L’eurocrate che siglò i contratti segreti sui vaccini ora invoca la «trasparenza»
Ursula von der Leyen (Ansa)
  • Sandra Gallina, delegata Ue, si accorge che le trattative furono opache. Chieda a Ursula von der Leyen di mostrare i messaggi col capo di Pfizer.
  • Berlino: «Stop alle dosi in consegna». Fiale in scadenza, richiami al palo: la Germania negozia per fermare le forniture fissate da Bruxelles per il biennio 2023-2024. «Impegno di spesa da miliardi di euro».

Lo speciale comprende due articoli.

Torna in mente un aforisma, erroneamente attribuito al Mahatma Gandhi: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci». E se non vinci, almeno ti danno ragione.

Vi ricordate Sandra Gallina? Era il capo negoziatore dell’Ue nelle trattative con Big pharma. L’eurocrate che doveva procurarci i vaccini anti Covid. E che mise il timbro sui contratti segreti con Pfizer & c. Contratti attorno ai quali permane ancora un alone di mistero, visto che persino gli stralci pubblicati erano pieni di omissis. Ecco, noi lo scriviamo da tempo immemore, che su quelle carte – e sulle trattative condotte con i produttori dei medicinali – occorrerebbe fare chiarezza. Venerdì sera, praticamente, l’ha ammesso pure lei. Folgorata sulla via di Bruxelles.

Ospite di Sky Tg24 – Live in Bergamo, la Gallina ha spiegato che lei è favorevole alla «trasparenza». Per essere precisi, ha sostenuto che «bisognerebbe veramente far la trasparenza sin dall’inizio». È l’unico errore che si rimprovera la donna alla quale Ursula von der Leyen aveva affidato un incarico tanto delicato, in una fase storica drammatica. Per il resto, un successo memorabile. L’esperta «laureata alla scuola interpreti» – così la schernì Roberto Burioni – ha dunque rivendicato «una cosa fantastica, segno di grande equità»: la Commissione stabilì di distribuire i vaccini «secondo la popolazione degli Stati membri» e non «secondo il reddito». Ne consegue che, tra i vertici europei, fosse balenata l’idea di far pagare di più le dosi ai Paesi con il Pil più elevato? Per averne la certezza, ci vorrebbe trasparenza sui processi decisionali in Europa…

Certo, la tirata di Gallina somiglia un po’ a quella di un marito che, dopo aver tradito la moglie, invoca una legge severa contro l’adulterio. O di un automobilista indisciplinato, che viaggia a 200 orari in autostrada e poi reclama multe salate per chi viola i limiti di velocità. Compiuta la marachella, sono tutti bravi a moraleggiare. Ergersi a paladini del controllo esercitato dall’opinione pubblica è facile, una volta che ogni possibilità di vigilanza esterna è stata già preclusa.

«Io», ha garantito Gallina, «non ho alcun dubbio» sul principio. Il problema è che «sono sottoposta a questo vincolo del segreto commerciale nei contratti». Suo malgrado, s’intende. Non possiamo mica fargliene una colpa: «Questo è stato un elemento che, nel momento del negoziato, dovete anche capire. Le case farmaceutiche non volevano parlare dei rispettivi contratti in modo aperto».

Dobbiamo capire: se cercavamo le dosi per salvarci la pelle, non potevamo pretendere di sottrarci alle condizioni imposte dalle aziende. Al che uno si domanda: ma a cosa serve l’Europa, con tutta la sua autorevolezza, con tutto il suo spirito solidale, se alla fine, a dettar legge, sono comunque le multinazionali? Bisognava scomodare Ursula e Gallina, per obbedire ai diktat delle compagnie?

Il passato è passato. Ma adesso, oltre a modificare gli accordi con Big pharma, alla luce della sovrabbondanza di fiale, si potrebbe svelare ciò che prima era coperto da clausole di riservatezza? Qualcuno ci dice quanto sono costati i vaccini? E per quale ragione abbiamo ordinato dieci dosi per cittadini Ue?

Ricevere risposte è arduo. La funzionaria Ue, incalzata sulla questione, ha alzato le mani: «Io non posso decidere, perché questa è una legge». Basta ci dica che è «sempre d’accordo per la trasparenza», affinché ci scordiamo delle eurobraghe calate al cospetto di giganti del farmaco, lontano dai riflettori? Se ci tiene sul serio alla limpidezza delle istituzioni, illustre Gallina, come mai non porta avanti tale nobile campagna? Una legge si può cambiare. E un conto è che, a insistere per la libera consultazione dei documenti, siano umili giornalisti; un conto è che si metta a tuonare il capo negoziatore dell’Europa. Anche se, a quanto pare, il contributo della signora Gallina è stato meno dirimente di quello dei messaggini della von der Leyen. A sbloccare le consegne delle fiale già promesse, nella primavera del 2021, intervenne difatti la numero uno della Commissione in persona. Prese in mano il telefono e tenne una fitta corrispondenza con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Soltanto che – la vedete, la trasparenza? – quelle conversazioni sono sparite. Ciò è stato riferito al difensore civico europeo, che aveva chiesto di consultarle. Nessuno le ha messe agli atti e Ursula le ha perse. Succede. E siccome è successo, perché, anziché chiocciare in tv a proposito del suo amore per la trasparenza, la Gallina non dà battaglia? Non sarebbe un atto di trasparenza rivelare cosa si sono detti von der Leyen e Bourla?

Su quella vicenda, è in corso un’indagine dell’Europrocura. Nel frattempo, l’ex capo negoziatore, in nome della trasparenza, potrebbe sollecitare il Ceo di Pfizer a farsi vivo con la commissione d’inchiesta sulla pandemia, messa in piedi dal Parlamento Ue. I deputati lo hanno invitato due volte e per due volte lui ha dato buca. La trasparenza, magari, non s’è potuta fare «sin dall’inizio», come avrebbe desiderato Gallina. Almeno, possiamo farla alla fine?


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