Quelle attuali sono giornate di fuoco per Atlantia. Il titolo della compagnia dell’universo Benetton è in salita da diversi giorni e nelle ultime sedute ha guadagnato in totale più del 20%. Solo nella giornata di ieri, il titolo è salito del 3,86% a 13,2 euro.
A spingere il valore delle azioni del gruppo verso l’alto ci sono le attese circa una possibile intesa con il governo, che preveda tra l’altro la discesa della stessa Atlantia sotto il 50% di Autostrade per l’Italia, la società che al momento detiene la concessione autostradale per il tratto di strada legato al crollo del ponte Morandi di Genova. Ci sono, insomma, diversi segnali che possono indurre a pensare, con ragionevolezza, che lo scontro fra il governo e Atlantia potrebbe concludersi con un epilogo diverso rispetto alla revoca della concessione.
Innanzitutto martedì prossimo, 7 aprile, secondo quanto risulta a Radiocor, ci sarà una riunione del cda di Atlantia: l’appuntamento non si preannuncia certo risolutivo, ma l’incontro sarà utile per fare il punto su una trattativa che è tornata in evoluzione (positiva) e su cui, in realtà, già nei giorni scorsi è stata fatta una breve riunione telefonica di aggiornamento ai consiglieri.
La trattativa con l’esecutivo sulla concessione di Aspi, del resto, coinvolge direttamente Atlantia per una serie di ragioni, tra cui l’approvazione del bilancio 2019, evento che al momento è stato rimandato a fine aprile proprio per le profonde incertezze legate all’ipotesi di revoca prevista dall’articolo 35 del decreto Milleproroghe. Questa eventualità non permetterebbe infatti di rappresentare in bilancio con sufficiente certezza l’evoluzione della gestione per Aspi e il suo valore nel rendiconto di Atlantia.
Ad oggi, da parte del governo non c’è stata ancora alcuna risposta formale alle ipotesi transattive formulate più volte da Aspi negli ultimi mesi: i negoziati, insomma, sono ripartiti ma per una soluzione – l’idea sarebbe quella di una discesa di Atlantia sotto il 50% con l’ingresso di Cdp e F2i – bisogna ancora lavorare parecchio.
In particolare su due punti: la dinamica delle tariffe future, che influenzeranno anche la valutazione di Aspi per i potenziali nuovi soci, e una interpretazione chiara e definitiva da parte del governo dell’articolo 35 del Milleproroghe. Due elementi che hanno causato anche il declassamento a junk (dal rendimento e dal rischio elevati) di Atlantia e Aspi e frenato al tempo stesso gli investimenti sulla rete, che in un momento economico come l’attuale sarebbero quanto mai necessari.
Anche sotto il profilo politico, ci sono diversi segnali che lasciano intendere come l’affaire Atlantia potrebbe concludersi positivamente. Le componenti meno oltranziste del governo hanno compreso che la ripresa post epidemia passerà anche attraverso robusti investimenti infrastrutturali e sarebbe quindi folle rinunciare ai 7,5 miliardi di investimenti in tre anni che Aspi ha messo sul piatto nel nuovo piano industriale liquidato lo scorso mese di gennaio. Una cifra che avrebbe un impatto già significativo sul Pil. E c’è chi pensa, a Roma, che una delle richieste per una transazione, potrebbe passare anche attraverso un incremento degli investimenti o alla possibilità che possano essere spalmati su un periodo più breve. O entrambe le cose.
Certo, perché questo possa avvenire, serve che Aspi torni a essere investment grade e che quindi possa tornare a poter chiedere finanziamenti al mondo bancario, eventualità che le sarà preclusa fino a quando il giudizio delle agenzie di rating resterà junk.
Ma quanto vale oggi Autostrade per l’Italia? Gli esperti valutano Aspi intorno ai 12 miliardi di euro in caso di una cessione al 100% della società. Mediobanca, in un report, ha sottolineato che questa valutazione non sarebbe così distante dai 14,8 miliardi presi in considerazione nella vendita del 12% avvenuta nel 2017 a Allianz e Silk Road.
Molti analisti, insomma, stanno facendo il tifo per l’ingresso di Cdp. Bank of America, ad esempio, due giorni fa ha alzato il rating a buy (comprare), con un prezzo obiettivo di 20 euro. Gli esperti, pur segnalando che la visibilità è ancora molto bassa, ritengono che il profilo di rischio/rendimento sia indirizzato al rialzo. Inoltre, il traffico dovrebbe registrare un recupero nel 2021, fattore che rende ancora più probabile un accordo sul tema. Senza considerare, dicono gli esperti, che la liquidità resta sufficiente. Per gli analisti di Piazzetta Cuccia le azioni di Atlantia arriveranno a toccare valori ancora più alti, intorno ai 22,6 euro.
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