- L’ex sottosegretario e Luca Palamara parlavano degli incontri tra Matteo Renzi e Giuseppe Pignatone legandoli all’inchiesta Consip. E ora la decisione del gip di non archiviare evidenzia l’opinabilità delle richieste dei pm romani.
- E il figlio «trucca» i successi online. Il Rottamatore usa dati parziali pur di sostenere di aver sorpassato Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Altra figuraccia, dopo i prematuri annunci sulla fine delle indagini sul padre.
Lo speciale comprende due articoli.
«La vicenda dei genitori l’ha colpito (Renzi, ndr) il danno d’immagine su di lui in questi anni, comunque, c’è stato […] e ora ha un’immagine ancora molto, molto graffiata». Così a maggio Luca Lotti in un colloquio, finito nell’inchiesta Csm, con il pm Luca Palamara. La nomea dell’ex premier è forse ancora più compromessa dall’altro ieri, giorno del rigetto dell’istanza di archiviazione nell’inchiesta Consip per Tiziano Renzi. Quest’ultimo il 14 ottobre dovrà presentarsi davanti al gip Gaspare Sturzo per convincerlo di non aver utilizzato il nome che porta per fare affari illegali, ma non sarà semplice: il giudice ha respinto una doppia richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma, rappresentata sino a maggio da Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e Mario Palazzi.
Durante l’inchiesta sul Csm era emerso come l’indagine Consip fosse il convitato di pietra di gran parte delle manovre intorno alle nomine dei vertici della Procura capitolina. Lotti brigava per avere come procuratore il pg di Firenze Marcello Viola, considerato più gestibile in vista del processo per favoreggiamento a cui sembra destinato lo stesso ex sottosegretario. Nelle intercettazioni captate dal trojan nel cellulare di Palamara, quest’ultimo faceva riferimento a presunti contatti tra Giglio magico e Procura: «Vedi Luca (Lotti, ndr), io come ti ho già detto una volta, mi acquieterò solo quando Pignatone mi chiamerà e mi dirà che cosa è successo con Consip. Perché lui si è voluto sedere a tavola con te, ha voluto parlare con Matteo, ha creato l’affidamento e poi mi lascia con il cerino in mano. Io mi brucio e loro si divertono». Sembra chiaro che Palamara e Lotti non si aspettassero la richiesta di rinvio per l’ex ministro, sebbene un’altra accusa (rivelazione di segreto) fosse stata abbonata sia a lui sia al generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, considerato vicino al Giglio magico. Le contestazioni della Procura si ridussero e resta un mistero, per esempio, come Tiziano Renzi sia venuto a conoscenza dell’inchiesta che lo riguardava: una fuga di notizie rivelata da questo giornale il 6 novembre 2016. La proposta di processo per Lotti, Saltalamacchia e altri nell’ottobre 2018 ha quasi oscurato l’istanza di archiviazione per Renzi senior, nonostante fossero state censurate dagli stessi magistrati per la loro «totale inattendibilità» le dichiarazioni che lo stesso aveva reso nell’interrogatorio del 3 marzo 2016. Alla vigilia di quel confronto, Matteo Renzi e il padre avevano disquisito sugli inquirenti che conducevano le indagini. «Ma a me mi dovrebbe interrogare (Mario, ndr) Palazzi, no?» aveva chiesto il genitore e il figlio lo aveva corretto: «Considera che tutti i magistrati di cui si sta parlando, come dire, hanno dei loro giri, […] dei cazzi loro di vario genere, quindi io credo che a te ti interrogherà un magistrato importante di Roma, se ho capito bene». A interrogare Tiziano furono Pignatone e l’aggiunto Ielo.
Il babbo davanti ai pm negò di aver mai incontrato l’imprenditore Alfredo Romeo (oggi imputato per corruzione), l’uomo che, attraverso il faccendiere Carlo Russo, stretto collaboratore del padre dell’ex premier, aveva cercato una sponda a Rignano in cambio di una «consulenza» di 30.000 euro al mese. I soldi non sono mai stati trovati, anche perché la casa di Tiziano Renzi non è stata perquisita, né sono stati sequestrati i cellulari. Eppure le chat con Russo, riportate in un’informativa dei carabinieri del 25 marzo scorso, smentirono la sua versione. Il 16 luglio 2015 Renzi senior, Romeo e Russo risultano essere nella stessa zona e, come riferito a marzo dal Fatto quotidiano, Tiziano alle 15.24 scrive su Telegram: «Ci sono». E Russo poco dopo risponde: «Ci siamo». Qualche ora dopo, alle 18.22, Renzi e Russo tornano a scriversi e sembrano commentare l’incontro. Tiziano: «Impressioni?». Russo: «A lui positivamente… A te?». Tiziano: «Buone speriamo che non mi pongano ostacoli». Russo: «Speriamo». L’argomento dell’incontro, a giudicare da altre conversazioni, sarebbe stata una gara di Grandi stazioni.
Ma Renzi senior non è considerato un lobbista fuori dalle regole solo a Roma. A Firenze va avanti contro di lui un’indagine per la stessa ipotesi di reato e qui la pm Christine von Borries ritiene anche di aver trovato il corrispettivo dell’attività, i 195.200 euro che l’imprenditore Luigi Dagostino ha versato ai coniugi Renzi per prestazioni considerate inesistenti. Il periodo dei pagamenti è giugno-luglio 2015, quando lo stesso Renzi senior agevolò un incontro tra un pm nell’occhio del ciclone, Antonio Savasta, e l’allora sottosegretario Lotti.
Ai due procedimenti per influenze illecite bisogna aggiungerne altri tre per false fatture e concorso in bancarotta che coinvolgono entrambi i genitori dell’ex premier.
I crac di quattro società (tre coop toscane e una srl piemontese) potrebbero portare a condanne pesanti. L’avviso della chiusura delle indagini fiorentine per entrambi è atteso a breve, mentre Laura Bovoli è alla sbarra a Cuneo per un altro presunto concorso in bancarotta. Il 7 ottobre è attesa la sentenza per false fatturazioni (un’accusa legata ai 195.200 euro di cui sopra) contro i Renzi.
Marito e moglie non hanno voluto essere esaminati in aula da pm e giudice, e hanno preferito affidarsi a «dichiarazioni spontanee scritte», provando a spostare l’oggetto del contendere: «Se è un reato chiamarsi Renzi, allora sono colpevole», ha scritto Tiziano. Un espediente retorico che deve essergli parso efficace: il 15 luglio ha pubblicato su Facebook la propria «arringa». Giovedì 25, quando le agenzie hanno dato la notizia del rigetto della richiesta di archiviazione per Consip, Tiziano è tornato sulla Rete: «Dopo quello che ho passato nei mesi scorsi, non provo più nemmeno rabbia o dolore. So di non aver commesso alcun traffico di influenze. E so che questo infinito processo mediatico prima o poi sarà smontato pezzetto dopo pezzetto. […] Io sono innocente, come del resto avevano riconosciuto anche i pm di Roma». Ieri il post era stato cancellato dal suo profilo.
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