Il Middle Corridor è sempre più centrale
Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

La crisi ucraina ha notoriamente avuto un impatto profondo sul rifornimento energetico e sulle catene di approvvigionamento. Da questo punto di vista, sta crescendo l’importanza del Trans-Caspian International Transport Route.

Comunemente conosciuta come Middle Corridor, si tratta di una rotta che, partendo dalla Cina, attraversa il Kazakistan, il Mar Caspio, l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia, per poi arrivare in Europa. Tale corridoio sta vedendo crescere la propria centralità a seguito della crisi ucraina. L’Eurasian Northern Corridor, che passa attraverso la Russia, è stato infatti danneggiato dalla guerra in corso (soprattutto a causa delle sanzioni). Una situazione che ha quindi avvantaggiato la rotta che passa per il Caucaso, la quale, a partire dallo scoppio del conflitto, ha aumentato il traffico merci fino a quasi 3,2 milioni di tonnellate nel solo 2022. Non che manchino i problemi nel seguire questo corridoio. Tuttavia la sua importanza è decisamente aumentata nell’ultimo anno e mezzo.

Va da sé come tutto questo possa teoricamente mutare il quadro delle catene di approvvigionamento. Man mano che Mosca viene tagliata fuori, l’Occidente potrebbe guardare con sempre maggiore interesse a questa rotta. Il che pone una questione di competizione con Pechino. Negli scorsi mesi, la Cina ha infatti cercato di rafforzare ulteriormente la propria influenza economico-politica sul Middle Corridor.

A fine luglio, Cina e Georgia hanno concordato di sviluppare e rafforzare l’iniziativa del Middle Corridor, facilitando inoltre gli scambi commerciali e gli investimenti reciproci. Era invece giugno, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha incontrato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi: nell’occasione, i due hanno stabilito di consolidare i legami relativamente al Middle Corridor. È insomma chiaro che Xi Jinping vede questo corridoio come funzionale allo sviluppo della Belt and Road Initiative.

L’Occidente dovrebbe quindi urgentemente prendere delle contromisure. Man mano che tale rotta cresce di importanza, l’Europa non può permettersi di lasciare alla Cina una tale influenza su di essa. Ne consegue che gli europei dovrebbe innanzitutto rafforzare la dimensione transatlantica e, in secondo luogo, sferrare un’offensiva diplomatico-economica in funzione anticinese. Nonostante Pechino stia cercando di rafforzare la propria influenza sul Caucaso e sull’Asia centrale, molti Paesi dell’area temono il Dragone a causa della trappola del debito. Un punto, questo, su cui l’Occidente potrebbe far leva. Un altro elemento a cui l’Occidente potrebbe far riferimento in quest’ottica è il limitato successo conseguito dal Corridoio economico Cina-Pakistan.

Insomma, una delle principali sfide geopolitiche del futuro potrebbe essere quella di una battaglia d’influenza tra l’Occidente e Pechino sul Middle Corridor. Uno scenario a cui anche l’Italia deve prestare significativa attenzione, specialmente alla luce dei legami sempre più stretti che intercorrono tra Roma e Baku.

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