Braccialetti, monete e catenine d’oro hanno quadruplicato il valore in 10 anni
(iStock)

I grandi banchieri e gli oracoli della finanza internazionale si perdono negli algoritmi di Wall Street. Jeff Bezos, per alimentare i suoi data center scava l’Arizona a caccia di rame come un cercatore di pepite del Klondike. Per noi italiani, invece il vero tesoro non sta nei forzieri di della Banca d’Italia e nemmeno nei portafogli digitali criptati.

No, il vero giacimento aurifero nazionale è sepolto in quel luogo sacro che risponde al nome di «cassetto della biancheria». Perché oggi tutto è cambiato. L’oro ogni giorno segna un nuovo record: è arrivato a 5.384 dollari l’oncia equivalenti a 28 grammi. L’argento non è da meno scalando le vette del rialzo: ieri 116 dollari.

Tutto questo per dire che bisogna fare più attenzione nell’aprire i cassetti. Sì, perché tra un calzino spaiato e una vecchia ricevuta dimenticata, giacciono loro: le reliquie del benessere di un tempo. Parliamo di quelle catenine sottili come capelli, di quei braccialetti a maglia «Milano» e di quelle spilline con le nostre iniziali che zii e madrine ci hanno rifilato per decenni in occasione di battesimi, comunioni e cresime. Oggetti che fin dall’adolescenza abbiamo guardato con la sufficienza di chi punta alla modernità, considerandoli «roba da vecchi», nostalgie da confinare in scatole di velluto logorato dal tempo.

Ebbene, oggi quegli oggetti trascurati brillano di una luce meravigliosa. Chi avrebbe mai detto che la spilla a forma di foglia regalata dalla vecchia zia dai capelli candidi e dalle gonne impeccabili sarebbe diventata un asset finanziario più performante delle azioni di Nvidia? Dieci anni fa l’oro viaggiava intorno ai 30-32 euro al grammo. Oggi, dopo una corsa forsennata, il valore è più che quadruplicato, attestandosi intorno ai 144 euro al grammo per l’oro puro. Quello che era un rito stucchevole nelle cerimonie di famiglia accompagnato da sorrisi di circostanza, perché altrimenti il nonno si offende, si è trasformato, a nostra insaputa, nel miglior piano di accumulo che potessimo immaginare.

Ma il vero colpo da maestro dei risparmiatori inconsapevoli non sono solo i gioielli di dubbia estetica. C’è tutto il mondo della numismatica che oggi vale una fortuna. Prendete la Sterlina d’oro (o Gold Sovereign): quel dischetto con l’effige di Sua Maestà britannica (per ottant’anni Elisabetta II) che i nonni compravano «per sicurezza». All’epoca sembrava un vezzo da collezionisti malinconici. Oggi, una singola sterlina d’oro ha un valore di mercato che oscilla intorno ai 1.010-1.094 euro in base alle fluttuazioni del mercato e alla voglia di possedere 7,32 grammi d’oro. Venderne una significa pagarsi una crociera o, visti i tempi, un bel po’ di bollette del gas.

E che dire del Marengo? Quella moneta da venti franchi che profuma di storia napoleonica, sia nella versione italiana, francese o svizzera, e che oggi garantisce un guadagno notevole. Il suo valore di acquisto si aggira sugli 815 euro a moneta.

E non dimentichiamoci dell’argento, il parente povero che però ha deciso di darsi delle arie. Chi ha conservato le 500 lire con le Caravelle? Sì, proprio quelle col vento che soffiava nelle vele delle tre navi di Cristoforo Colombo. Se si tratta di monete in circolazione (dal 1958 in poi) hanno un valore dettato quasi interamente dal peso dell’argento (835/1000). Un collezionista può pagarle anche 40-50 euro.

Ma il vero colpo da maestro è per chi possiede il conio con le bandiere «controvento»: la rarissima versione di prova del 1957, mai entrata in circolazione, che in condizioni perfette può raggiungere quotazioni tra i 3.000 e i 12.000 euro. Sono l’equivalente del «Gronchi Rosa» del 1961: il francobollo celebrativo del viaggio del Presidente della Repubblica in Sudamerica. Fu subito ritirato perché il Perù era stato stampato nel posto sbagliato. A Lima non apprezzarono. Nelle 500 lire d’argento le bandiere sventolano controvento. Quindi nella direzione sbagliata perché opposta rispetto alla prua della caravella

La morale della favola? Mentre i geni della Silicon Valley cercano di convincerci che il futuro è fatto di bit e realtà aumentata, la realtà antica dei nostri cassetti ci ricorda che all’oro e all’argento non serve la connessione Wi-Fi per creare valore. Il vero miracolo economico italiano non lo farà il Pnrr, ma la riscoperta del braccialetto di battesimo che pesava tre grammi e oggi può servire a pagare un week end fuori programma.

Una nuova conferma che l’oro non tradisce mai. Al massimo, si limita a prendere polvere in attesa che il prezzo torni a sfidare le stelle.

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