Dopo che il figlio è entrato a Palazzo Chigi, le ditte di mamma e babbo Renzi hanno avuto un boom di affari. E il commercialista scriveva alla signora: «Non posso fare ciò che chiede suo marito, cercate qualcun altro».

Contiene documenti esclusivi

Anche gli investigatori della Guardia di finanza di Firenze hanno notato la crescita esponenziale degli affari di babbo e mamma Renzi e li hanno evidenziati in uno specchietto depositato insieme all’avviso di chiusura indagini sulle due presunte false fatture emesse dai genitori di Matteo e profumatamente pagate dall’immobiliarista Luigi Dagostino, coindagato nell’inchiesta. Tra le mail consegnate alla pm fiorentina Christine von Borries dalle Fiamme gialle ce n’è una che ben descrive l’aria nuova che si respira alla Eventi 6, l’azienda dei Renzi, impegnata nel marketing editoriale e nella distribuzione di volantini. Nel 2013 il fatturato crolla a 1,9 milioni di euro, ma le cose cambiano radicalmente con l’arrivo di Matteo a Palazzo Chigi e la contemporanea irresistibile attrazione del padre Tiziano per la nobile arte del lobbismo. Già a fine 2014 gli affari hanno un’improvvisa quanto imprevista impennata.

Tanto che l’11 novembre di quattro anni fa mamma Laura, presidente e amministratore della Eventi 6, la ditta di famiglia, scrive al suo direttore commerciale, nonché consorte, Tiziano (l’amministratore di fatto della ditta secondo gli inquirenti): «Il fatturato complessivo al 30 ottobre è di 3.795.915. A prescindere dalla liquidità l’utile è molto alto per cui se l’acquisto capannone va fatto bisognerebbe farlo rientrare nel 2014, per abbattere gli utili». In realtà il capannone verrà acquistato nel 2016 a un prezzo molto alto, 1,325 milioni di euro. Lo stesso fabbricato, una dozzina d’anni prima, era stato venduto dagli stessi Renzi ad amici imprenditori di origine palermitana, per 650.000 euro. Insomma la ricompra dell’immobile non sembra essere stato un grande affare, ma evidentemente i Renzi in questo periodo possono non badare a spese.

I finanzieri, come detto, annotano la crescita dei fatturati della Eventi 6 dal 2013 al 2016 e anche gli utili indicati a bilancio, in proporzione abbastanza modesti. Il volume d’affari passa da 1,9 a 7,271 milioni in tre anni e il reddito imponibile da 6.199 a 152.602 in un biennio. Ma se la Eventi 6 va a gonfie vele anche gli introiti di Tiziano e Laura aumentano sensibilmente. Nel 2014 il premier mette online la sua dichiarazione all’Agenzia delle entrate e quelle dei suoi famigliari. Il Messaggero festeggia: «Renzi pubblica anche il reddito della nonna». Babbo Tiziano risulta il più povero di casa: meno di 5.000 euro di guadagni in un anno. I giornalisti segnalano che persino la nonna paterna, Anna Maria, quell’anno aveva dichiarato di più: 10.600 euro grazie alla pensione.

La più ricca dei parenti del premier è ufficialmente Laura Bovoli che per il 2013 ha denunciato 73.000 euro e rotti. Una parte del reddito viene dallo stipendio come presidente della Eventi 6, «mentre un’altra, per l’esattezza 19.685 euro, arrivano dalla “baby pensione” che riceve da quando aveva 45 anni» annota un sito online. Nel 2015 i Renzi divulgano nuovamente i loro modelli unici relativi al 2014: Tiziano Renzi dichiara un imponibile di 46.000 euro, mentre la moglie continua a denunciare più di 70.000 euro. Nel 2016 la trasparenza passa di moda a Rignano sull’Arno e Matteo inserisce, come prevede la legge, sulla pagina Internet del governo il proprio reddito, informa i cittadini che «la moglie Agnese Landini, i genitori Tiziano Renzi e Laura Bovoli, le sorelle Benedetta Renzi e Matilde Renzi, il fratello Samuele Renzi, le nonne Anna Maria Pandolfi e Maria Violanti non hanno dato il consenso» a far pubblicare i loro introiti. Le carte dell’inchiesta fiorentina forse ci fanno capire il perché. La mamma di Matteo nel 2015 incassa dall’azienda un compenso mensile di circa 4.000 euro, che viene accreditato su un conto Unicredit.


