Un po’ di bagarre in aula, urla e cartelli d’ordinanza da parte dell’opposizione e il salario minimo non c’è più: ieri a Montecitorio è stata approvata, con 153 voti a favore, 118 contrari e 3 astenuti, la proposta che affida al governo la delega per arrivare all’equa retribuzione, affossando l’unica battaglia sulla quale, finora, le minoranze parlamentari (ad eccezione di Italia viva) avevano trovato un punto di convergenza.
«La bagarre alla Camera? Un po’ sorrido», commenta il premier Giorgia Meloni a Rtl 102.5, «M5s e Pd ci dicono che il salario minimo è l’unica cosa che va fatta in Italia ma in dieci anni al governo non l’hanno fatta e mi stupisce la posizione di alcuni sindacati che vanno in piazza per rivendicare il salario minimo e poi, quando vanno a trattare i contratti collettivi, accettano contratti con poco più di cinque euro all’ora come accaduto di recente con il contratto della sicurezza privata. Bisognerebbe sedere un po’ coerenti».
Il riferimento è a Cgil e Uil, mentre la Cisl esulta per quanto accaduto in Parlamento: «Il progetto di un salario minimo legale indifferenziato è affondato», festeggia Luigi Sbarra, «battuto in Parlamento a favore di un’impostazione che mette al centro il rafforzamento della contrattazione collettiva e il trattamento economico dei contratti maggiormente diffusi e applicati. E che impone ai datori di stampare il codice del contratto di riferimento sulla busta paga. Abbiamo combattuto la battaglia, indicando la via contrattuale al salario dignitoso, insieme fino a 5 mesi fa», aggiunge Sbarra criticando Cigl e Uil, «quando poi i nostri compagni ci hanno lasciati soli, folgorati sulla via del Nazareno».
A proposito di Nazareno, il segretario del Pd, Elly Schlein, affonda i colpi: «Il governo Meloni», dice la Schlein in Aula, «ci deve spiegare che cosa ha contro i poveri. Cosa vi hanno fatto, perché vi accanite contro di loro da quando siete arrivati? Avete scelto l’insulto al Parlamento e avrete la rabbia di milioni di italiani che vedono calpestata la loro dignità».
Va giù molto duro anche il leader del M5s, Giuseppe Conte: «In radio Giorgia Meloni», commenta Conte in una diretta social, «ha detto che questa nostra proposta sul salario minimo la fa sorridere, a noi invece Giorgia Meloni non fa ridere affatto e sicuramente non fa ridere l’atteggiamento pilatesco di questo governo sul no al salario minimo legale. Lavoratori e lavoratrici si interrogano, addirittura si sentono messi in discussione con questi contratti precari, con questi bassi stipendi, perché perdono dignità. Noi, però, la dignità siamo determinati a riconoscerla», aggiunge Conte, «perché questa è una battaglia che non ci vedrà fermi fino a quando non vinceremo, la porteremo nel Paese».
Per entrare nel merito della vicenda parlamentare e degli obiettivi della legge delega approvata in Parlamento, abbiamo interpellato la relatrice in Aula del provvedimento, la deputata di Fratelli d’Italia Marta Schifone, capogruppo del partito in commissione Lavoro, che ha seguito passo dopo passo tutto l’evolversi della questione: «È semplicistico», dice la Schifone alla Verità, «dire: diamo 9 euro l’ora. L’approccio delle opposizioni è propagandistico: sanno bene, o almeno mi auguro che ne siano consapevoli, che l’equazione tra salario minimo e lavoro povero non regge. Il lavoro povero non dipende dalla bassa retribuzione oraria», puntualizza la Schifone, «ma da altri parametri: intanto dai tempi del lavoro e poi dalla discontinuità, dalla precarietà, dalla disomogeneità dell’intensità lavorativa, dai part-time irregolari, dalle false collaborazioni, dai lavori occasionali. In sostanza da tutti quei rapporti di lavoro non standard che sono proprio quelli che sfuggono alla contrattazione collettiva. Dobbiamo andare a rafforzare la vigilanza e il contrasto ai contratti pirata, al dumping contrattuale, offrendo anche una serie di incentivi. Il nostro emendamento disegna un perimetro molto chiaro: è la nostra proposta sull’adeguatezza salariale, che per noi è un tema prioritario. E si aggiunge in continuità alla nostra azione per la difesa dei salari: abbassare le tasse sul lavoro. Lo abbiamo fatto in manovra», ricorda Marta Schifone, «mettendo 10 miliardi sul taglio del cuneo contributivo, sostenendo i redditi medio bassi per una platea di 14 milioni di lavoratori dipendenti. Produttività e crescita: la nostra ricetta funziona, ce lo dicono i dati sulla occupazione, con record mai raggiunti negli ultimi 20 anni».
Tende la mano alle opposizioni il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, della Lega: «Ho ascoltato in commissione e anche in Aula tutte le proposte, anche da parte di questa stessa opposizione, e posso garantire fin da oggi», commenta Durigon, «che nella delega al governo ci saranno tanti concetti e sarà sicuramente concertata anche con le stesse parti sociali perché sarà un momento, secondo me, importante per dare una risposta ai salari poveri. Io credo che oggi, nonostante tutto, sia una giornata in cui si devono apprendere alcune nozioni importanti che ci dice l’opposizione. Nello stesso tempo avremo un dialogo anche con le parti sociali».
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