incasso da 62.000). Per Invitalia 6.500. Altri 5.000 per il Mediocredito. A conti fatti, i costi per le collaborazioni esterne raggiungono quota 338.992 euro, con un incremento rispetto al 2019 di 60.311 euro.

E i bilanci?

Svimez si è giustificata chiarendo che «la crescita delle attività ha reso necessario contrattualizzare specifiche professionalità non presenti all’interno del personale dell’associazione, che nel periodo considerato si è ridotto per l’aspettativa di un dirigente di ricerca». I giudici contabili, però, sferzano Svimez invitandola a «valutare attentamente e prudentemente il ricorso a collaborazioni esterne in materie rientranti nelle competenze ordinarie della struttura […] e raccomandando il ricorso a professionalità esterne soltanto quando sia strettamente necessario per motivi di competenza o per carenze interne». E danno una indicazione precisa: «L’adozione di un regolamento di selezione di tali figure professionali e un apposito albo».

Sul sito Web, peraltro, nell’area dedicata alla trasparenza, sono presenti solo decreti legislativi e circolari Anac legati alle normative anticorruzione. I bilanci non sono disponibili. Né è possibile visualizzare contratti e incarichi.

Le spese generali sembrano quelle di un piccolo carrozzone statale, con tanto di rimborsi spese, seppur in calo, per amministratori e collaboratori (6.519 euro in un anno), viaggi e rappresentanza (12.279), abbonamenti a libri e giornali (5.612). In totale 157.755 euro. Anche i costi per servizi, 472.305 euro, non sono passati inosservati: comprendono spese per stampa, comunicazione e promozione, assistenza e noleggio di macchine per ufficio. Anche in questo campo, però, l’ente di Giannola viaggia sotto copertura.

«Svimez», si legge nella relazione, «non ha utilizzato per gli acquisti la piattaforma Mepa, ritenendo di non rientrare tra gli enti presenti nel perimetro della pubblica amministrazione». E, di fatto, è così, avendo scelto di restare un’associazione non riconosciuta, che precisa nel suo statuto di non avere fini di lucro. Ma i giudici, «considerata la rilevanza dei contributi pubblici», suggeriscono «di valutare il ricorso ad acquisti tramite le centrali pubbliche di committenza». L’unico modo per salvare trasparenza.

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