No vax in ospedale, si lavora sulle quarantene
Via le multe, i sanitari tornano in corsia, dove resta la mascherina. Orazio Schillaci: «Agiremo per il bene dei malati».

È solo un inizio, che però porta anche l’Italia sulla strada del buonsenso, già ampiamente intrapresa da tutti i grandi Paesi europei ed extraeuropei. Le norme del decreto licenziato ieri dal primo Consiglio dei ministri del governo Meloni, riguardanti il Covid, hanno confermato le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, che peraltro non erano difficilmente reperibili, visto che si tratta di norme anticipate in campagna elettorale sia da Giorgia Meloni sia da Matteo Salvini, allineati sullo stop a obblighi anacronistici e vessatori.

Quella più importante, che è in vigore già da oggi, è la fine dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario, il che riporterà al lavoro decine di migliaia di persone, vittime di una sanzione che aveva depauperato degli organici già pesantemente anemici, creando in moltissimi casi dei problemi alle famiglie di chi era stato sospeso dal lavoro senza retribuzione, in una congiuntura economica devastante per il caro bollette e l’inflazione a due cifre.

Il decreto interviene anche su un altro provvedimento vessatorio adottato dal governo precedente sotto la pressione dell’ala giallorossa e del ministro Roberto Speranza, vale le multe (pari a 100 euro) per i cittadini ultracinquantenni che non si sono vaccinati. Secondo le stime, questi ammontano a circa un milione e avrebbero dovuto regolarizzare la propria posizione, con tanto di raccomandata che poi – vista la situazione – in moltissimi casi avrebbe potuto trasformarsi in una cartella esattoriale, proprio nel momento in cui l’esecutivo sta mettendo a punto un’operazione di «pace fiscale» che muti il rapporto tra i contribuenti e lo Stato. Con un emendamento già pronto al dl aiuti ter, in discussione in Parlamento, la riscossione sarà congelata fino al 30 giugno, ma è opinione comune che potranno esserci nei prossimi mesi ulteriori provvedimenti per non procedere alla riscossione.

Uno dei punti più delicati affrontati dal decreto, su cui anche ieri si era concentrata la polemica politica, è quello dell’obbligo di indossare le mascherine nelle strutture sanitarie, comprese le Rsa. Un punto su cui si erano concentrati gli attacchi preventivi dei partiti di sinistra, ma non solo. La vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, forse con un occhio alla contesa politica per le prossime regionali, aveva ieri espresso l’augurio che il Cdm si esprimesse «seguendo la linea indicata anche dai nostri esperti», richiamandosi al principio dell’autonomia delle strutture sanitarie. In realtà l’abolizione dell’obbligo, almeno in questa fase di inizio della stagione più fredda, non rappresentava una priorità per il governo, che ha considerato anche la diffusione delle influenze stagionali, che potranno essere contenute dalla permanenza invernale dell’obbligo di mascherina negli ospedali. Nella competizione politica, non stupisce che qualche esponente dell’opposizione – come Ettore Rosato – abbia parlato di «marcia indietro del governo», ma anche su questo fronte è verosimile che si intervenga alla fine dell’inverno, per lasciare il posto a buonsenso e pragmatismo, in luogo della coercizione.

C’era poi il tema della riduzione della quarantena, che non è rientrato per ora in un provvedimento ma su cui il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha fatto sapere di star lavorando: «Oggi (ieri, ndr) abbiamo avuto le prime riunioni scientifiche con Istituto superiore di sanità, Aifa ed esperti. Vediamo l’evoluzione del quadro epidemiologico e ogni decisione», ha aggiunto, «verrà presa solo nell’interesse dei pazienti».

Tra gli alleati, le reazioni più positive a queste misure sono arrivate dalla Lega: nel pomeriggio il governatore veneto Luca Zaia aveva affermato che «il rientro in servizio dei sanitari non vaccinati è una misura che io stesso auspico da tempo, anche perché l’approccio generale verso questo virus nel tempo deve inevitabilmente cambiare, Inoltre», ha aggiunto, «costituisce un grande aiuto per dare una risposta alla carenza di medici in tutta Italia». Il vicepremier Salvini ha espresso «grande soddisfazione per i primi provvedimenti su Giustizia e certezza della pena, Covid e salute pubblica, sicurezza e contrasto all’illegalità», commentando con «Avanti tutta!».

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