LaVerita


È presumibile che si tratti di un importo netto e, se così fosse, rappresenterebbe un bel balzo in avanti rispetto agli emolumenti del 2013, quando la stessa cifra era lorda. Ma se per Laura si tratta di ipotesi, per quanto concerne Tiziano l’aumento dei guadagni è certificato in un altro prospetto delle Fiamme gialle. Renzi senior, a partire dal 2013, ha aperto la partita Iva come agente di commercio e ha iniziato a riscuotere ricche provvigioni dalla Eventi 6, in particolare grazie ai contratti di distribuzione di Seat pagine gialle (5%), Leggo ed Esselunga (3%). Il suo volume d’affari, tra il 2014 e il 2016, passa da 65.000 euro a 120.000 euro e, infine, a 150.000 euro, con un conseguente reddito complessivo di 82.919 euro nel 2015 e 106.719 nel 2016. In pratica quanto il figlio premier, che lo stesso anno ha dichiarato un reddito imponibile di 103.000 euro.



Nel maggio 2015 Laura Bovoli scrive allo studio del suo commercialista: «Per quanto riguarda la ditta Renzi Tiziano il compenso annuo (provvigioni) è previsto in euro 100.000 (…) Eventi 6 ha stabilito di dare in comodato a Tiziano auto aziendale, fatturando una rata mensile di 1.500 euro». Una contabile boccia la proposta: «La fattura auto aziendale non va bene perché non è comodato, ma utilizzo e non si può fatturare». Ma gli investigatori nella documentazione della Eventi 6 hanno scovato pure un’interessante mail dell’aprile 2016, indirizzata a Laura Bovoli da Stefano C., il commercialista che in quel momento sta curando la stesura dei conti della Eventi: «Lalla ieri sera tra me e Tiziano c’è stato qualche momento di tensione (…) Ora devo rivolgermi a te in quanto sei l’amministratore della società. Io volevo ribadire con assoluta serenità, ma con fermezza che non sono disponibile a inserire in nota integrativa quanto indicato da Tiziano; non ritengo infatti la nota integrativa la collocazione giusta di simili esternazioni. Ricordo che la nota integrativa fa parte del bilancio e quindi è compresa nel mio incarico professionale. Sarei ben lieto di parlarne magari con un vostro legale. Aggiungo infine che sono amareggiato (…) per il tono non certo amichevole con cui mi si chiedono certi adempimenti». Al termine del messaggio il professionista invita la Bovoli, «nel caso Tiziano insistesse nelle sue richieste», a rivolgersi a un altro commercialista.

Sembra passata un’era geologica da quando i Renzi erano costretti a vendere i muri della ditta o a cedere rami dell’azienda in difficoltà. Ancora nel 2012 i due coniugi avevano dovuto alienare la casa ai quattro figli per poter incassare un mutuo da 1,3 milioni, molto superiore a quello da estinguere. «Gliela feci io l’operazione della villa perché Tiziano mi disse che era in difficoltà; comunque non fece nulla di male, ha pagato le tasse» ha ricordato Andrea Bacci, ex amico e collaboratore dei Renzi. «Ma se a distanza di tre anni ricompri il capannone, cambi le macchine a tutti, qualcuno potrebbe insospettirsi…». Cosa che è puntualmente accaduta con la Guardia di finanza e con la Procura di Firenze.

A onor del vero ad aver superato brillantemente le difficoltà economiche non sono stati solo i genitori dell’ex Rottamatore. L’acquisto della magione di babbo e mamma fu un duro colpo pure per il bilancio famigliare dell’ex premier: all’epoca aveva già sul groppone altri due mutui che gli costavano 2.400 euro al mese e, nell’occasione, dovette accollarsi un’ulteriore rata di 1.850 euro. Ma pure per l’ex Rottamatore le vacche magre di 6 anni fa appaiono ormai un lontano ricordo. Il presente sono i viaggi di lavoro in Qatar per discutere di affari.

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