Inaugurato ieri il tubo che passa sotto l’Adriatico, è quasi invisibile e rivoluziona la distribuzione dell’energia. Luigi Ferraris, ad del gruppo: «Un’infrastruttura cruciale per l’integrazione fra i Balcani e l’Europa».

Inaugurato l’elettrodotto che connette per la prima volta i Balcani all’Unione europea. E la protagonista è l’Italia, visto che il ponte elettrico va dalla stazione Terna di Cepagatti, in provincia di Pescara, fino al sito di Lastva, nel Comune di Kotor, in Montenegro.

Un tubo sottomarino (e interrato per la parte terrestre) lungo ben 445 chilometri che fa parte di un progetto del valore di circa 1,1 miliardi di euro e che rappresenta, per grado di innovazione e di tecnologia, un’eccellenza ingegneristica a livello internazionale. Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, ha inaugurato ieri, alla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e del presidente del Montenegro, Milo Dukanović, il nuovo elettrodotto da record, un’infrastruttura in corrente continua che entrerà in esercizio entro la fine dell’anno e che consentirà ai due Paesi di scambiare elettricità in maniera bidirezionale, inizialmente per una potenza di 600 Mw, poi, nei prossimi anni, di 1.200 Mw e che dovrebbe evitare qualunque tipo di blackout.

«Sono molto orgoglioso di inaugurare questa importante e innovativa infrastruttura, che costituisce uno snodo fondamentale per l’unione energetica europea Europea e cruciale per l’integrazione dell’intera area balcanica nell’Unione europea, attraverso l’Italia», ha detto l’ad e direttore generale di Terna, Luigi Ferraris. «L’opera costituisce il volano di sviluppo per una serie di opportunità relative alla sicurezza dei sistemi energetici interconnessi e la gestione dei flussi sulla rete elettrica ed è necessaria per la crescita di un mercato elettrico integrato affidabile, efficiente e sostenibile». L’elettrodotto, inoltre, è il più lungo collegamento sottomarino in alta tensione mai realizzato da Terna: 423 chilometri sono posati sotto le acque dell’Adriatico, a una profondità massima di 1.215 metri, a cui si aggiungono 22 chilometri di cavo interrato, 16 in Italia (dall’approdo costiero fino alla stazione di Cepagatti) e 6 in Montenegro (da Budva alla stazione di Kotor). Il tutto è il risultato di dieci anni di lavori che hanno coinvolto 124 imprese (80 in Italia, il 62% delle quali abruzzesi, e 44 in Montenegro).

L’interconnessione Italia-Montenegro, frutto di una solida cooperazione sancita dai due accordi intergovernativi firmati nel 2007 e nel 2010, è considerata di rilevanza strategica per l’integrazione dei mercati elettrici a livello continentale. L’infrastruttura è stata, infatti, inserita tra i Progetti di interesse comune (Pci) dalla Commissione europea, che nel 2008 ne cofinanziato gli studi di fattibilità nel quadro del programma di supporto alle infrastrutture elettriche prioritarie Trans-European network (Ten) con la banca europea Ebrd , che ha supportato l’analisi costi benefici dal lato montenegrino.

Il progetto porta a 26 le linee di interconnessione con l’estero gestite da Terna e consente all’Italia di rafforzare il ruolo di hub europeo e mediterraneo della trasmissione elettrica, con un beneficio per il Sud della Penisola. Per il Montenegro e per la regione balcanica si tratta della prima interconnessione in corrente continua e rappresenta un contributo all’indipendenza energetica del Paese e dell’intera area (Serbia, Kosovo, Albania, Bulgaria e Romania).

«Il sistema energetico gioca un ruolo chiave nel cambio di modello verso un’economia circolare», ha spiegato Catia Bastioli, presidente di Terna, parlando anche di «evoluzione a grandi passi» da un sistema «centralizzato a diffuso, con le energie rinnovabili che devono crescere in modo esponenziale» e «tenendo conto della crescita della domanda di energia».

Il coronamento di questo progetto arriva in un momento di vento favorevole per Terna, i cui ricavi nei primi nove mesi del 2019 sono stati pari a 1.665,5 milioni di euro, registrando quindi un aumento di 60,5 milioni di euro (+3,8%) rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il margine operativo lordo si attesta a 1.278,4 milioni di euro, in crescita di 48,3 milioni di euro (+3,9%) rispetto ai 1.230,1 milioni di euro dei primi nove mesi del 2018. L’utile netto arriva a 552,5 milioni di euro, in crescita di 11 milioni di euro (+2%) rispetto ai 541,5 dello stesso periodo dello scorso anno. L’indebitamento finanziario netto è a 8.249,5 milioni di euro, rispetto a 7.899,4 milioni di euro al 31 dicembre 2018.

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