Il Papa che si vendica a mezzo stampa ha fatto arrabbiare anche i francesi
Papa Francesco (Ansa)
«Le Figaro» e «Le Point» denunciano la confusione che regna nella Chiesa. E che rischia di svilire l’istituto del pontificato.

Le anticipazioni del nuovo libro di papa Francesco, El sucesor, il secondo in poco tempo, agitano la Chiesa. L’impressione che il Pontefice stia regolando i suoi conti personali a mezzo stampa infastidisce molti. E c’è chi pensa che l’atteggiamento quasi da influencer squalifichi non solo Bergoglio, ma anche e soprattutto l’istituzione che rappresenta. Un pensiero che si fa largo anche lontano da Roma. Gli attacchi a padre Georg, le rivelazioni su un presunto complotto anti Ratzinger sventato dallo stesso Bergoglio e altre boutade dello stesso tenore stanno suscitando malumori anche in Francia.

Un segnale arriva da una serie di articoli pubblicati in particolare dal quotidiano Le Figaro firmati dal suo vaticanista storico, Jean-Marie Guénois. La storia di copertina dell’ultimo numero di Le Figaro Magazine, l’inserto settimanale del quotidiano conservatore parigino, è dedicata al futuro del papato. Il titolo era senza appello: «Fine regno in Vaticano. Come la Chiesa immagina il dopo Francesco». Lo scorso settembre, era arrivato in libreria anche l’ultimo libro di Guénois intitolato Papa Francesco. La rivoluzione (Gallimard). Anche in questo caso, l’autore non aveva lesinato critiche al Pontefice.

Nel lungo articolo del magazine, il giornalista spiega che «in Vaticano il clima è teso come mai prima d’ora» e che «nelle parrocchie sul campo regna la confusione». Il vaticanista parla della nomina, lo scorso luglio, del cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, detto «Tucho», al vertice del dicastero per la Dottrina della fede. Per l’autore dell’articolo, in Vaticano la nomina del prelato sudamericano è stata vista come una «provocazione» indirizzata ai «conservatori». Guénois ha scritto anche che papa Francesco ha dovuto ammettere il rifiuto frontale di molti episcopati alla dichiarazione Fiducia Supplicans, la disposizione firmata dal pontefice argentino che ha autorizzato, a certe condizioni, le benedizioni delle coppie omosessuali.

Per il giornalista, il papa e il suo entourage continuano a giustificare la dichiarazione sebbene questa abbia creato una frattura nell’unità della Chiesa cattolica della quale, ricorda Guénois, «il Papa è il garante» visto che la «sua prima missione è la trasmissione della fede cattolica». Il giornalista di Le Figaro ha ricordato nel suo articolo anche le polemiche sui libri del cardinale argentino che, dall’altra parte delle Alpi, hanno fatto meno rumore che in Italia. Questo sebbene il capo del dicastero per la Dottrina della fede avesse persino fatto pubblica ammenda, all’inizio di quest’anno, dopo la (ri)scoperta del suo libro «La pasion mistica. Espiritualidad y sensualidad», pubblicato nel 1998 in Argentina dall’editore Dabar. A causa di Fiducia Supplicans e delle sue fatiche letterarie, secondo Guénois, il cardinal Fernandez ha perso «la sua credibilità e la sua autorità». Anche un’altra testata transalpina, il settimanale Le Point, di tendenza di destra moderata, ha parlato recentemente di «fine del regno» del successore di Pietro. In un articolo dello specialista delle religioni Jérôme Cordelier, intitolato «la via crucis di papa Francesco» viene citato un «prelato piuttosto prudente», che osserva a distanza dei sacri palazzi e che non è «pro o anti papa Francesco». Tale prelato ha dichiarato di «non aver mai avuto questa impressione fino ad ora» ma che adesso «si può dire che siamo in un clima di fine regno» nella Santa Sede.

L’accento posto da alcuni media francesi alla fase attuale del pontificato di Francesco arriva in un contesto di guerra in Ucraina e Medio-Oriente che, come è facile immaginare, può provocare delle forti tensioni anche nelle cancellerie europee, tra cui quella francese. Tensioni che, come ha più volte scritto il nostro quotidiano, sono state ravvivate anche da alcune uscite del pontefice. Fin dall’aggressione russa all’Ucraina, il Santo Padre si è speso con forza per il ristabilimento della pace, cozzando non poco con l’improvviso e interessato protagonismo dell’Eliseo sulla vicenda bellica.

Ieri papa Francesco ha condannato nuovamente la guerra. Alla fine dell’udienza del mercoledì il Santo Padre ha espresso «profondo rammarico per i volontari uccisi mentre erano impegnati nella distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza». Poi ha rinnovato «l’appello a che sia permesso a quella popolazione civile, stremata e sofferente, l’accesso agli aiuti umanitari e siano subito rilasciati gli ostaggi». Infine il pontefice ha ricordato un militare ucraino ucciso nel conflitto provocato da Mosca. «Ho tra le mani un rosario e un libro del Nuovo Testamento lasciato da un soldato morto nella guerra.[…] si chiamava Olexandr, 23 anni. “Alessandro” leggeva il Nuovo Testamento e i Salmi e aveva sottolineato il Salmo 129: “Dal profondo a te grido, oh Signore, Signore ascolta la mia voce”».

La condanna di tutte le guerre da parte di papa Francesco va in senso opposto rispetto alle recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron. A metà marzo, l’inquilino dell’Eliseo aveva anche dichiarato: «Non escludo l’invio delle truppe in Ucraina, la Russia non può e non deve vincere».

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