Come il nostro giornale va ripetendo da qualche tempo, per il centrodestra un pungolo come quello di Futuro nazionale non può che essere salutare. A un anno dalle elezioni politiche, infatti, la maggioranza, che forse si stava un po’ adagiando sulla assenza di avversari credibili, ora si trova a fare i conti con un probabile, o quantomeno possibile, alleato che però ha la libertà di ricordare al centrodestra che alcuni degli impegni elettorali non sono stati pienamente mantenuti che sia per colpa dei vincoli europei, dei magistrati, delle crisi internazionali o delle congiunture astrali. Vannacci attua un pressing alto sul governo, che può rispondere in due modi: lanciare la palla più lontano possibile (tattica ch, però, serve solo a prendere tempo) o costruire gioco con impegno, precisione e determinazione, per vincere la partita. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, come abbiamo scritto ieri, ha scelto questa seconda strada, promettendo, per il 2026, il «superamento della soglia simbolo dei 10.000 rimpatri, che non è mai avvenuto in Italia», aggiungendo di aver già «dato mandato» agli uffici di lavorare al traguardo, poiché «in questo quadriennio abbiamo accresciuto il numero» delle espulsioni di stranieri irregolari. Lo stesso Piantedosi ha aggiunto che ci saranno difficoltà dovute a ricorsi e cavilli, ma insomma: il messaggio di Vannacci sul piano della lotta alla immigrazione clandestina sembra essere stato recepito come stimolo, in positivo.
Ieri, altra conferma, arrivata stavolta da Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e soprattutto leader di Forza Italia, bersaglio polemico preferito del generale e della sua «sporca dozzina». Mentre i suoi avversari interni, come ad esempio Roberto Occhiuto, rilasciano interviste al vetriolo contro il generale, Tajani, che sa bene che un accordo con Vannacci è quasi indispensabile, va sul concreto: «Io mi occupo», risponde il leader di Fi all’ennesima domanda su Futuro nazionale, «non mi preoccupo, mi occupo di quello che devo fare. Quindi, non ho mai problemi, cerco di fare tutto ciò che serve e dare risposte ai cittadini. Se il centrodestra sarà in grado di dare risposte concrete, come stiamo facendo, perché i dati dell’export dimostrano che il governo sta lavorando bene, sta sostenendo il mondo delle imprese. Questi sono risultati che sono convinto che gli italiani premieranno. Il resto sono chiacchiere, sono un po’ un teatrino della politica. Io credo che sia questo quello che noi dobbiamo fare: dare risposte concrete ai cittadini italiani, questo governo lo sta facendo e vogliamo farlo sempre di più».
Traduzione: Vannacci non è la malattia ma il sintomo, se cresce nei consensi attirando gli elettori delusi dal governo centrodestra, deve essere il governo di centrodestra a recuperare questi elettori, attraverso i fatti. Del resto, mentre chi non ha ruoli di governo o alte responsabilità di partito fa ragionamenti sui massimi sistemi, chi è impegnato ogni giorno su problemi concreti non considera Vannacci un avversario del centrodestra. È il caso del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, pure lui di Forza Italia, che non solo condivide con il generale l’esigenza di puntare sul nucleare di ultima generazione, ma in una intervista alla Verità fa sfoggio di sano realismo rispondendo a una domanda sull’eventuale accordo con Fn: «Le alleanze politiche tra partiti si fanno su programmi e posizioni condivise. Al momento», risponde Pichetto Fratin, «mi sembra che siamo ancora lontani da questa valutazione, ma manca ancora un anno. Non escludo nulla: quando si costruisce un programma di governo bisogna essere concreti, e le posizioni che si leggono sui manifesti tendono ad ammorbidirsi».
Dunque, Vannacci pungola il centrodestra, ma quello che nessuno di noi poteva aspettarsi è che pungolasse pure il centrosinistra. Incredibile ma vero, nel Pd c’è chi si dissocia dagli insulti al grido di «Fascista!» e invita i suoi compagni di partito a darsi una sveglia commentando il fenomeno-generale. Trattasi di Stefano Bonaccini, sconfitto da Elly Schlein alle primarie per la segreteria del Pd, alleatosi prontamente con la sua avversaria e diventato presidente del partito: «Con l’antifascismo», dice Bonaccini a La Stampa, «non abbiamo sconfitto Giorgia Meloni, né basterà a sconfiggere Vannacci. Il Paese è alle soglie della recessione, le bollette energetiche e il caro carburante erodono il potere d’acquisto delle famiglie e colpiscono le imprese: l’estrema destra si nutre di questo malessere e lo trasforma in rancore militante. Il nostro compito è offrire risposte concrete, non fare liste di proscrizione. Sottovalutare la destra», aggiunge Bonaccini, «va evitato come la peste: non vinceremo solo per il fallimento del governo Meloni. In questo considero Vannacci davvero un campanello per tutti».
Futuro nazionale, intanto, incassa il pareggio con la Lega nei sondaggi (5,3% per entrambi i partiti secondo Swg per il Tg di La7) e Vannacci pubblica un video da Bruxelles: «Remigrazione! Grazie anche al mio voto in commissione Libe del Parlamento europeo», dice il generale, «abbiamo approvato il nuovo regolamento per il rimpatrio degli immigrati illegali. La remigrazione inizia anche da Bruxelles». Gli applausi in sottofondo ovviamente non sono per lui, ma l’effetto, occorre riconoscerlo, è scenicamente notevole.