Guerra alle notizie e servizi. Macron ammanetta Telegram
  • Pavel Durov in manette dopo essere atterrato a Parigi. Perché una mossa così improvvida, se sapeva di essere ricercato? Un patto con Macron? Di sicuro i dati delle sue chat fanno gola a molti. In ballo tante libertà.
  • Il patron di X Elon Musk solidale con il magnate russo: «Nel 2030 in Europa si sarà giustiziati per aver messo mi piace a un meme». Kennedy Jr: «Attacco alla democrazia».

Lo speciale contiene due articoli

tecnologica globale, con un potenziale precedente per i tanti imprenditori che operano nel settore. Senza contare gli interrogativi sulla libertà di parola e informazione. L’arresto in Francia di Pavel Durov, trentanovenne russo fondatore della piattaforma di messaggistica criptata (con 900 milioni di utenti), rischia di avere un notevole impatto geopolitico a livello mondiale, ma potrebbe rappresentare anche una svolta nei rapporti con i grandi protagonisti delle industrie big tech, da Elon Musk di X fino a Moxie Marlinspike, fondatore e proprietario di Signal. Del resto, Telegram, dove non esistono limiti né censure, con il tempo è diventato un mezzo di comunicazione sempre più utilizzato anche in ambito militare, soprattutto ora con due guerre in corso in Medio Oriente e in Ucraina. Lo scorso anno, proprio su Telegram, era comparso il nome «Africa Corps» in un post del blogger militare Two Majors, vicino al ministero della Difesa russo, per raccontare il cambiamento della presenza russa in Africa dopo gli anni del gruppo Wagner. «L’arresto del fondatore di Telegram ha un impatto significativo sulla sicurezza internazionale. Se le autorità francesi ottenessero l’accesso ai dati della piattaforma, si troverebbero davanti a un vero e proprio “Sacro Graal” dell’intelligence: un’enorme quantità di informazioni strategiche su criminalità, cybercrime, conflitti globali, terrorismo ma anche segreti di carattere militare, economico e politico», spiega Pierguido Iezzi, Strategic business director di Tinexta Cyber. «Testimonianza dell’importanza di questo evento è l’apparente panico che si è rapidamente diffuso, per esempio, in tutti gli ambienti politico-militari russi. L’arresto potrebbe trasformare Telegram da piattaforma neutrale a risorsa strategica nelle mani di chi ne controlla i dati».

Circolano ancora diverse domande senza risposta intorno all’arresto di Durov, che aveva creato Telegram nel 2013 e che nel 2014 aveva deciso di lasciare la Russia di Vladimir Putin. Sabato scorso, appena toccato con il suo jet privato l’aeroporto di Le Bourget fuori Parigi, è stato arrestato. Era ricercato in Francia, perché a detta dell’Ofmin, l’ufficio per la lotta alla violenza sui minori, non aveva mai collaborato con le autorità per fermare il lato più oscuro di Telegram, tra cui terrorismo, pedopornografia, riciclaggio, ricatti e traffico di stupefacenti. Le accuse devono ancora essere formulate ma Durov sapeva di doverle affrontare. Allora perché scegliere di atterrare proprio lì? Per di più in una fase così delicata in Europa, dopo l’approvazione del Digital Service Act e soprattutto dopo le critiche in Inghilterra al premier Keir Starmer, accusato di limitare la libertà di parola sui social network. L’ipotesi circolata nelle ultime ore è che potrebbe già avere un accordo con la Francia di Emmanuel Macron.

Nato a Leningrado nel 1984, quando c’era ancora l’Unione Sovietica e il segretario generale del Pcus era Kostantin Cernenko, insieme con il fratello Nikolaj (considerato il vero genio informatico) ha passato parte della sua infanzia in Italia, a Torino. Il padre è stato professore universitario di filologia nel capoluogo piemontese. La madre è francese, cosa che permette a Pavel di avere anche cittadinanza transalpina, oltre a quella russa, emiratina e persino delle isole Saint Kitts and Nevis. Nel 2006 viene raccontato in Occidente come il Mark Zuckerberg russo. Crea infatti VKontakte, abbreviato VK («in contatto», in russo), un social network molto simile a Facebook, nato per scambiarsi gli appunti e ancora molto attivo in Russia. Peccato che proprio Vk sarà il motivo dell’addio alla madre patria. Il governo nel 2014 gli chiede di consegnare i dati di un gruppo attivo su Vk, lui si rifiuta e se ne va. Nel 2013 aveva già creato Telegram insieme con il fratello Nikolaj. Il canale dove le comunicazioni possono essere crittografate end-to-end e con sede a Dubai, è sempre stato considerato l’alternativa di WhatsApp, dove i dati vengono invece sfruttati soprattutto dal punto di vista commerciale. Durov (115° uomo più ricco al mondo, con 15 miliardi di patrimonio secondo Forbes) aveva dichiarato in aprile, in una rara intervista, di aver avuto l’idea di lanciare la messaggistica crittografata proprio dopo le pressioni subite dalle autorità russe ai tempi di VK. Aveva raccontato di aver provato a stabilirsi a Berlino, Londra, Singapore e San Francisco prima di scegliere Dubai, dove c’è solo una parte dei server di Telegram: la loro Asn (il sistema che raccoglie gli indirizzi Ip) è registrata alle British Virgin Island e conta quasi 10.000 Ip. «L’arresto potrebbe trasformare Telegram da piattaforma neutrale a risorsa strategica nelle mani di chi ne controlla i dati», aggiunge Iezzi. «Le implicazioni per la privacy, la sicurezza delle comunicazioni e le relazioni internazionali sarebbero immense, aprendo la strada a scontri legali e diplomatici di vasta portata. Inoltre, il modo in cui la Francia, potenzialmente, gestirà e condividerà queste informazioni con i Paesi Ue e gli alleati potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici e la cooperazione, ricordando sempre che l’intelligence rimane un campo essenzialmente nazionale», conclude Iezzi.

Da non perdere

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…