- Luiz Suarez aveva la strada spianata: «Mi dici che voto ci do, e via» Ma non era pronto: «Se i giornalisti gli fanno due domande…».
- Le Fiamme gialle hanno filmato la «farsa» del test d’italiano: domande concordate e valutazione prestabilita per il passaporto del bomber uruguagio. Indagati i vertici dell’ateneo, «approfondimenti» sul ruolo del club.
Lo speciale contiene due articoli
Quando la preparatrice confessa a telefono che «non coniuga i verbi», l’interlocutore per ora rimasto anonimo ride. Ma quando è lei che, ridendo, aggiunge pure che «parla all’infinito», viene stoppata: «Vabbè, vabbè». Ma la frittata a quel punto è fatta. Per il grande orecchio della Procura di Perugia, che in quel momento stava lavorando su altre ipotesi di reato connesse ad appalti e concorsi nell’ateneo per gli stranieri (ma anche alla gestione degli studenti cinesi), ce n’è quanto basta per stralciare il fascicolo e preparare un decreto di perquisizione con tanto di capi d’imputazione provvisori. Subito dopo i quali i magistrati spiegano che dalle intercettazioni «sono emerse condotte univocamente orientate alla produzione di atti ideologicamente falsi relativi all’esame del calciatore Luis Suarez per il rilascio della certificazione di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1». Senza il quale il calciatore avrebbe detto addio all’ingaggio milionario con la Juventus. E che quello sostenuto da Suarez sia stato un esame «farsa», gli investigatori lo deducono proprio da alcune conversazioni, che definiscono «eloquenti»: quelle tra la professoressa Stefania Spina, docente del breve corso online di italiano seguito da Suarez, e un suo collega, tale Diodato, non identificato compiutamente. È lui a ricordare alla collega: «Tornando seri… hai una grande responsabilità perché se lo bocciate ci fanno gli attentati terroristici». Lei: «Ma ti pare che lo bocciamo!». Lui: «Tante volte…». E Spina svela: «Per dirtela tutta, oggi ho chiamato Lorenzo Rocca (l’esaminatore, ndr) che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame!». La telefonata è del 12 settembre. Precede quindi di cinque giorni la prova del campione noto ai tifosi per il morso dato a Giorgio Chiellini durante i mondiali in Brasile (nell’ateneo perugino, invece, era diventato famoso per non masticare bene l’italiano). L’esame si avvicina. E in una seconda conversazione, del 15 settembre, Spina aggiunge altri particolari: «E quindi oggi c’ho l’ultima lezione e me la devo preparare perché non spiccica ‘na parola». l’interlocutore insiste: «E che livello dovrebbe passare questo ragazzo… B1?». La confessione di Spina si amplia: «Eh, non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1». Ma il livello di preparazione di Suarez risulta basso. Spina spiega: «Considera che è un A1. È un A1 pieno proprio non…». L’interlocutore anticipa la prof: «Non c’è speranza (ride)». In questo contesto, secondo i pm, «emerge come la decisione di far superare l’esame al calciatore, prescindendo da ogni valutazione delle competenze linguistiche, sia stata assunta dai vertici dell’Università per stranieri». È Rocca, l’esaminatore, a paventare i suoi timori alla rettrice Giuliana Grego Bolli: «Eh, allora lui si sta memorizzando le varie parti dell’esame». La rettrice: «Eh, ma infatti è questo. Deve essere sul binario, ecco!». Lui: «Esatto, esatto, l’abbiamo stradato (instradato, ndr) bene». La rettrice insiste: «E deve essere su quel binario lì!». E Rocca si fa scappare più di qualche dettaglio: «Su quel binario lì. Il discorso è che comunque… Sul verbale non ho problemi a metterci la firma perché in commissione ci sono io e mi assumerò la responsabilità dell’attribuzione del punteggio. Il mio timore qual è… che poi tirando tirando, diamo il livello ed esce, i giornalisti fanno due domande in italiano e va in crisi. Quindi un po’ di preoccupazione ce l’ho perché è una gatta da pelare, come si fa, si fa male». E infatti la gatta da pelare è diventata un’inchiesta giudiziaria. Perfino il voto è stato concordato prima. Ben due giorni prima, a leggere le intercettazioni. Cinzia Camagna, che deve predisporre l’attestato di livello B1 per il calciatore, dice: «Io lo faccio già preparare (il certificato, ndr), ma io devo attendere l’anagrafica, quando una volta che si è inserito, io posso metterci il voto. Mi dici tu che voto ci do e via». Rocca gli assegna «il minimo». E spiega: «Metti tutti 3. E perché tanto ho sentito la rettrice ieri, la linea è quella».
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