Philip Donnet presenta conti record («I migliori nei 194 anni di storia delle Generali») e un un dividendo in crescita a 1,43 euro. Nel rispondere alle domande si preoccupa di smussare le tensioni con il governo annunciando la disponibilità del gruppo ad acquistare massicce quantità di Btp. Un bel ramoscello d’ulivo verso a Palazzo Chigi e Mef. Meloni e Giorgetti, infatti, non hanno affatto gradito l’accordo con i francesi di Natixis che sposta verso Amsterdam il veicolo con 630 miliardi di risparmio.
«La nostra esposizione in Btp a fine 2024 ammonta a 35,6 miliardi di euro», dice Donnet, «rappresentano una parte importante dell’allocazione dei nostri investimenti. Stiamo valutando di aumentare gli acquisti ovviamente in linea con la nostra politica di investimento e della nostra tolleranza al rischio».
Un’affermazione che suona come una rassicurazione nei confronti del governo, preoccupato per l’influenza di capitali stranieri sulle risorse nazionali. Ma soprattutto il segnale di una inversione di tendenza visto che l’anno scorso il portafoglio di Generali in Btp era più robusto avendo raggiunto la soglia di 39 miliardi. Un gesto di pace che parte dal grattacielo di Ctylife sede del gruppo verso Roma.
La preoccupazione di Palazzo Chigi manifestata lo scorso 28 febbraio dal sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari, è chiara. «L’unica cosa che interessa il governo è chi gestisce il risparmio» degli italiani «e se lo fa nell’ottica di agevolare il sistema produttivo italiano: in questa fase di risiko bancario ci sono delle situazioni che oggettivamente ci preoccupano, primi fra tutti questi movimenti che riguardano Generali. Qualunque meccanismo che possa ancorare il risparmio italiano in Italia è qualcosa che vediamo di buon occhio».
In conferenza stampa il manager francese non ha voluto commentare i temi più caldi del momento che riguardano il gruppo. Ha insistito sul fatto che avrebbe risposto solamente a domande riguardanti i conti. Quindi no comment sulle mosse di Unicredit, azionista che a oggi ha il 5,2% del capitale. No comment sul contenuto del suo incontro con l’ad della banca Andrea Orcel che secondo le indiscrezioni potrebbe avere un ruolo strategico nel futuro della compagnia: «Da quando sono arrivato in Generali ho sempre sentito parlare di scalate», risponde Donnet. «Nel frattempo la capitalizzazione della compagnia è salita da 15 a 50 miliardi visto il successo dei piani che abbiamo presentato».
In vista dell’assemblea per il rinnovo del consiglio conferma la disponibilità al rinnovo e non parla dei soci: né Mediobanca che l’appoggia e nemmeno Caltagirone e Delfin che vorrebbero la sua sostituzione all’assemblea del 24 aprile. Per la verità la convocazione iniziale era per l’8 maggio. Poi la comunicazione dell’anticipo che ha suscitato diversi interrogativi vista l’importanza dell’appuntamento. «In realtà», ha spiegato il manager francese, «avevamo deciso l’8 maggio con la speranza di ricevere entro fine marzo la normativa legata al Ddl Capitali», riguardante le modalità di presentazione delle liste per il nuovo consiglio d’amministrazione. «Visto il ritardo nella trasmissione dei decreti siamo tornati a fine aprile».
Le nomine al vertice, con Philippe Donnet sostenuto da Mediobanca e sfidato da Caltagirone e Delfin, dipenderanno dalle decisioni dei fondi, di Assogestioni e Unicredit, rendendo l’assemblea tra le più determinanti degli ultimi anni.
Sul fronte Natixis si è limitato a ricordare che le consultazioni con i sindacati sono in corso e l’accordo definitivo sarà siglato dopo l’assemblea del 24 aprile. L’operazione però dovrà passare al vaglio del governo attraverso l’esercizio del golden power.
Venendo ai conti.
Donnet si presenterà davanti ai soci con la proposta di distribuire un dividendo per azione di 1,43 euro aumentato dell’11,7% rispetto allo scorso anno. La cedola più generosa è consentita da un 2024 che è stato chiuso con un utile netto normalizzato a 3,8 miliardi (+5,4%).
I premi lordi sono cresciuti a 95,2 miliardi (+14,9%): nel Vita i premi lordi sono stati 61,4 miliardi (+19,2%) e la raccolta netta ha raggiunto 9,7 miliardi, interamente concentrata nelle linee puro rischio e malattia e unit-linked, in linea con la strategia del gruppo. Mentre nel ramo Danni i premi sono stati pari a 33,8 miliardi (+7,7%) con un combined ratio al 94 per cento. I flussi di cassa netti disponibili a livello della capogruppo sono stati di 9,6 miliardi contro un target di oltre 8,5 miliardi, mentre i dividendi cumulativi sono stati di 5,5 miliardi, rispetto a un target compreso tra 5,2 e 5,6 miliardi.
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