«Test gratuiti ai portuali». Il Viminale rompe il tabù ma Orlando lo contraddice
Una circolare del ministero chiede tamponi a spese delle aziende per i lavoratori degli scali. Che però rifiutano: «Il certificato va abolito». E intanto all’Ilva di Stato…

Contrordine, compagni: il tampone ai non vaccinati si può fare anche gratuitamente. Di fronte alla prospettiva sempre più certa di una paralisi delle principali attività produttive ed economiche, il governo, attraverso i suoi rivoli burocratici, sta furtivamente iniziando a far affluire un minimo di buonsenso nelle norme sull’obbligo di green pass per i lavoratori pubblici e privati, in vigore da dopodomani. I segnali, in questo senso, potrebbero preludere a una correzione di rotta, visto che sull’altro piatto della bilancia c’è la salvaguardia dell’economia nazionale.

Dopo che da più parti – e da queste colonne – si sono moltiplicati gli appelli per una revisione del decreto che intima a tutti di presentarsi al lavoro con la certificazione, pena il respingimento sulla soglia della fabbrica e dell’ufficio, un atto ufficiale lascia intendere che qualcuno, dalle parti di Palazzo Chigi o del Viminale, abbia compreso la gravità di ciò che potrebbe accadere. Si tratta una circolare inviata dal capo di Gabinetto del ministero dell’Interno a tutti i prefetti, nella quale si dice in soldoni a questi ultimi che, visto che con l’obbligo di green pass in un settore nevralgico come quello dei trasporti e della logistica rischia di saltare tutto per aria, è fortemente raccomandabile che le aziende provvedano a fornire tamponi gratuiti per i loro dipendenti ancora sprovvisti della famigerata certificazione. Nella fattispecie, il settore oggetto della circolare è quello dei lavoratori portuali, su cui nei giorni scorsi si erano soffermati i riflettori, sia per gli allarmi lanciati da sigle sindacali e imprenditoriali, rispetto alle complicazioni che l’obbligo avrebbe determinato, in un settore nel quale molti addetti non sono stati ancora vaccinati o provengono da Paesi in cui i vaccini ricevuti non sono riconosciuti in Ue.

La cosa che ha fatto la differenza, però, è che nel caso dei portuali la protesta contro il green pass obbligatorio era stata particolarmente vigorosa, tanto da minacciare – come nel caso di Trieste – di incrociare le braccia e procedere a una vera e propria occupazione delle banchine. Una presa di posizione ferma, argomentata, aliena a ogni forma di violenza, che evidentemente ha pagato. Morale della favola, dal Gabinetto della Lamorgese è arrivato un chiaro input, al termine di una riunione interministeriale convocata sulla questione dei portuali, in favore dei tamponi gratuiti: «In considerazione delle gravi ripercussioni economiche che potrebbero derivare dalla paventata situazione», si legge nella circolare, «anche a carico delle stesse imprese operanti nel settore, si è raccomandato, altresì, di sollecitare le stesse imprese affinché valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass testo molecolari o antigenici rapidi gratuiti».

Una cambio di rotta – è proprio il caso di dirlo – che non è passato inosservato, tanto che il leader leghista Matteo Salvini, a stretto giro di social, ha ripostato la circolare, commentando sarcasticamente «Ah, quindi si può fare!», aggiungendo in polemica col ministro Lamorgese: «E per gli altri milioni di lavoratori invece zero? Invece delle imprese a contribuire dovrebbe essere lo Stato».

I portuali, tuttavia, sembrano poco inclini ai compromessi. Ieri, un duro comunicato del Coordinamento lavoratori portuali Trieste ribadiva: «Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, non solo per i lavoratori del porto ma per tutte le categorie di lavoratori».

Intanto anche l’ex Ilva sta per percorrere la strada dei tamponi gratuiti per i propri dipendenti. Anche in questo caso, molti addetti ai lavori avevano invano tentato di far comprendere al governo che un tipo di produzione a ciclo continuo come quella delle acciaierie non può vedersi improvvisamente sottratte delle risorse, col rischio di far collassare un processo poi estremamente difficile da rimettere in moto. Secondo quanto è filtrato nelle ultime ore, la svolta in direzione dei tamponi gratuiti è arrivata sotto forma di accordo tra Acciaierie d’Italia e sindacati. In base a tale accordo, vi saranno ingressi separati per i possessori di green pass e non possessori, che saranno sottoposti al tampone al loro ingresso in fabbrica, con costi a carico dell’azienda. E visto che l’ex Ilva è ora parzialmente in mano pubblica attraverso Invitalia, c’è da chiedersi se ciò non rappresenti un precedente che annuncia il sospirato cambio di rotta. Sul fronte politico, in maniera del tutto inedita, con Salvini si è schierato Beppe Grillo, che sul suo blog ha espresso il desiderio di una «pacificazione» sul fronte del green pass, auspicando che lo Stato si assuma l’onere di provvedere a tamponi gratuiti per quei lavoratori che non si sono potuti o hanno preferito non vaccinarsi.

Da sinistra, però, è arrivato il netto rifiuto a questa prospettiva da parte del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Per l’ex-Guardasigilli, che persiste nella linea «punitiva» nei confronti dei non vaccinati, «far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato». «L’idea di un tampone completamente gratuito», ha aggiunto, «significa in qualche modo smentire l’orientamento che fino a qui è stato seguito e che vede nel green pass anche uno strumento di incentivazione alla vaccinazione». A Orlando, nel corso della giornata, si sono accodati altri esponenti dem, rendendo così plastica la spaccatura in seno al governo.

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